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A partire dai primi anni
’70, l’intero sistema di valori, costumi e dinamiche familiari
è andato incontro a notevoli trasformazioni. Il matrimonio,
fondamento della famiglia tradizionale, è divenuto un
rapporto sempre più fragile ed instabile e sempre meno
indispensabile per la procreazione. Il sociologo Filippi ha
giustamente notato come oggi non sia in discussione tanto la
famiglia, quanto piuttosto il matrimonio, e propriamente il
matrimonio come istituzione.
Risulta evidente come il
contesto socioculturale attuale non favorisca il vincolo matrimoniale,
non per altro si parla ormai comunemente di "démariage",
ossia di una società in cui la scelta matrimoniale non
è più una scelta di massa che segna un momento
di passaggio forte e di impegno sia a livello individuale e
sia a livello sociale. Il matrimonio è sempre più
visto solo come una possibile alternativa di vita, oppure, meglio,
come una tappa nel graduale processo di evoluzione e di realizzazione
personale. L’aumento dell’età media a cui ci sposa, oltre
ad essere indice di fattori economici (crescente difficoltà
occupazionale), sociali (allungamento dell’adolescenza e della
relativa convivenza presso il proprio nucleo d’origine), testimonia
come il matrimonio, oltre ad essere una scelta ponderata, sia
anche una scelta da rimandare a dopo un’altra serie di opzioni
personali: studio, realizzazione lavorativa, esperienze ludiche,
ecc.
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Età
media al 1° matrimonio
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Anno
|
Donne
|
Uomini
|
|
1992
|
26,6
|
28,8
|
|
1993
|
26,2
|
29,1
|
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1994
|
26,5
|
29,3
|
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1995
|
26,8
|
29,6
|
|
1996
|
27,2
|
29,9
|
Tabella 1: Età
media al matrimonio in Italia (anni 1992 – 1996).
Bisogna però dire
che, al di là delle motivazione concrete appena menzionate,
esiste nella popolazione giovanile una cultura della reversibilità,
in cui il timore di scelte irreversibili, come il matrimonio
e/o la procreazione, porta a procrastinare tali scelte o, addirittura,
a non farle affatto.
Fulcro di questi cambiamenti
è stata l’influenza esercitata sull’istituzione matrimoniale
dalle correnti emancipatrici emerse a livello sociale e culturale
negli ultimi 30 anni, come:
-
la diffusione di
una istruzione di massa;
-
il crescente numero
di donne che entrano nel mondo del lavoro ed il maggiore
accesso ai posti di potere;
-
la ristrutturazione
dei ruoli maschili e femminili;
-
l’aumento di libertà
di pensiero e d’azione individuale;
-
la deistitualizzazione
del matrimonio, che assume sempre più la forma
di un patto privato fra due persone;
-
lo svincolarsi della
coppia dai controlli morali della rete parentale e del
gruppo sociale di appartenenza;
-
l’aumento della
secolarizzazione dei valori in tutti gli aspetti del vivere
sociale.
Per quanto riguarda il cambiamento
dei ruoli maschili e femminili, è indubbio che due persone
prima di considerarsi coppia, genitoriale o non, principalmente
si sentono essere uomo o essere donna, dato che l’identità
di genere si sviluppa già nei primi anni di vita e ne
condiziona in maniera rilevante il processo evolutivo di ciascuno.
Espressione diretta della percezione della propria identità
di genere è l’esplicazione del proprio ruolo maschile
o femminile: ruolo che è fortemente influenzato, nonché
espressione, dal contesto sociale e culturale nel quale il soggetto
è parte.
Negli ultimi 30 anni il
modo di sentirsi uomo o donna, e quindi di rapportarsi come
partner dell’altro/a, stato influenzato da due importanti fenomeni
socioeconomici:
-
lo sviluppo dei
movimenti femministi, che ha condotto alla rimessa in
discussione delle idee e dei valori tradizionali sulla
famiglia e sul matrimonio;
e di conseguenza, anche
grazie al verificarsi di altri fattori sociali ed economici,
ha favorito
-
l’aumento del tasso
di attività nella sfera pubblica della popolazione
femminile
Queste trasformazioni hanno
indubbiamente investito i ruoli dei due sessi, i rapporti tra
uomini e donne, l’interazione tra genitori e figli e la funzione
stessa della famiglia. Oggi, infatti, a distanza di oltre due
secoli da quello che viene considerato l’atto di nascita del
femminismo, la "Declaration des droits de la femme",
che Olympe de Gouges presentò all’Assemblea Costituente
francese nel 1791, una donna non vede più nel matrimonio
lo scopo primario della propria vita, ma ha la possibilità
e tutta l’intenzione di fare carriera in campo lavorativo e,
prima ancora, di studiare secondo una propria preferenza personale.
CONTINUA...
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