|

PEDO-BUSINESS:
LE ORIGINI DI UN FENOMENO DI CRIMINALITA' TRANSNAZIONALE IN
COSTANTE ESPANSIONE.
[ di Leo
Stilo ]
|
L'aumento del numero di
reati perpetrati attraverso lo sfruttamento sessuale di minori
ha profondamente sconvolto l'opinione pubblica[1] provocando un
accrescimento dell'attenzione verso un problema che appare sempre
meno consumato nel buio di una solitaria e personale deviazione
sessuale e sempre più un fenomeno di vaste dimensioni che
vede coinvolte organizzazioni criminali complesse e fornite di
strutture "cellulari" a carattere transnazionale[2].
Al fenomeno di violenza
diretta sui minori (dal singolo episodio criminale al "turismo
sessuale" verso paesi ricchi di povertà e miseria)
si affianca quello concernente il mercato clandestino di materiale
pornografico realizzato attraverso lo sfruttamento sessuale di
minori.
Questo mercato desta, più
di altri, un particolare interesse alla luce dell'enorme volume
d'affari che riesce a generare attraverso l'utilizzo di Internet
e delle nuove tecnologie informatiche.
L'enorme diffusione delle
reti telematiche, tra tutte internet, sempre più intese
come insostituibili strumenti di lavoro e utili momenti di distrazione,
ha favorito la nascita di organizzazioni criminali dedite a diversi
tipi di attività illecite di carattere transnazionale3.
Tra queste attività
un ruolo rilevante è occupato dalla commercializzazione
di materiale pedo-pornografico.
La possibilità di
scambiare informazioni in modo veloce, riservato e per molti versi
anonimo, infatti, ha costituito l'elemento chiave che ha persuaso
diverse organizzazioni criminali, a preferire come fonte privilegiata
di reperimento e commercializzazione del materiale illecito la
Rete delle reti.
Per avere unidea
concreta delle attuali dimensioni di questo preoccupante fenomeno
è sufficiente esaminare brevemente alcuni dati estrapolati
dal Report annuale 2003 dellassociazione Telefono
Arcobaleno che mettono in evidenza la crescita, ad un ritmo sconcertante,
della presenza di siti pedofili in Internet[4].
A questo triste primato
ha contribuito in modo determinante anche lItalia in cui
nellanno appena trascorso sono stati denunciati, dalla predetta
associazione, ben 423 siti[5] contenenti materiale pedo-pornografico;
questi risultati collocano il nostro Paese, anche per il 2003,
alla quinta posizione nella classifica mondiale[6] degli Stati
con maggiore concentrazione di siti di contenuto pedo-pornografico
denunciati. Inoltre, è utile constatare che allaumento
dei siti con contenuti pedofili corrisponde un altrettanto
grave aumento dei siti legati al c.d. pedo-business (13.302 denuncie
nel 2003), cioè di siti che utilizzano il suddetto materiale
pornografico per fini esplicitamente commerciali[7], andando così
notevolmente ad incrementare il volume di affari di un mercato
in netta ed evidente espansione.
Dalle dimensioni citate
si può facilmente dedurre il motivo per il quale imponenti
organizzazioni criminali, articolate e ben attrezzate, si siano
decise ad interessarsi a tale settore e ad acquisire in esso posizioni
di vertice.
Lo sviluppo delle nuove
tecnologie consente, infatti, di distribuire il materiale illecito
con estrema facilità e con costi irrilevanti in rapporto
al giro d'affari di un mercato che si presenta già ad un
superficiale studio di settore estremamente redditizio.[8]
A quanto rilevato si aggiunge
lestrema facilità, sotto il profilo tecnico ed economico,
con cui è possibile creare e gestire siti web dislocati
in qualunque luogo della Terra e attraverso cui è possibile
scambiare o semplicemente reperire, in modo anonimo, materiale
pornografico realizzato sfruttando minori.
Tuttavia, è opportuno
precisare che con quanto riferito non si vuole affermare l'attuale
inesistenza di un mercato che può essere definito, in rapporto
a quello on-line, cartaceo ma si vuole solo evidenziare come oggi
questa seconda "fonte" sembra destinata ad esaurirsi,
o comunque divenire un fenomeno marginale, rispetto all'oceano
di materiale pornografico reperibile "comodamente" in
Rete.
Internet diviene, quindi,
un luogo privilegiato in cui i soggetti interessati a questo tipo
di materiale possono, anche grazie all'uso di un vero e proprio
linguaggio convenzionale che si è andato formando nel corso
del tempo, scambiarsi ad esempio immagini e filmati in forma più
o meno riservata.
Tra i tanti canali di comunicazione
spiccano quelli rappresentati dalle chat-room, dal software di
tipo p2p o dagli altri luoghi telematici in cui è
possibile non solo inviare e ricevere materiale pedo-pornografico,
ma anche tentare di adescare le future giovani vittime[9].
Questultima tragica
ipotesi impone di compiere unaltra breve ricognizione su
alcuni dati statistici che manifestano il sensibile aumento delluso
di internet da parte di soggetti sempre più giovani. Basti
pensare che il numero dei ragazzi, di età inferiore ai
18 anni, che utilizza in Europa la Rete è quantificabile
in più di 13 milioni e di questi almeno 4 milioni hanno
meno di 12 anni (i dati sono di fine agosto 2003) [10].
Da questa prima constatazione
si deduce che la crescita delluso di internet da parte dei
ragazzi è in sensibile aumento (+27% nellultimo anno)
e in particolare che questa crescita eccezionale riguarda proprio
la fascia di età sotto i 12 anni.
Per quanto riguarda lItalia,
nel terzo trimestre 2003 sono stati più di 1,7 milioni
i minori, di età inferiore ai 18 anni, che hanno usato
internet e di questi circa 540 mila avevano meno di 12 anni e
1,2 milioni avevano più di 12 anni. Per valutare appieno
il mutamento generazionale che è in via di realizzazione
allinterno della compagine dei fruitori della Rete bisogna
considerare, accanto al fenomeno dellaumento dei piccoli
navigatori di età inferiore ai 12 anni, anche laumento
del tempo medio che gli utenti dai 12 ai 18 anni trascorrono online[11]
.
Lanalisi congiunta
degli studi statistici relativi al numero dei siti contenenti
materiale pedo-pornografico e di quelli relativi alletà
dei giovani utilizzatori della rete mette in evidenza lesigenza
non più procrastinabile di porre mano alla legislazione
penale in materia per tentare nuove strategie di lotta alla pedofilia
telematica, visto che lattuale disciplina, nel concreto,
si è rivelata inadeguata al suo compito.
|
Per approfondimenti si rinvia agli articoli
della sezione di crimine informatico:

NOTE
[1] C. SARZANA DI S. IPPOLITO, Informatica,
internet e diritto penale, II edizione (riveduta, corretta ed
ampliata), Milano, 2003, 379: «La pubblicizzazione dei gravissimi
reati commessi nell'ambito sessuale nei confronti dei minori ha
rinfocolato in Italia e nel mondo il dibattito sul perseguimento
di comportamenti di tipo pedofilo nelle reti telematiche. A questo
proposito va ricordato che l'argomento relativo alla diffusione
di contenuti illegali o dannosi su Internet, è da tempo,
con specifico riguardo alla pornografia minorile per via telematica,
all'attenzione delle maggiori organizzazioni internazionali (Unione
Europea, OCSE, Consiglio d'Europa, Nazioni Unite) che si sono
occupate o si stanno occupando attivamente del problema».
[2] STILO, L'influenza delle nuove tecnologie
informatiche sull'originale archetipo "criminalità
organizzata", in Diritto della Gestione Digitale delle Informazioni,
"Il Nuovo Diritto", n. 4, 2003, 17: «Le tecnologie
informatiche, influenzando la vita dei soggetti comuni che in
esse trovano nuovi modi di comunicare e lavorare, hanno contribuito
a mutare sostanzialmente i vecchi archetipi organizzativi delle
strutture criminali. Gli effetti di queste influenze si sono avvertiti,
in modo immediato, sul piano della realizzazione e della messa
in atto dell'intento criminoso e, in modo mediato, sulla stessa
struttura organizzativa che si è dovuta adattare alle diverse
"urgenze" create dall'esigenza di perseguire ed ottenere
nuovi e più incisivi risultati. Per quanto riguarda il
primo aspetto, si assiste ad una rivoluzione copernicana del classico
rapporto che lega la criminalità organizzata al territorio,
classico oggetto di dominio diretto e tangibile. Per quanto riguarda
il secondo punto, si assiste all'abbandono delle vecchie e monumentali
strutture verticistiche non più idonee, in una società
in cui tutto si muove ad estrema velocità e dove le stesse
forze dell'ordine controllano in modo efficace le principali autostrade
dell'informazione, a garantire la sopravvivenza del gruppo criminale.
La criminalità organizzata, nelle sue varie e mutevoli
forme, si è, necessariamente, adattata ad un nuovo tessuto
sociale ed economico che pone al centro dei propri interessi una
nuova fonte di ricchezza, simbolo essa stessa di nuova era: l'informazione».
[3] Sullargomento in esame, di particolare
interesse appare il capitolo XII "Criminalità organizzata
e computers", dell'opera di C. SARZANA DI S. IPPOLITO, Informatica,
internet e diritto penale, op.cit., 83. Linsigne Autore
rileva: « (omissis) da tempo negli Stati Uniti esperti e
studiosi hanno richiamato l'attenzione del pubblico sul fatto
che la criminalità organizzata sta rivolgendo la sua attenzione
all'area dei computers. (omissis). La tesi svolta dagli investigatori
è che il crimine organizzato deve entrare nell'area dell'elettronica
se vuole mantenere i suoi profitti. Almeno in California il computer
crime, infatti, era divenuto "the most lucrative form of
theft" con una percentuale media di guadagno di 450.000 dollari
per crimine. Va segnalato inoltre che la criminalità organizzata
sta informatizzandosi sia allo scopo di gestire meglio i propri
affari (traffico di droghe, scommesse illegali, prestiti usurari,
sfruttamento della prostituzione, riciclaggio di denaro, pornografia
e pedofili, ecc.) sia allo scopo di eludere le indagini di polizia».
[4] Lincremento rispetto ai dati
rilevati dallo stesso ente nel 2002 è di oltre il 70%.
[5] Il primato per l'ISP/Host con maggiore
concentrazione di siti pubblicati spetta in Europa a LIBERO.IT
con 284 siti, mentre nel mondo spetta al Brasile con terra.com.br.
Tuttavia, la più alta concentrazione di ISP/HOST che superano
i 500 siti spetta agli Stati Uniti.
[6] La triste classifica dei siti denunciati
vede: al primo posto gli Stati Uniti con 10.503 siti; al secondo
posto la Corea del Sud con 1.353 siti; al terzo la Russia con
1.232 siti, al quarto il Brasile con 1.210 siti.
[7] La fonte utilizzata è il Report
2003 dellAssociazione Telefono Arcobaleno sul monitoraggio
della pedofilia su internet.
[8] POMANTE, Internet e Criminalità,
Torino, 1999, 226: « Per comprendere appieno l'interesse
che le organizzazioni criminali hanno cominciato a rivolgere all'informatica,
è sufficiente riflettere sulla circostanza che, nel decennio
1982-1992, l'attività della criminalità organizzata
ha subito un deciso spostamento dai settori tradizionali verso
i nuovi settori dell'informatica e della telematica. La mafia,
anch'essa terziarizzata, è divenuta una società
di servizi finanziari che ha adeguato le proprie logiche a quelle
economiche della società dell'informazione...(omissis)...la
criminalità organizzata ha dunque assunto una nuova fisionomia,
sovranazionale e informatizzata.".
[9] STRANO, Nuove tecnologie e nuove forme
criminali, (Intervento alla Cybercrime International Conference,
Palermo, 3, 4, 5 ottobre 2002) in Polizia di Stato [www.poliziadistato.it]:
«
una serie di studi, centrati soprattutto su soggetti
di basso profilo criminale, che stanno mostrando come
la percezione del crimine, in ambiente digitale, possa risultare
talvolta notevolmente distorta. In tali ricerche si rileva una
certa difficoltà da parte di alcuni soggetti nell'identificare
il limite che separa la realtà dal virtuale o una ridotta
capacità dinamica di tornare velocemente in una situazione
di realtà dopo una certa permanenza in una fase di virtualità,
e tale difficoltà assume rilevanza in Criminologia in special
modo nello studio della fase di percezione, distinzione e valutazione,
da parte dell'autore di un crimine, degli effetti provocati con
il proprio comportamento.(omissis) Ad esempio, in alcuni casi
di pedofilia on-line, le modalità di approccio dei pedofili
nelle chat line evidenziano una netta sottostima dei rischi di
essere scoperti rispetto alle modalità di approccio classico
del mondo reale. Tale circostanza potrebbe costituire un fattore
disinibente per taluni soggetti e in un certo senso una facilitazione
per il passaggio allatto.
[10] Il titolo dellindagine da cui
sono stati tratti i dati è Kids on the Web,
realizzata da Nielsen//NetRatings in collaborazione con ACNielsenCRA.
Le statistiche sono state redatte basandosi sullesame di
8 paesi europei (UK, Germania, Francia, Italia, Spagna, Olanda,
Svezia e Svizzera).
[11] In media
un ragazzo dai 12 ai 18 anni è passato da un totale di
8 ore e 30 minuti di navigazione nel 3° trimestre 2002 alle
11 ore e 30 del 3° trimestre 2003.
|

|