Il navigare nel mare di Internet è
sempre più caratterizzato da una nuova dimensione che si
aggiunge, divenendo predominante, a quelle classiche che determinano
l'agire quotidiano.
La nuova dimensione, affascinante nella
sua deformante inconsistenza, è portatrice della caratteristica
più intima del "tempo", giacché non è
immediatamente osservabile ma è ineluttabilmente percepibile
dall'effetto che ha sulle umane cose, e dello "spazio",
in quanto è tangibile nella sua rocciosa essenza che tutto
avvolge.
In questi ultimi tempi scanditi da venti
di guerre, reali o virtuali, le classiche dimensioni che coinvolgono
l'internauta determinandone l'agire, lo spazio e il tempo, sembrano
essere messe da parte da una nuova entità.
Vecchie e nuove paure si mescolano e vengono
evocate da diversi simboli, ognuno dei quali riconducibile ad
un tipo particolare di terrore.
E' il terrore, quindi, a rappresentare
oggi nella società dell'informazione, che tutto vede, comunica
e diffonde esasperando la realtà in un catodico e convulsivo
zapping, la dimensione che scandisce i rapporti tra individui
e gruppi sociali.
Purtroppo, il "terrore" vince
nel momento stesso in cui riesce a dominare le nostre decisioni
o semplicemente le nostre abitudini creando quella particolare
situazione psicologica di tensione che si concretizza in limitazioni
e paure.
«L'idea diffusa, supportata dalla
stampa e dalla televisione, che Internet sia un luogo nel quale
vengono commesse efferatezze di tutti i generi, ha portato ad
una sorta di paura nei confronti di un mezzo che non si conosce
a fondo e la tendenza, negli ultimi anni, è stata quelle
di reprimerlo, introducendo una sorta di censura, vista come unico
mezzo in grado di impedire la commissione di crimini»[1].
Tra le varie fonti del terrore si segnalano,
in particolare tra coloro che utilizzano software di tipo P2P,
gli effetti collaterali derivanti da una massiccia lotta ai mali
della rete (ad esempio: la c.d. pirateria informatica, i virus,
la pedofilia, le violazioni dei sistemi di sicurezza, atti di
terrorismo di varia natura e genere).
In questi ultimi anni, in particolare,
il tema della "pedofilia telematica", divenuto giustamente
il simbolo di una lotta senza quartiere contro soggetti che in
modo diretto o indiretto traggono illeciti guadagni dallo sfruttamento
di minori, ha prodotto come effetto indesiderato una sorta di
demonizzazione della Rete[2], responsabile per molti di un incremento
della produzione di materiale pornografico realizzato attraverso
lo sfruttamento di minori.
Quest'ultima affermazione, a parere dello
scrivente, non è pienamente condivisibile poiché
non focalizza l'attenzione sul reale momento di frizione tra Internet
e materiale illecito; il problema risiede, purtroppo, non tanto
nella quantità di materiale riprodotto, ma in una caratteristica
fondamentale di Internet: la rete delle reti è sotto gli
occhi di tutti e il materiale, di qualsiasi natura, contenuto
e veicolato dalla stessa è facilmente reperibile ed accessibile
da chiunque voglia addentrarsi con costi, in termini di tempo
e di risorse, relativamente esigui.
Internet non ha fatto altro che mettere
in evidenza, in un globale palcoscenico virtuale, il mercato clandestino
del traffico del materiale pedo-pornografico che nella realtà,
come testimoniano le cronache degli anni passati, è sempre
esistito.
Il desiderio comune, quasi catartico, di
vedere il dramma dei fanciulli sessualmente sfruttati per l'ignominioso
piacere degli adulti collocato e rilegato in una rappresentazione
di inumane deviazioni appartenenti solo ad alcuni soggetti di
una "tribù" lontana dalla vita reale, si infrange,
purtroppo, sulla rocciosa constatazione che il fenomeno on-line
non è altro che l'alter ego virtuale di terribili fenomeni
della vita reale.
«Come si ripete da diverse parti,
non siamo di fronte ad un fenomeno nuovo, perché da sempre
culture e subculture, in tempi e spazi diversi, hanno messo in
atto comportamenti abusanti nei confronti dei minori. Demonizzato,
ignorato e negato fino a circa 40 anni fa, oggi il fenomeno è
visto, divenendo oggetto di attenzione non solo da parte della
letteratura scientifica ma anche dell'opinione pubblica. Attualmente
il fenomeno è osservato e studiato in tutte le sue sfaccettature,
perché il problema, come altrove accennato, non si esaurisce
in una sola definizione » [3].
In realtà, quindi, non esistono
comunità o realtà particolari da additare o marchiare,
esiste solo l'uomo con i terribili demoni che la sua natura, in
particolari circostanze, è capace di evocare.
La lotta alla pornografia minorile per
questo motivo deve essere compiuta con estremo rigore, in particolare
nella fase delle indagini, per non rischiare di compiere stigmatizzazioni
mediatiche utili solo ad aggiungere ad una vittima innocente un'altra
vittima altrettanto innocente [4].
Un numero considerevole di indagini avviate
in tema di "pedofilia telematica" non si conclude con
una sentenza di condanna mettendo in evidenza che la lotta a questo
tipo di crimine si trova ancora in una fase embrionale che deve
essere maggiormente calibrata nella sua fase iniziale.
Gli utilizzatori di Internet dovrebbero
essere considerati una risorsa fondamentale per raggiungere dei
traguardi importanti nella lotta contro tali abominevoli reati,
rappresentando un numero infinito di occhi che quotidianamente
sfogliano, per i motivi più vari, le numerosissime pagine
della Rete[5].
Questa ricchezza dovrebbe essere valorizzata
proprio dalle forze dell'ordine che potrebbero trovare in ciascuno
di essi un formidabile avamposto nella lotta contro il crimine.
Purtroppo, il clima creato, probabilmente
anche da un poco oculato utilizzo dei vari mezzi di informazione
pronti a mettere in prima pagina dei soggetti semplicemente indagati,
ha determinato una sorta di diffidenza che ha condotto inevitabilmente
ad una silenziosa "omertà".
Il soggetto che navigando in rete si imbatte
in materiali di contenuto illecito non riesce ancora, in modo
diffuso e spontaneo, a denunciare il fatto alle forze dell'ordine,
preferendo semplicemente allontanarsi al più presto dal
sito incriminato cancellando ogni traccia dal proprio computer
per paura di conseguenze penali o anche semplicemente di una possibile
gogna "sociale".
Una delle ragioni poste alla base della
suddetta diffidenza si può trovare nel deficit di comunicazione
che si rileva tra le forze dell'ordine e la gran parte dei fruitori
della Rete che si sono sentiti sempre più osservati, sempre
meno liberi e con una ghigliottina pronta a colpire in caso di
un loro sfortunato errore o di un semplice non voluto incidente6.
Molte volte creare dei mostri non vuol dire colpire duramente
il nemico ma può voler dire terrorizzare la gente comune
che in tali realtà riesce ad intravedere solo delle paurose
entità con cui non essere in alcun modo associata, anche
solo per il semplice fatto di denunciarne l'esistenza [7].
Il particolare momento di confusione che regna tra coloro che
si trovano ad utilizzare quotidianamente Internet impone un'attenta
riflessione sul fenomeno della pedo-pornografia e in particolare
sulle posizioni che la Corte di cassazione ha preso in argomento.
Questa "epoca di terrore" non
è il frutto di una "riflessione virtuale" di
pochi, singoli internauti ma si presenta come un fenomeno di massa
riscontrabile facilmente leggendo le domande e i dubbi sollevati
in numerosi gruppi di discussione on-line ed evidenziati dalle
parole chiave utilizzate per la ricerca di informazioni sui vari
motori di ricerca; non considerare attentamente questa "sindrome"
vorrebbe dire sottovalutare un elemento che potrebbe, in un futuro
non troppo lontano, presentare un conto estremamente caro in termini
umani ed economici [8].