La famiglia ...

LA FAMIGLIA CHE CAMBIA

[di Michele A. Farris]


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I recenti e sanguinosi fatti di cronaca di Reggio Emilia e di Chieri sottolineano in modo drammatico come l’essere famiglia o il non esserlo più può generare a livello individuale sentimenti di forte sofferenza emotiva, che in taluni casi sfociano in reazioni cruente e/o eclatanti, gesti che possono rappresentare una modalità per comunicare il proprio disaggio e il proprio malessere.Sono in costante aumento i delitti che si consumano in ambiente domestico, nel 2000 in Italia sono stati 213 le vittime in seno ai nuclei familiari, mentre nel 2001 le vittime sono state 226. Oltre 760 morti negli ultimi 8 anni e 70 suicidi compiuti generalmente dopo aver ucciso gli altri componenti familiari. Separazioni, divorzi, conflittualità coniugale e liti per l’affidamento dei figli si trasformano spesso in contrasti cruenti che arrivano fino all’omicidio. Nel 62% dei casi l’assassino risulta essere il marito e/o il padre, mentre le vittime sono quasi sempre le mogli e/o i figli. Comunque, se il più alto numero di omicidi si registra tra i coniugi, significativo risulta il tasso di omicidi compiuti dai figli nei confronti dei genitori (15,1%) e dei figli uccisi dai genitori (12,7%). Comprendere appieno le dinamiche che intercorrono all’interno di un sistema come quello familiare, in una società complessa e in continua evoluzione come la nostra, risulta essere una sfida per il mondo scientifico nonché politico–legislativo.
Attualmente la famiglia viene considerata un sistema complesso di relazioni multiple che interagiscono tra di loro. La famiglia diviene il laboratorio in cui si sviluppano forme di legame destinate a restare uniche verso altre persone, luogo in cui si mettono a punto prototipi di relazioni sociali da esportare nel mondo esterno, in cui i bambini sperimentano i primi conflitti sociali.
Fondamentale risulta considerare la struttura familiare secondo una prospettiva ecopsicologica che tenga conto, accanto ai fattori di ordine psico-comportamentali, anche del contesto sociale e culturale e del particolare periodo storico che si vive.
Fin dagli anni ’70 e ancor di più negli anni ’80 l’istituzione familiare è andata incontro ad una vasta e profonda ridiscussione sia sul lato personale che su quello sociale e culturale. “Gli studi hanno sottolineato la tendenza verso un restringimento del ruolo pubblico della famiglia per accordarle un ruolo di modello di connessione simbolica tra le generazioni; ovvero, la famiglia è sempre più valutata nell’orizzonte ristretto delle emozioni, dei sentimenti, degli affetti, come luogo di deistitualizzazione dei ruoli” (Malagoli Togliatti e Cotugno, 1996).
Non solo a livello relazionale la famiglia è andata incontro a continue modificazioni e ridefinizioni ma anche dal punto di vista strutturale, fattori d’altronde che sono fra loro in stretto e continuo interscambio. Vediamo come la conformazione familiare si è modificata negli ultimi vent’anni e quali ripercussioni tali cambiamenti hanno avuto a livello domestico e sociale.
Da un punto di vista demografico, come riportato nella “Relazione sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, 2000”, fin dagli anni ‘80 assistiamo ad un rilevante invecchiamento della popolazione italiana, principalmente dovuto, da una parte, all’aumento della vita media e, dall’altra, ad una contrazione della natalità. Il combinarsi di queste due tendenze ha portato, negli anni, la popolazione infantile, ossia dai 0 ai 14 anni, a rappresentare quote sempre più modeste, attestandosi nel 1999 sul 14,5% della popolazione totale, contro una media europea del 17%, collocandosi, così, per ultima nel panorama europeo. Tale fenomeno ha preso il nome di “rarefazione dell’infanzia”, per significare il loro venire sempre meno quantitativamente all’interno di una popolazione che gradualmente invecchia.
Oggi è del tutto evidente che i comportamenti procreativi degli italiani seguono modelli che non garantiscono la sostituzione tra le generazioni, come risulta dalla rilevazione della popolazione italiana.

 

 

Anni considerati

Fasce d’età

1991

1996

1997

1999

0 – 4 anni

4,8

4,7

4,6

4,8

5 – 9 anni

5,1

4,9

4,9

4,9

10 – 14 anni

5,9

5,1

5,0

5,0

15 – 17 anni

4,4

3,4

3,3

3,2

18 – 64 anni

64,4

64,8

64,8

64,6

Oltre 65 anni

15,3

17,1

17,4

17,7

Totale popolazione

 
56.778.031

 
57.460.977

 
57.563.354

 
57.612.615

 

Tabella 1: Popolazione residente in Italia per classe d’età (valori percentuali).

 

 

L’Italia ha un livello di fecondità tra i più bassi al mondo, appena 1,2 figli per donna, un valore decisamente inferiore ai 2,1 figli per donna che consentirebbe la sostituzione di una generazione con quella successiva.
La bassa fecondità e la conseguente contrazione delle nascite, in aggiunta all’allungamento della vita media hanno prodotto, oltre all’assottigliarsi del peso delle classi minorili, anche un maggiore peso demografico delle classi anziane. L’indice di vecchiaia – numero di persone con più di 65 anni per 100 minori di 0/14 anni – è in Italia oggi di 122, ovvero vi sono 122 anziani con più di 65 anni ogni 100 minori, mentre, in Europa, tale indice si attestava attorno ai 94 anziani ogni 100 minori della suddetta classe.

 

Annate

Indice di vecchiaia

1991

  96,6

1996

116,5

1997

119,4

1999

122,0

 

Tabella 2: Indice di vecchiaia in Italia (anni 1991 – 1999).

 

 Il consistente divario in questo indicatore è una ulteriore dimostrazione del fatto che il processo di denatalità, verificatosi nel nostro Paese a partire dalla metà degli anni ‘70, è stato particolarmente lungo e intenso. Allo stato attuale la popolazione residente in Italia risulta essere  in crescita, ma tale incremento è dovuto in gran parte alla popolazione straniera stabilitasi in Italia. Il numero di nati da almeno un genitore straniero è aumentato, negli ultimi anni, in maniera statisticamente rilevante: si sono ormai superate le 20.000 nascite l’anno, passando dall’1,7% dei nati del 1989 al 4,1% del 1995.
È importante sottolineare che tale denatalità non ha comportato soltanto una minore incidenza dei minori sulla popolazione complessiva, ma ha cambiato anche la struttura e la funzione della famiglia, o meglio, delle famiglie.

 

 

 

Annate considerate

1990

1994

1998

TIPOLOGIA FAMILIARE

Valore assoluto

% 

 

Valore assoluto

 

%

Valore assoluto

 

%

FAMIGLIE
SENZA NUCLEI:

4.409.000

21,7

4.739.000

22,9

4.907.000

23,2

• Una persona sola

4.409.000

21,7

4.739.000

22,9

4.907.000

23,2

FAMIGLIE CON UN NUCLEO:

15.666.000

77,2

15.654.000

75,8

16.038.000

75,7

• Coppie senza figli

3.818.000

18,8

4.073.000

19,7

4.414.000

20,8

• Coppie con figli

10.324.000

50,9

9.905.000

48,0

5.415.000

46,8

• Genitore con figli/o

1.524.000

7,5

1.676.000

8,1

1.709.000

8,0

FAMIGLIE CON PIU’ NUCLEI

209.000

1,0

272.000

1,3

244.000

1,2

TOTALE

20.284.000

100

20.665.000

100

21.189.000

100

 

v     Secondo l’ISTAT, il nucleo è l’insieme di persone quali una coppia con figli celibi o nubili, una coppia senza figli, un genitore solo con figli celibi o nubili; una famiglia può essere formata da un nucleo più altri membri aggregati, da più nuclei, o da nessun nucleo (es. persone sole, famiglie composte da due fratelli/sorelle, da un genitore con figlio/a separato/a, ecc.).

Tabella 3: Famiglie per tipologia.

  

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