Sommario: 1.
Introduzione ad un problema giuridico; 2. Internet: crocevia di
dati personali; 3. L'economia di mercato: "terreno di coltura"
di un parassita digitale; 4. Dal "brodo primordiale" della
distribuzione del software in Rete nasce una particolare moneta
di scambio: i dati personali; 5. Un moderno enigma giuridico di
nome "spyware"; 6. Spyware: argomenti contro una pratica
commerciale illegale.
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1. Introduzione ad un problema giuridico
Come una micidiale arma stealth il software
spyware[1] si muove all'interno del "computer bersaglio"
pronto a colpire, inviando dati ed informazioni a sconosciuti
ricevitori in perenne ascolto nella rete, all'insaputa dell'ignaro
internauta.
La sua azione è velata dalla normalità
e dalla genericità delle quotidiane operazioni compiute
utilizzando l'elaboratore elettronico.
Questa quotidianità rappresenta
l'unico schermo conoscibile e visibile da un operatore comune",
dotato di una cultura informatica generalmente limitata ed indirizzata
ai programmi applicativi più comuni; vale a dire all'utente
medio le cui conoscenze informatiche sono strettamente legate
alla propria attività lavorativa e ad uno o più
determinati interessi personali (videogiochi, programmi di grafica,
editor di varia natura, lettori MP3...) .
Il buio che circonda questi piccoli e silenziosi
programmi informatici impone di svolgere alcune riflessioni in
merito :
1. ai beni oggetto della ricerca da parte del software
spyware;
2. alle modalità tecniche ed informatiche
attraverso cui i predetti strumenti concretamente operano[2];
3. alle implicazioni sociali e giuridiche
che ruotano attorno al rapporto software-house / utilizzatore
finale del programma informatico ospite del "parassita"
spyware.
2. Internet: crocevia di dati personali
Il primo momento da analizzare è
quello relativo alla ricerca dei beni di cui il software
spyware è in perenne e spasmodica ricerca.
La diffusione di Internet pone allo studioso
e al pratico del diritto alcuni difficili quesiti che diventano
enigmatici nel momento in cui si considera questa nuova espressione
della tecnologia informatica in rapporto alla tutela dei dati
personali.
Internet nasce come una struttura libera e si sviluppa con estrema
capillarità, trovando sempre maggiori consensi, proprio
grazie a questo suo carattere di luogo dove poter condividere,
gratuitamente, informazioni di varia natura.
Il problema nasce nel momento in cui questa
estrema libertà si pone in rapporto con il diritto a vedere
tutelati i propri dati personali presenti in rete che, per vari
motivi, potrebbero essere utilizzati e sfruttati per scopi ignorati
dal legittimo titolare.
La diffusione di questa realtà rende
evidente, con tratto grave, la difficoltà di perimetrare
i confini che intercorrono tra la libertà di inviare/ricevere
e cercare/trovare informazioni, da un lato, e la tutela della
riservatezza della persona e dei dati ad essa appartenenti, dallaltro.
La vasta zona dombra è provocata
dal conflitto, difficilmente risolvibile con gli attuali strumenti
giuridici, tra due contrapposte esigenze, entrambe meritevoli
di interesse e protezione da parte dellordinamento giuridico[3]:
1. lestremo vantaggio economico,
sociale e culturale che la libera circolazione delle informazioni
riesce a produrre;
2. lestremo rischio della riduzione
del singolo individuo ad un ritratto virtuale ottenuto dal rinvenimento
e dal trattamento di dati personali sparsi per la rete o ottenuti,
in vario modo, dal soggetto[4].
Il rischio di non poter controllare lutilizzo dei dati personali
inseriti nella rete è congenito alla stessa natura dello
strumento Internet.
Uno sguardo allanatomia della rete
delle reti può aiutare a comprendere la sua intrinseca
insicurezza[5].
La caratteristica principale di Internet
è quella di essere una rete aperta in cui tutti possono
connettersi, per i fini più vari, introducendo e/o estraendo
informazioni.
I dati personali inseriti per scopi determinati
e conosciuti dallutente, in tempi e situazioni diverse,
possono essere facilmente rintracciati grazie allutilizzo
di numerosi e sempre più specializzati motori di ricerca.
I dati, una volta inseriti nella rete,
si distaccano dal fine per il quale sono stati generati e acquistano
una vita propria, potendo essere richiamati ed ordinati a seconda
dellinterrogazione che il procacciatore di informazioni
propone, tramite i motori predetti, alla rete.
Inoltre, i legami ipertestuali con cui
è possibile passare da un sito allaltro, portano
con sé un vassoio di dati ed informazioni sui nostri gusti
ed interessi utili ai gestori del sito o del servizio ed utilizzabili
per scopi ignorati dallutente che li ha generati.
La profilazione dellutente, ossia la messa in
evidenza delle linee costituenti gli interessi di ogni singolo
utilizzatore della rete, induce a compiere alcune riflessioni.
«Tuttavia, è soprattutto nellambito
delle indagini di mercato che la tecnica dei profili conosce una
delle più significative e proficue applicazioni. Lelaborazione
delle strategie di marketing registra anzi uno dei suoi momenti
cruciali proprio nella definizione di profili di consumatori-tipo.»[6].
In estrema sintesi, la profilazione consente
un duplice vantaggio:
1. tramite lelaborazione di alcuni
dati (ad esempio: età, sesso, titolo di studio, professione,
gusti personali ) il produttore riesce ad orientare la produzione
sulla base del risultato scaturente da tali indagini, ottenendo
una migliore allocazione delle proprie risorse conoscendo in anticipo
i gusti, gli interessi e le probabili reazioni al prodotto dei
consumatori bersaglio;
2. ottenere un incremento delle vendite
tramite una pubblicità mirata e quanto più personale
possibile, ritagliando i messaggi di promozione dei propri prodotti
sul profilo del destinatario futuro e probabile acquirente.
La profilazione dellutente telematico «sembra rispondere
allattuale trasformazione del sistema di produzione e distribuzione
delle merci, da sistema prevalentemente di produzione di massa
a sistema di personalizzazione i massa»[7].
Le nuove dinamiche del mercato sono sempre
più dirette alla ricerca di beni corrispondenti alle esigenze
dei singoli e sempre meno segnate dallanalisi dei gusti
di una massa informe e non definita.
Lincisività di questi nuovi approcci commerciali
è direttamente proporzionale al grado di pianificazione
utilizzato nellelaborazione del piano pubblicitario di attacco
ai possibili clienti.
Lelemento necessario e discriminante
in tali pianificazioni è rappresentato dal numero e dalla
qualità delle operazioni di archiviazione, elaborazione
e catalogazione di dati utili.
Internet, assieme ad altre espressioni
delle nuove tecnologie, ha notevolmente contribuito a rendere
meno onerose le operazioni di raccolta e gestione delle informazioni
necessarie alla creazione di un profilo del consumatore tipo
del prodotto da commercializzare.
Una seconda caratteristica della rete è data dalla sua
congenita indole interattiva.
Internet necessita, a differenza della
radio o della televisione, di una partecipazione attiva dellutente
che ne solleciti lattivazione e ne provochi la produzione
di notizie.
E lutilizzatore del servizio
a scegliere lindirizzo dei propri interessi e della propria
curiosità interagendo con la rete e con le informazioni
in essa contenute.
Questo rapporto biunivoco navigatore -
Internet / Internet - navigatore produce esso stesso delle nuove
informazioni che molto spesso vengono archiviate ed elaborate.
Un soggetto che visita quotidianamente, ad una determinata ora
del giorno, un particolare sito richiedendo la visualizzazione
di un certo tipo di informazioni è una fonte preziosa di
dati (ad esempio: ogni mattina, esclusi i festivi, alle 9:30 circa,
il sito di una rivista on-line di sicurezza informatica viene
sollecitato a visualizzare, sempre da uno stesso utente, le informazioni
relative ai virus e worm presenti in prima pagina).
Queste comuni e frequenti situazioni possono
rappresentare, per un fornitore di servizi sulla rete, una proficua
serie di informazioni utili al fine di modellare ed integrare
la propria attività sul cliente bersaglio ed eventualmente
rendere la pagina web, estrinsecazione virtuale della sua attività,
una vetrina appetibile ad altre e diverse attività commerciali
che si rivelano, dallelaborazione dei dati così ottenuti,
interessanti per quel tipo, determinato, dutente.
In questa breve panoramica introduttiva al difficile rapporto
tra la tutela dei dati personali ed Internet si deve ricordare
il carattere internazionale della rete.
Non solo non ci sono frontiere, ma la stessa
distanza fisica da un luogo allaltro del mondo non rappresenta
più un problema perché è virtualmente superata
dalle nuove tecnologie.
Per questo motivo, nella rete, spesso la
scelta della via idonea a congiungere due punti non è quella
fisicamente più breve; è probabile, infatti, che
un messaggio inoltrato da Roma e diretto a Firenze transiti per
un vettore che si trovi a Parigi o a Washington.
Lultima caratteristica che viene
sottolineata come rilevante da uno studioso del fenomeno, POULLET,
è la molteplicità di operatori che operano nella
rete.
Un esempio concreto, ancora una volta,
può essere utile per far percepire lo scenario: su Internet
una attività relativamente semplice, si pensi allacquisto
di un bene, coinvolge un numero di soggetti generalmente superiore
alla norma; infatti, si possono aggiungere al venditore e ai normali
vettori: la società di cyber marketing, il fornitore
dellaccesso e quello del servizio Internet
Si ricordi,
infine, che ogni singolo soggetto coinvolto in questa semplice,
ed allo stesso tempo complessa, transazione commerciale può
raccogliere, archiviare ed eventualmente elaborare e cedere dati
relativi agli utenti coinvolti.
Appare chiaro a questo punto che la rete
può generare dei dati anche allinsaputa dellutente
attraverso un rilevamento costante dei suoi spostamenti.
Oltre a ciò, accanto a queste fonti
di raccolta più o meno visibili ve ne sono altre totalmente
invisibili alle persone meno esperte e smaliziate[8], legate in
particolare allesistenza dei c.d. cookies, briciole di informazione
che inviate al nostro mezzo di navigazione consentono ad un certo
sito web di riconoscere lutente e i suoi movimenti rilevando
costantemente gusti ed abitudini.
I cookies svolgono unimportante,
ed in alcuni casi insostituibile, funzione nel rapporto che si
instaura tra utente e un determinato sito; si pensi ad esempio
ad un collegamento-dialogo che si trovi già ad un punto
avanzato e che venga interrotto per un qualsiasi motivo: calo
di tensione elettrica o semplice caduta della linea.
Grazie a questi strumenti il sito, nei
casi in cui tenga memoria delle operazioni predette, riconosce
lutente e le operazioni possono riprendere dal punto interrotto.
Per concludere questo breve ed incompleto discorso introduttivo
si vuole tentare di delineare, solo per punti, la fenomenologia
dei dati personali potenzialmente presenti e generati in Internet
[9] di cui i produttori e gestori di spyware sono alla costante
ricerca.
I primi dati personali che sono consegnati,
in alcuni casi ceduti come prezzo per il servizio,
da un navigatore della rete sono quelli relativi agli
abbonamenti ai diversi servizi di accesso ad Internet che vengono
dai gestori ordinati in banche dati.
Lelenco degli abbonati contiene,
normalmente, i dati anagrafici e lo username, un codice di identificazione
assegnato al singolo utente in cui non vi sono particolari restrizioni,
almeno per le notizie di carattere generale, al suo accesso.
In stretto rapporto con questo primo livello
di informazioni vi è un secondo livello: larchivio
password, parole dordine e codici daccesso.
Questo secondo archivio o livello di informazioni
non è accessibile al pubblico, perché è proprio
grazie alla combinazione dellinserimento contestuale di
username e password che il gestore del sistema consente allutente
di accedere ad Internet o ai servizi di cui è fornitore.
Agli archivi, o livelli di informazioni,
predetti se ne aggiunge un altro: quello dei log, registrazioni
automatiche dei principali dati relativi ai collegamenti ed alle
attività svolte durante la connessione/navigazione.
I log generati possono essere anche molto
minuziosi e per questo è necessario un attento controllo
ed una forte limitazione dellutilizzo degli archivi in cui
tali informazioni vengono custoditi.
«Viene comunemente chiamato data
log il registro elettronico tenuto dagli Internet provider e dal
quale è possibile risalire
allidentità
dei soggetti che utilizzano la rete soprattutto nel caso, in cui,
attraverso la rete, siano consumati fatti illeciti (sia sotto
il profilo civilistico sia sotto quello penalistico), onde trasmettere
tali informazioni allautorità giudiziaria o, comunque
, per esimersi da responsabilità civile nei confronti dei
terzi»[10].
Una seconda serie di dati è quella
relativa alle informazioni personali contenute allinterno
della posta elettronica (electronic mail ).
«La posta elettronica consiste nella
trasmissione di messaggi asincroni ad personam. Ogni soggetto
dotato di una casella elettronica ha un indirizzo al quale i vari
computer servitori delle reti (server), dopo aver fatto rimbalzare
il messaggio da un punto allaltro della rete, fanno arrivare,
in modo automatico, i messaggi indirizzati a tale utente»[11].
Altri dati personali sono contenuti allinterno
del world wide web e delle newsgroup.
La riflessione conclusiva coinvolge tutte
le nuove tecnologie digitali che basano la loro stessa esistenza
sulla gestione di informazioni e dati: le tracce che tutti noi
lasciamo muovendoci ed operando fisicamente (percorrendo l'autostrada,
utilizzando la carta di credito, il bancomat e il telefono cellulare...)
o "virtualmente" nella rete (dando e ricevendo informazioni
in modo volontario o involontario; richiedendo e concedendo l'utilizzo
di una serie di dati personali oppure semplicemente consultando
determinate notizie piuttosto che altre...) potrebbero rappresentare
un terreno difficile da controllare per le organizzazioni giuridiche
statali ed internazionali.
Per questo occorre formare e diffondere
una nuova coscienza e una diversa concezione delle responsabilità
legate alla gestione delle informazioni.
Tali realtà non dovranno essere
limitate entro i rigidi e vetusti confini nazionali, troppo stretti
ed angusti per mezzi completamente slacciati dalla dimensione
territoriale, ma proiettate verso una visione globale della società
umana.
Il giurista, in questepoca di grandi
sconvolgimenti tecnologici, deve prepararsi ad un complesso ed
affascinante lavoro di ricerca e di sperimentazione.
La necessità di adattare vecchie
norme alle nuove esigenze e di progettare sistemi innovativi di
regolamentazione, controllo e repressione rappresentano le principali
preoccupazioni dei legislatori di tutto il mondo.
Con Internet, in particolare, si riassapora
la modernità di un vecchio insegnamento contenuto, come
in una macchina del tempo che lo preserva sempre attuale, nella
celebre frase «ubi societas, ibi ius».
Non comprendere, fino in fondo, la natura
e le modalità operative dei rapporti che nascono in queste
nuovo tessuto sociale vuol dire, in realtà, abbandonare
la società globale, virtualmente già nata e operante
sulla rete, alla terribile e primordiale legge di natura,
dove il più forte detta le regole che gli altri, i più
deboli, sono costretti ad osservare e subire.
Nel vuoto di tutela e di controllo, ad
esempio, le organizzazioni criminali sempre più attrezzate
con supporti tecnici e conoscenze informatiche potrebbero inserirsi
al fine di operare fuori da ogni possibile controllo, ricostituendo
così virtualmente quello che lordinamento giuridico
statale gli ha sottratto fisicamente: un territorio feudale dove
poter liberamente ideare, progettare e realizzare i propri interessi.
Il ruolo del territorio, un tempo scenario
fisico necessario per qualunque tipo di dinamica sociale ed economica,
diviene sempre più marginale.
Alla luce dello scenario che questo breve
scritto ha tentato di illustrare, purtroppo necessariamente solo
per punti, occorre, anche se a piccoli passi, prendere coscienza
di un fenomeno destinato ad estendersi sempre più in profondità
nella società, che entra nella vita di tutti non bussando
delicatamente alla porta e chiedendo il permesso di entrare, ma
sfondando ogni barriera fisica posta davanti al suo cammino, coinvolgendo
tutti e tutto.
3. L'economia di mercato: "terreno di coltura" di
un parassita digitale.
Il secondo momento da analizzare è
quello relativo alla genesi storica del software spyware.
La semplificazione delle modalità
relazionali uomo/computer è stata dettata principalmente
dalla necessità di aumentare il bacino di possibili utilizzatori
delle predette apparecchiature elettroniche (tutt'altro che semplici
da utilizzare al loro primo apparire).
Questa spinta del mercato ha dato il via
a tutta una serie di ricerche tese all'ideazione e alla realizzazione
di supporti software che offrissero all'utente un'interfaccia
sempre più semplice da utilizzare.
Per realizzare ciò i rapporti tra
l'uomo e la macchina da diretti, o quasi, divennero sempre più
mediati da sovrastrutture che si moltiplicarono proporzionalmente
alla semplicità ed intuitività della suddetta comunicazione.
La fortuna di alcuni software è
legata, infatti, all'intuitività dell'interfaccia utilizzata
per comunicare con l'utente più che all'affidabilità,
alla sicurezza ed alla stabilità dello stesso programma.
Inoltre, la necessità di risparmiare
un'ingente quantità di tempo, semplificando operazioni
complesse, ripetitive e poco creative riducendole ad un semplice
"click" o facendole eseguire in modalità automatica,
ha portato con sé la necessità di far compiere all'elaboratore
elettronico tutta una serie di compiti in modalità invisibile
all'utente.
La comunicazione con l'elaboratore diviene
sempre più "mediata" da una serie di programmi
che si occupano di semplificare la vita all'utente finale, permettendo
di utilizzare apparecchiature complesse attraverso software intuitivi
e che richiedono un breve "rodaggio".
Nello stesso periodo in cui i processi
di semplificazione della comunicazione uomo/computer andavano
evolvendosi, il mercato dei prodotti commerciali scoprì,
come indicato nel primo paragrafo, l'efficacia di una pubblicità
"digitalmente" mirata.
Grazie a questa scoperta, rivoluzionaria nel suo genere, si abbandonò
il c.d. sistema pubblicitario di "sparare nel mucchio",
per affidarsi a sistemi nati ai piedi delle nuove tecnologie e
caratterizzati dal fatto di basare la loro peculiare incisività
su un complesso lavoro di reperimento, archiviazione ed elaborazione
di informazioni relative ai gusti ed alle abitudini personali
del campione "bersaglio".
A quest'ultimo, infatti, si dovranno offrire,
su un piatto preconfezionato, i vari prodotti commerciali che
esso stesso inconsapevolmente suggerisce di offrire alla sua attenzione.
La produzione "personalizzata di massa"
è ormai una realtà che tende sempre più a
soppiantare una "produzione di massa" che inizia a presentare
un conto troppo salato in rapporto alle nuove procedure pubblicitarie
basate sulla profilazione elettronica del consumatore (bersaglio)[12].
Infine, un terzo elemento deve essere considerato
rilevante per la comprensione del fenomeno spyware: la nascita
di particolari e recenti modalità di distribuzione dei
programmi informatici adottate dalle case produttrici di software
freeware, shareware, adware, trial version
[13]
Nel momento in cui la semplificazione dei
meccanismi di comunicazione e la tendenza all'utilizzo commerciale
delle informazioni personali si trovano ad interagire con queste
nuove forme di distribuzione commerciale dei programmi nasce e
si diffonde il software "spyware".
4. Dal "brodo primordiale" della distribuzione del
software in Rete nasce una particolare moneta di scambio: i dati
personali.
Sin dai primi anni della diffusione di
Internet l'utente medio aveva a disposizione strutture di comunicazione
sufficientemente potenti; tuttavia, le maggiori carenze si avvertivano
nel settore dello sviluppo di quelle infrastrutture idonee ad
utilizzare al meglio le potenzialità tecnologiche già
presenti nella vita privata e professionale[14].
Numerosi servizi, si pensi alla posta elettronica,
non erano facilmente utilizzabili a causa della carenza strutturale
di programmi, c.d. applicativi, capaci di semplificare e valorizzare
tali potenti strumenti.
«Molti programmatori-navigatori spinti
dall'insufficienza degli applicativi e dalla speranza non tanto
di ricavare vantaggi finanziari, quanto di riuscire ad ottenere
il plauso e il rispetto del "popolo della rete" per
l'eleganza e la potenza con cui il loro programma risolveva un
particolare problema, si cimentarono nella creazione di nuove
applicazioni che semplificassero le azioni più comuni:
sfruttando la sorprendente capacità di comunicazione del
web, tali creazioni potevano essere condivise e diffuse agli altri
naviganti. I programmi utilizzabili senza limiti sono chiamati
"freeware"»[15 ]
Quello appena descritto può essere
considerato come il primo momento della nascita di quel fecondo
"brodo primordiale" che rappresenta la premessa logica
e causale dei successivi passi che condurranno ad un uso, sempre
meno "free", di Internet finalizzato alla distribuzione
del software[16].
Il passo successivo è rappresentato
da quella serie di programmatori e case produttrici di software
che iniziarono a richiedere del denaro a chi avesse avuto intenzione
di utilizzare, senza limiti temporali e quantitativi, il software
da loro ideato, realizzato e distribuito attraverso la rete[17].
Parallelamente a questi fenomeni di distribuzione
all'interno dell'ingegnoso popolo di internauti, tesi per inclinazione
genetica alla ricerca di un modo gratuito per utilizzare i diversi
e costosissimi programmi "applicativi", si assiste alla
diffusione di un particolare hobby: la ricerca dei crack-files,
piccoli programmi che consentono di superare le barriere erette
dai produttori riuscendo a far utilizzare i programmi oltre i
limiti quantitativi o temporali imposti dai programmatori, in
origine eliminabili solo da questi ultimi dietro pagamento di
un congruo corrispettivo.
Come risposta, numerose case produttrici
di software indirizzarono la loro produzione verso la creazione
di versioni dimostrative e con evidenti fisiologiche menomazioni
rispetto a quelle commerciali.
Queste versioni "limitate" sono
dirette, palesemente, solo a far nascere il desiderio di acquistare
la versione completa, senza il rischio che qualcuno possa, con
qualche minuto di ricerca on-line, sbloccare i codici di sicurezza
riuscendo ad utilizzare il programma in modo integrale e gratuito.
La necessità di trovare nuove modalità
di distribuzione ha condotto le case produttrici di programmi
a percorrere strade diverse per ottenere il più alto profitto
con il minore costo e rischio possibile.
Per tale motivo numerosi produttori iniziarono
a perseguire una particolare forma di distribuzione del proprio
software (c.d. adware), consistente nel concedere gratuitamente
il programma a patto che l'utente decida di subire una serie di
messaggi pubblicitari (c.d. banner) durante l'utilizzo degli stessi[18].
La differenza principale rispetto al freeware
consiste proprio nell'obbligare l'utente finale a visualizzare,
durante l'utilizzo del programma adware, i messaggi promozionali
dei prodotti commerciali delle aziende che hanno stipulato dei
contratti pubblicitari con le case produttrici del software.
In questo modo non è più
l'utente, direttamente, a pagare per l'utilizzo del programma
ma le varie aziende commerciali che sfruttando la diffusione del
programma distribuito gratuitamente riescono ad aprire e mantenere
una finestra privilegiata negli schermi di numerosi utenti-consumatori.
Sebbene tale modalità di distribuzione
risultò positiva e proficua sia per i programmatori che
per le aziende pubblicizzate, la crescente difficoltà di
trovare nuove e creative forme di pubblicità on-line comportò
un impegno sempre maggiore, con notevole impiego e distrazione
di risorse, che le aziende produttrici di software riuscirono
a stento a sostenere.
Questo tipo di pubblicità, in un
primo tempo, era diretto su una massa informe di possibili e poco
probabili consumatori, determinati solo per macrocategorie.
La pubblicità di un prodotto, infatti,
veniva sparata nel mucchio indefinito di potenziali acquirenti
senza possibilità alcuna di calibrare il messaggio sui
gusti personali dei singoli consumatori.
Si sparge a macchia d'olio, così,
l'esigenza di raccogliere un numero, il più elevato possibile,
di informazioni relative ai gusti e alle abitudini del popolo
di Internet allo scopo di divulgare efficacemente, mirando su
precisi bersagli, i messaggi promozionali di natura commerciale.
Gli utilizzatori di Internet si dimostrarono
restii a fornire, nonostante tutte le lusinghe, le promesse e
le fantasiose iniziative delle numerose aziende addette alla raccolta
dei dati rilevanti ai fini della profilazione degli utenti, i
propri dati personali provocando l'irrigidimento di un meccanismo
che si era dimostrato altamente lucrativo.
I dati raccolti, archiviati ed elaborati
divennero in modo sempre più chiaro una fonte di ricchezza
e in alcuni casi un reale "bene" di scambio.
Ora che il rapporto dati personali / denaro
era stato non solo ipotizzato a livello astratto e concettuale,
ma concretamente realizzato nella pratica commerciale, occorreva
trovare nuove e più potenti forme di reperimento e rastrellamento
di queste particolari "monete".
Questi nuovi mezzi dovevano rivelarsi idonei
a creare delle "autostrade privilegiate" all'interno
della Rete percorribili da flussi sempre più ingenti di
dati e diretti, nel breve periodo, a soppiantare la semplice e
palese richiesta rivolta all'internauta tramite gli ormai vetusti
questionari di varia natura e genere.
Tra le preziose informazioni, custodite
nel personal computer degli utenti, e le aziende addette alla
loro raccolta, purtroppo per le seconde, il maggior ostacolo al
loro incontro era rappresentato dai c.d. "domini di protezione"[19],
per superare i quali (escludendo naturalmente modalità
esplicitamente illecite) è necessario, in via generale,
disporre di una base logistica all'interno del primo.
Come inserire, all'insaputa dell'internauta,
un agente segreto e silenzioso pronto ad inviare periodicamente
ad ogni collegamento le notizie generate e presenti all'interno
del computer ospite?
Il punto di partenza è rappresentato
dal software di tipo adware: le aziende utilizzatrici di questa
particolare modalità di distribuzione e d'uso del software
in passato avevano già instaurato con l'utente un binario
di comunicazione che dai propri server era diretto ad aggiornare
periodicamente i messaggi pubblicitari sui banner del personal
computer in cui era installato il programma adware.
Era sufficiente che all'interno di questi
programmi "vettori" fosse inserito accanto al ricevitore
un "parassita" rastrellatore e trasmettitore di dati
presenti e generati nel computer "ospite".
In questo modo si potevano superare facilmente
tutte le possibili politiche restrittive dei domini di sicurezza,
perché il programma sarebbe stato libero di operare, senza
o quasi, misure restrittive.
Il passo è breve ma fecondo di gravi
conseguenze che meritano un'attenta riflessione:
nel momento in cui il flusso delle informazioni
diviene biunivoco, cioè non solo dal computer delle aziende
pubblicitarie al personal computer del consumatore ma anche in
senso inverso, il flusso di ciò che esce dal
personal computer deve poter essere controllato e gestito dal
legittimo titolare.
L'utente medio non è a conoscenza
del fatto che assieme a questi programmi applicativi, semplici
"vettori infettivi", potranno essere immessi nel computer
dei programmi che non si limitano a ricevere gli aggiornamenti
della pubblicità, ma che hanno il compito di raccogliere
ed inviare, collegandosi senza autorizzazione o avvertimento alcuno,
a server sconosciuti informazioni concernenti i gusti e le abitudini
di chi utilizza il computer "ospite".
5. Un moderno enigma giuridico di nome "Spyware".
Lultimo punto da analizzare è
quello relativo alla verifica dellilliceità del software
spyware, cioè di quel software di dimensioni generalmente
ridotte che viene installato allinsaputa dellutente
nei meandri più disparati del computer, mimetizzandosi,
e che approfittando della connessione ad Internet entra in azione
in modalità stealth instaurando uno scambio di dati tra
il computer ospite ed un altro computer remoto pronto
a registrare quanto inviato dal vettore infettivo.
Tale software, infatti, utilizzando l'accesso
alla rete impiegato per le normali attività lavorative
o ludiche si mette in contatto, secondo un programma prestabilito,
con un particolare server inviando e ricevendo dati.
I problemi interpretativi dal punto di
vista giuridico risiedono proprio nell'instaurazione di una silente
e non autorizzata comunicazione tra il computer "ospite"
ed il server "untore" che ha ad oggetto dati e contenuti
prodotti dal primo[20].
Lo scopo delle imprese che si occupano
di raccogliere ingenti quantità di informazioni provenienti
dagli innumerevoli elaboratori elettronici, in cui i loro poderosi
parassiti giacciono in uno stato di quiescenza in attesa di inviare
preziosi dati, è quello probabilmente di rivendere il frutto
di questi ingenti bottini ad agenzie di marketing o semplicemente
ad altre aziende [21].
6. Spyware: argomenti contro una pratica commerciale illegale.
Le attenuanti argomentative che spesso
vengono elencate dalle varie case produttrici di software "spyware"
(inserito con estrema disinvoltura all'interno di programmi gratuiti,
dimostrativi e sempre più anche in quelli a pagamento)
si possono così sintetizzare:
a) non sono raccolti dati c.d. sensibili
che potrebbero essere utilizzati a fini discriminatori;
b) nella raccolta manca una correlazione
tra i dati e le persone che li producono.
A tali osservazioni si possono però
muovere due ordini di critiche: il primo di natura sostanziale
e logica e il secondo di natura giuridica e formale.
I ) Per quanto riguarda le critiche di
natura sostanziale e logica, se la raccolta è così
innocente ed impersonale:
1. Perché non si informa in modo
adeguato l'utente, futuro fornitore di preziosi dati, di quello
che in realtà avverrà utilizzando il programma vettore
di spyware ?
2. Perché la comunicazione deve
avvenire in modalità invisibile e non è controllabile
dall'utente, in modo che questultimo possa esprimere il
suo consenso allinvio dei suoi dati ?
3. Perché la trasmissione di dati
avviene in modo criptato, cioè senza la possibilità
per chi non disponga delle dovute chiavi di decodifica
o non utilizzi lo stesso linguaggio convenzionale, di decifrare
il reale contenuto della trasmissione in modo da poter verificare
la quantità e il tipo di dati che vengono prelevati dal
suo computer ?
4. Perché le case produttrici di
software non si occupano di tradurre, nelle diverse lingue le
condizioni contenute nella licenza d'uso e in particolare non
indicano in modo adeguato la presenza di un meccanismo come quello
degli spyware che viola in modo così profondo la privacy
del titolare del computer ?
5. Perché una volta cancellato il
programma "vettore" il software spyware, in alcuni casi,
rimane all'interno del computer vivendo di vita propria e richiedendo
numerose e complesse operazioni per la sua completa eliminazione
dal sistema ?
Queste sono solo alcune delle numerose
ed angosciose domande che attendono una risposta concreta dalle
case produttrici di software che utilizzano programmi di tipo
spyware.
Queste ultime devono considerare, innanzitutto, che i programmi
vettori di spyware sono distribuiti in tutto il mondo grazie ad
Internet ed alle riviste che fanno a gara per reperirli e distribuirli
in gran quantità; per questo motivo le condizioni contrattuali
in essi presenti devono essere indicate in modo semplice, chiaro
e sintetico nelle varie lingue dei possibili futuri utilizzatori.
II) Per quanto riguarda le critiche giuridiche
il problema da affrontare una volta decifrato il DNA di questi
particolari "parassiti" è quello di verificare
la compatibilità di un prodotto commerciale così
particolare con l'ordinamento giuridico italiano e con il suo
complesso tessuto di norme poste a garanzia della persona e dei
suoi interessi primari.
Naturalmente il fenomeno spyware
si presenta nella realtà pratica in diverse e numerose
forme; per questo motivo, la verifica puntuale di tutte le norme
che lo stesso può violare durante il suo ciclo vitale è
in astratto difficilmente realizzabile.
Bisogna considerare la situazione caso
per caso analizzando soprattutto gli elementi, licenza o altre
comunicazioni, che rendono noto al futuro utente la presenza di
un tale software e, in particolare, il potere dato allo stesso
utilizzatore di limitare o impedire linstaurazione della
comunicazione con lesterno.
Tuttavia, le caratteristiche primarie del
software spyware possono risultare utili per individuare le fattispecie
penali che comunque il suo impiego commerciale e non può
integrare.
Tra le caratteristiche minime si ricordano:
1. installazione automatica del software
spyware allinsaputa dellutente;
2. instaurazione non voluta dallutente
di una comunicazione biunivoca tra il computer in cui tale programma
risiede e quello di chi è interessato a carpire e registrare
le informazioni;
3. limpossibilità per lindividuo
a cui appartengono i dati di esprimere il consenso alla cessione
delle informazioni;
4. limpossibilità di individuare,
esprimere o modificare il fine per il quale si acconsente allinvio
delle informazioni contenute sul proprio computer;
5. lutilizzo dei dati e il loro trattamento
con mezzi e per fini sconosciuti allutente.
In considerazione di questi aspetti minimi,
si possono individuare alcune norme ed alcuni principi fondamentali
che appaiono palesemente violati dalla condotta in precedenza
descritta, lasciando naturalmente aperta ogni successiva considerazione
da effettuare caso per caso in base alla natura del software,
al tipo di collegamento instaurato e al materiale veicolato.
Per quanto riguarda le norme contenute
nel codice penale, a colpo docchio, il software spyware
può essere veicolo e strumento di un accesso abusivo ad
un sistema informatico (art. 615 ter c.p).
Tale reato, infatti, è commesso
da chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico
protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la
volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo.
Inoltre, questo particolare software, veicolando
dati e informazioni espressione della persona dellutente,
viola palesemente linsieme delle norme fondamentali poste
a tutela dei dati personali contenute nella vecchia legge n. 675
del 1996 e nel nuovo codice in materia di protezione dei dati
personali (D. Lgs. 196/03)22 in quanto il tipo di approvvigionamento
dei dati effettuato dal software spyware viene effettuato allinsaputa
del titolare, senza il suo necessario ed esplicito consenso e
senza che lo stesso possa quantificare e qualificare i dati che
vengono ad esso sottratti.
Come in precedenza indicato è necessario esaminare ogni
caso contestualizzandolo, in quanto gli illeciti che lutilizzo
del software spyware può determinare mutano al mutare di
diverse e numerose variabili.
Per concludere questo scritto, che vuole
rappresentare solo una breve introduzione ad un problema che necessita
di un più ampio approfondimento, una riflessione: accanto
alla capillare diffusione delle nuove tecnologie informatiche
è necessario diffondere la consapevolezza dei costi e dei
rischi ad essa connessi.
Mentre i rischi (virus, attacchi informatici
)
sono accettati come possibili, i costi da sopportare sono certi
e non sono solo quantificabili in termini monetari, ma anche e
principalmente in quantità di dati personali da voler spendere
e conservare.
Leo Stilo
[info@leostilo.com]