Il software, quale
bene in sé, acquista autonomia giuridica, distaccandosi
dal cordone primordiale che lo legava indissolubilmente
ad un ruolo di semplice appendice dellhardware,
in un tempo successivo alla diffusione e commercializzazione
degli elaboratori elettronici.
Il tardivo riconoscimento di unautonoma valenza
del programma è legato alla storia della diffusione
delle nuove tecnologie informatiche; per tale motivo,
una breve analisi storica è utile al fine di individuare
le ragioni che hanno spinto i legislatori dei Paesi più
industrializzati a dettare una puntuale disciplina tesa
a tutelare il software nella sua intrinseca valenza sociale
e giuridica.
Con lavvento del microprocessore
i rapporti uomo/lavoro, uomo/tempo libero si avviarono
verso un drastico mutamento di prospettiva in cui il computer
divenne sempre più personal e presente
in tutte le quotidiane dinamiche interpersonali di relazione.
Nel 1975 ED ROBERTS, fondatore
della MITS, una piccola società produttrice di
calcolatori nel New Mexico diede alla luce Altair.
La novità che caratterizzava
questa nuova macchina, differenziandola da tutte le altre
precedentemente realizzate, trovava fondamento nella concezione
di fondo con cui la stessa era stata ideata e successivamente
costruita: Altair era un computer creato attorno ad un
microprocessore.
Le dimensioni e i costi degli elaboratori,
col passare del tempo, divennero più contenuti
e il loro impiego si dimostrò appetibile per una
tipologia di utenti le cui dimensioni aumentarono, esponenzialmente,
in rapporto alla maggiore popolarità/curiosità
nata attorno al nuovo strumento elettronico.
Tale innovativa concezione della
struttura del computer divenne, in breve tempo, il modello
e la fonte dispirazione per la realizzazione del
progetto che prese il nome di Apple (I e II): il primo
computer che riuscì a riscuotere un successo commerciale
degno di nota.
LApple venne progettato da
STEVE WOZNIAK e STEVE JOBS, nel garage dei genitori a
Menlo Park (Silicon Valley). Queste due giovani menti,
fondatori della famosa APPLE COMPUTERS, in
una storia che ormai si è tinta di leggenda, costituirono
il brodo primordiale da cui prenderà
forma, dopo un rapido processo evolutivo di tipo selettivo,
la futura Età dellInformazione.
Alla proposta della APPLE
COMPUTERS, reagì la possente industria IBM
immettendo nel mercato un proprio modello di microcomputer.
Per testare la fortuna commerciale
che tale prodotto riuscì a riscuotere è
sufficiente evocare il nome che lIBM scelse di donargli:
Personal Computer (PC) [1].
Chiaramente il nome di questo prodotto
informatico è destinato ad oltrepassato le barriere
del tempo e a divenire il simbolo stesso di un periodo
storico di forte fermento culturale e di feconde conquiste
scientifiche.
Il traguardo raggiunto, dallAPPLE
e dallIBM, fu quello di riuscire a ridimensionare
la struttura fisica del computer adeguandola alle esigenze
legate ad un impiego più comodo di tali strumenti
che fino allora apparivano difficilmente utilizzabili
nella vita quotidiana. Non più enormi apparati
elettronici costituiti da migliaia di valvole e transistor
che richiedevano spazi enormi per linstallazione
ed il loro utilizzo, ma un computer da scrivania, di dimensioni
e costi umanamente contenibili.
Il salto tecnico e culturale fu
enorme e i semi di tale innovazione non tardarono a dare
frutti in ogni campo dellattività umana.
Bisogna rilevare che in questa prima fase il rapporto
hardware/software è di tipo simbiotico con la netta
prevalenza del primo sul secondo. Era inconcepibile, infatti,
non fornire assieme al computer un programma che consentisse
la sua utilizzazione.
Dopo qualche anno di ricerche lAPPLE
riuscì a raggiungere un nuovo traguardo; questa
volta lingegno degli scienziati andò a colpire,
modificandolo profondamente, il difficile rapporto computer/utente
che, nei primi anni "dellalfabetizzazione informatica",
aveva rappresentato il maggiore ostacolo alla diffusione,
capillare e trasversale allinterno della società,
delluso computer. «La semplificazione delle
modalità relazionali uomo/computer è stata
dettata principalmente dalla necessità di aumentare
il bacino di possibili utilizzatori delle predette apparecchiature
elettroniche, tuttaltro che semplici da utilizzare
al loro primo apparire.
Questa spinta del mercato ha dato
il via a tutta una serie di ricerche tese allideazione
e alla realizzazione di supporti software che offrissero
allutente uninterfaccia sempre più
semplice da utilizzare. Per realizzare ciò i rapporti
tra luomo e la macchina da diretti, o quasi, divennero
sempre più mediati da sovrastrutture che si moltiplicarono
proporzionalmente alla semplicità ed intuitività
della suddetta comunicazione.
La fortuna di alcuni software è
legata, infatti, allintuitività dellinterfaccia
utilizzata per comunicare con lutente più
che allaffidabilità, alla sicurezza e alla
stabilità dello stesso programma. Inoltre, la necessità
di risparmiare uningente quantità di tempo,
semplificando operazioni complesse, ripetitive e poco
creative riducendole ad un semplice click
o facendole eseguire in modalità automatica, ha
portato con sé la necessità - possibilità
di far compiere allelaboratore elettronico tutta
una serie di compiti in modalità invisibile allutente.
La comunicazione con lelaboratore
- macchina è sempre più mediata da una serie
di programmi che si occupano di semplificare la vita allutente
finale, permettendo di utilizzare apparecchiature sempre
più complesse con modalità immediate, richiedenti
brevi periodi di rodaggio»
[2].
Tali argomentazioni sono poste
alla base della nascita del Macintosh della APPLE (1984)
che «rappresentò il primo passo verso il
computer user-friendley, con lintroduzione di una
tecnologia dinterfaccia utente, basata su icone
(omissis)
»
[3].
E in questi anni che si solidifica,
nella stessa coscienza dei produttori di computer e degli
utenti finali, limportanza e il valore individuale
del software [4].
Lidea di un valore intrinseco
del programma-linguaggio necessario per far comunicare
lutente con il computer, al fine di far svolgere
a questultimo operazioni di vario tipo, era ben
presente, sin dagli anni Settanta, nella mente di due
giovani studiosi: BILL GATES e PAUL ALLEN.
I due giovani imprenditori/studiosi
nel giro di pochi anni, grazie allidea vincente
Basic contribuirono in modo decisivo alla
creazione del mercato del software, imponendosi (sotto
legida del marchio MICROSOFT) nel ramo dei sistemi
operativi (Dos Windows) e degli applicativi (si
pensi alla diffusione capillare, su scala mondiale, del
pacchetto Office, in cui sono compresi programmi diffusissimi
e comunemente utilizzati, come: Word, Excel, Access
).
« E accaduto così che la Cenerentola
software sia oggi divenuto il motore di un
settore industriale che apporta contributi sempre più
significativi alleconomia mondiale generando occupazione
e gettiti fiscali e aumentando la produttività,
la capacità e la competitività dei più
diversi settori» [5].
La macchina, intesa come insieme
di componenti elettronici, senza un opportuno programma
idoneo a fornire le istruzioni per svolgere le diverse
operazioni e risolvere i più disparati problemi
non rappresenterebbe un bene utilizzabile dallutente;
questultimo, infatti, acquista il computer per svolgere
determinate attività (ad esempio: videoscrittura,
gestione della contabilità, progettazione e per
infiniti altri scopi) e non per la macchina in sé.
E' il software che infonde, in
un certo senso, la vita alla macchina; la quale, senza
di esso, non potrebbe apparire in alcun modo appetibile.
Le diverse industrie del settore informatico ben presto
percepirono l'importanza di tale inscindibile legame e
dedicarono una parte sempre maggiore delle proprie risorse
allo sviluppo di pacchetti, insieme di programmi, idonei
a risolvere le più svariate esigenze dei futuri
e probabili acquirenti.
Da quanto affermato si riesce a
percepire limportanza strategica che il software
oggi riveste nellambito di un mercato sempre più
globale, dove flussi ingenti di risorse economiche sono
legati, in modo diretto ed indiretto, alle vicende di
questo nuovo e particolare bene.