1
- 2 - 3
Fino all’ultimo dopoguerra,
gli uomini e le donne non hanno praticamente avuto possibilità
di scelta: generalmente ai primi veniva assegnato il ruolo di
Ulisse, alle seconde, loro malgrado, quello di Penelope. Il
movimento femminista ha portato avanti una critica feroce della
famiglia, considerata luogo di oppressione dell’individuo, ed
ha sottolineato la necessità di ridefinire le funzioni
e le relazioni familiari. Bisognava superare quella rigida divisione
dei ruoli, dove alla donna veniva delegato il compito di soddisfare
i bisogni materiali e affettivi della famiglia e all’uomo i
compiti esterni di lavoratore, produttore di reddito e garante
dei bisogni economici della famiglia.
Attualmente, invece,
secondo quanto riportato dalla stampa di settore, il mondo lavorativo
si sta sempre più femminilizzando, con conseguenti implicazioni
e cambiamenti di carattere sociale e personali. "La
sensibile crescita d’interesse da parte delle donne a svolgere
un’attività lavorativa fuori casa è certamente
una delle più rilevanti novità che hanno interessato
la società italiana negli ultimi vent’anni. Una realtà
che si è affacciata nel nostro Paese agli inizi degli
anni ’70, dopo una contrazione della partecipazione delle donne
al lavoro avvenuta nel decennio precedente e che era dovuta
prevalentemente al calo dell’occupazione agricola. La nuova
e progressiva entrata nel mondo del lavoro, dopo una parentesi
di declino, è stata massiccia: basti pensare che la crescita
dell’occupazione femminile in 15 anni è stata 10 volte
superiore a quella maschile" (D’Alessandro, 1996).
|
Partecipazione
femminile al mondo del lavoro (%)
|
| |
1973
|
1979
|
1983
|
1988
|
1989
|
1990
|
|
Italia
|
33,7
|
38,7
|
40,3
|
43,7
|
44,3
|
44,7
|
|
Francia
|
50,1
|
54,2
|
54,4
|
55,8
|
56,2
|
56,4
|
|
Spagna
|
28,7
|
27,7
|
27,8
|
32,5
|
32,8
|
33,3
|
|
Portogallo
|
32,1
|
57,3
|
59,1
|
59,1
|
59,7
|
61,0
|
|
Svezia
|
62,6
|
72,8
|
76,6
|
80,1
|
80,5
|
81,5
|
|
Norvegia
|
50,6
|
61,7
|
65,5
|
72,8
|
71,2
|
71,2
|
|
Finlandia
|
63,6
|
68,9
|
72,7
|
73,0
|
73,3
|
72,9
|
|
Svizzera
|
54,1
|
53,0
|
55,2
|
57,9
|
58,5
|
59,6
|
|
Inghilterra
|
53,1
|
58,0
|
57,2
|
63,7
|
66,8
|
67,4
|
|
Austria
|
48,5
|
49,1
|
49,7
|
53,7
|
54,3
|
55,7
|
|
Stati Uniti
|
51,1
|
58,9
|
61,8
|
66,9
|
68,1
|
68,1
|
|
Canada
|
47,2
|
55,5
|
60,0
|
66,6
|
67,4
|
69,1
|
|
Australia
|
47,7
|
50,3
|
52,1
|
59,0
|
60,8
|
62,1
|
Tabella 2: Tassi di partecipazione
femminile al mondo del lavoro (valori percentuali). Fonte OCSE,
citata in D’Alessandro, 1996.
Tale incremento femminile
nel mondo lavorativo è dovuto principalmente al consistente
ampliamento della domanda di lavoro del settore terziario: oggi,
infatti, vi lavorano 7 donne su 10 occupate. La rivista "The
Economist", rileva che nei prossimi anni, negli Stati
Uniti e in gran parte dei Paesi europei, le donne supereranno
il livello occupazionale degli uomini, grazie anche ad una espansione
proprio di quei settori con una maggiore occupazione femminile
(servizi informatici e computerizzati, assistenza sanitaria
e sociale, attività commerciali, ecc.).
Comunque, è opportuno
sottolineare che tale cambiamento occupazionale femminile non
è imputabile soltanto all’espansione della domanda che
si è avuta nel settore terziario, ma "un ruolo
influente sulla massiccia entrata delle donne nel mondo del
lavoro lo hanno avuto in realtà soprattutto i cambiamenti
socioculturali. Tra questi l’innalzamento dei livelli di istruzione
femminile è senz’altro il più importante, al punto
che oggi su 100 donne inattive solo 12 hanno un diploma e solo
una possiede una laurea. C’è poi stata una notevole riduzione
del numero dei figli per famiglia che ha anch’essa avuto un
suo peso sull’aumento progressivo della propensione femminile
al lavoro, poiché ha comportato per le donne un accorciamento
del periodo più gravoso di incombenze familiari, creando
con ciò i presupposti per progetti di vita meno centrati
sulla famiglia" (D’Alessandro, op.cit).
Bisogna comunque dire
che tali cambiamenti non hanno condotto inevitabilmente ad una
realtà idilliaca, infatti la condizione femminile in
Italia e nei Paesi occidentali presenta alcune contraddizioni
dato che, alla parità formale, non corrisponde ancora
il superamento delle discriminazioni comportamentali, culturali
e della disuguaglianza sostanziale sul piano economico ed occupazionale:
le donne risultano impiegate in mansioni di qualifica inferiore,
con scarse possibilità di carriera e una bassa retribuzione.
CONTINUA...
1
- 2 - 3
|