LA SINDROME DEL "PEDOFILO TELEMATICO":
EFFETTI COLLATERALI DI
UNA DEMONIZZAZIONE
DI INTERNET
[17/08/2003] - [modif. con agg. il 13/03/2004][di Leo Stilo]


Il navigare nel mare di Internet è sempre più caratterizzato da una nuova dimensione che si aggiunge, divenendo predominante, a quelle classiche che determinano l'agire quotidiano.

La nuova dimensione, affascinante nella sua deformante inconsistenza, è portatrice della caratteristica più intima del "tempo", giacché non è immediatamente osservabile ma è ineluttabilmente percepibile dall'effetto che ha sulle umane cose, e dello "spazio", in quanto è tangibile nella sua rocciosa essenza che tutto avvolge.

In questi ultimi tempi scanditi da venti di guerre, reali o virtuali, le classiche dimensioni che coinvolgono l'internauta determinandone l'agire, lo spazio e il tempo, sembrano essere messe da parte da una nuova entità.

Vecchie e nuove paure si mescolano e vengono evocate da diversi simboli, ognuno dei quali riconducibile ad un tipo particolare di terrore.

E' il terrore, quindi, a rappresentare oggi nella società dell'informazione, che tutto vede, comunica e diffonde esasperando la realtà in un catodico e convulsivo zapping, la dimensione che scandisce i rapporti tra individui e gruppi sociali.

Purtroppo, il "terrore" vince nel momento stesso in cui riesce a dominare le nostre decisioni o semplicemente le nostre abitudini creando quella particolare situazione psicologica di tensione che si concretizza in limitazioni e paure.

«L'idea diffusa, supportata dalla stampa e dalla televisione, che Internet sia un luogo nel quale vengono commesse efferatezze di tutti i generi, ha portato ad una sorta di paura nei confronti di un mezzo che non si conosce a fondo e la tendenza, negli ultimi anni, è stata quelle di reprimerlo, introducendo una sorta di censura, vista come unico mezzo in grado di impedire la commissione di crimini»[1].

Tra le varie fonti del terrore si segnalano, in particolare tra coloro che utilizzano software di tipo P2P, gli effetti collaterali derivanti da una massiccia lotta ai mali della rete (ad esempio: la c.d. pirateria informatica, i virus, la pedofilia, le violazioni dei sistemi di sicurezza, atti di terrorismo di varia natura e genere).

In questi ultimi anni, in particolare, il tema della "pedofilia telematica", divenuto giustamente il simbolo di una lotta senza quartiere contro soggetti che in modo diretto o indiretto traggono illeciti guadagni dallo sfruttamento di minori, ha prodotto come effetto indesiderato una sorta di demonizzazione della Rete[2], responsabile per molti di un incremento della produzione di materiale pornografico realizzato attraverso lo sfruttamento di minori.

Quest'ultima affermazione, a parere dello scrivente, non è pienamente condivisibile poiché non focalizza l'attenzione sul reale momento di frizione tra Internet e materiale illecito; il problema risiede, purtroppo, non tanto nella quantità di materiale riprodotto, ma in una caratteristica fondamentale di Internet: la rete delle reti è sotto gli occhi di tutti e il materiale, di qualsiasi natura, contenuto e veicolato dalla stessa è facilmente reperibile ed accessibile da chiunque voglia addentrarsi con costi, in termini di tempo e di risorse, relativamente esigui.

Internet non ha fatto altro che mettere in evidenza, in un globale palcoscenico virtuale, il mercato clandestino del traffico del materiale pedo-pornografico che nella realtà, come testimoniano le cronache degli anni passati, è sempre esistito.

Il desiderio comune, quasi catartico, di vedere il dramma dei fanciulli sessualmente sfruttati per l'ignominioso piacere degli adulti collocato e rilegato in una rappresentazione di inumane deviazioni appartenenti solo ad alcuni soggetti di una "tribù" lontana dalla vita reale, si infrange, purtroppo, sulla rocciosa constatazione che il fenomeno on-line non è altro che l'alter ego virtuale di terribili fenomeni della vita reale.

«Come si ripete da diverse parti, non siamo di fronte ad un fenomeno nuovo, perché da sempre culture e subculture, in tempi e spazi diversi, hanno messo in atto comportamenti abusanti nei confronti dei minori. Demonizzato, ignorato e negato fino a circa 40 anni fa, oggi il fenomeno è visto, divenendo oggetto di attenzione non solo da parte della letteratura scientifica ma anche dell'opinione pubblica. Attualmente il fenomeno è osservato e studiato in tutte le sue sfaccettature, perché il problema, come altrove accennato, non si esaurisce in una sola definizione » [3].

In realtà, quindi, non esistono comunità o realtà particolari da additare o marchiare, esiste solo l'uomo con i terribili demoni che la sua natura, in particolari circostanze, è capace di evocare.

La lotta alla pornografia minorile per questo motivo deve essere compiuta con estremo rigore, in particolare nella fase delle indagini, per non rischiare di compiere stigmatizzazioni mediatiche utili solo ad aggiungere ad una vittima innocente un'altra vittima altrettanto innocente [4].

Un numero considerevole di indagini avviate in tema di "pedofilia telematica" non si conclude con una sentenza di condanna mettendo in evidenza che la lotta a questo tipo di crimine si trova ancora in una fase embrionale che deve essere maggiormente calibrata nella sua fase iniziale.

Gli utilizzatori di Internet dovrebbero essere considerati una risorsa fondamentale per raggiungere dei traguardi importanti nella lotta contro tali abominevoli reati, rappresentando un numero infinito di occhi che quotidianamente sfogliano, per i motivi più vari, le numerosissime pagine della Rete[5].

Questa ricchezza dovrebbe essere valorizzata proprio dalle forze dell'ordine che potrebbero trovare in ciascuno di essi un formidabile avamposto nella lotta contro il crimine.

Purtroppo, il clima creato, probabilmente anche da un poco oculato utilizzo dei vari mezzi di informazione pronti a mettere in prima pagina dei soggetti semplicemente indagati, ha determinato una sorta di diffidenza che ha condotto inevitabilmente ad una silenziosa "omertà".

Il soggetto che navigando in rete si imbatte in materiali di contenuto illecito non riesce ancora, in modo diffuso e spontaneo, a denunciare il fatto alle forze dell'ordine, preferendo semplicemente allontanarsi al più presto dal sito incriminato cancellando ogni traccia dal proprio computer per paura di conseguenze penali o anche semplicemente di una possibile gogna "sociale".

Una delle ragioni poste alla base della suddetta diffidenza si può trovare nel deficit di comunicazione che si rileva tra le forze dell'ordine e la gran parte dei fruitori della Rete che si sono sentiti sempre più osservati, sempre meno liberi e con una ghigliottina pronta a colpire in caso di un loro sfortunato errore o di un semplice non voluto incidente6.
Molte volte creare dei mostri non vuol dire colpire duramente il nemico ma può voler dire terrorizzare la gente comune che in tali realtà riesce ad intravedere solo delle paurose entità con cui non essere in alcun modo associata, anche solo per il semplice fatto di denunciarne l'esistenza [7].

Il particolare momento di confusione che regna tra coloro che si trovano ad utilizzare quotidianamente Internet impone un'attenta riflessione sul fenomeno della pedo-pornografia e in particolare sulle posizioni che la Corte di cassazione ha preso in argomento.

Questa "epoca di terrore" non è il frutto di una "riflessione virtuale" di pochi, singoli internauti ma si presenta come un fenomeno di massa riscontrabile facilmente leggendo le domande e i dubbi sollevati in numerosi gruppi di discussione on-line ed evidenziati dalle parole chiave utilizzate per la ricerca di informazioni sui vari motori di ricerca; non considerare attentamente questa "sindrome" vorrebbe dire sottovalutare un elemento che potrebbe, in un futuro non troppo lontano, presentare un conto estremamente caro in termini umani ed economici [8].


NOTE


[1] FRATTOLIN, La responsabilità dei providers per contenuti pornografici a danno di minori in rete, Diritto delle nuove tecnologie informatiche e dell'internet, (a cura di Cassano), Milano, 2002, 1444

[2] Sul punto si consiglia la lettura di alcuni i articoli di A. MONTI, uno dei primi studiosi ad aver affrontato in modo incisivo e sistematico l'argomento, reperibili on-line all'interno della sezione tematica dedicata alla "Demonizzazione della Rete", del sito "ICTLAW" [www.ictlaw.net ].

[3] BONIFAZI - MACRÌ, Pedofilia: aspetti clinici e psicosociali, in AA.VV., Proposte di criminologia applicata 2002, (a cura di CARLO SERRA), Milano, 2002, 268.

[4] MONTI, Non si proteggono i minori creando nuovi mostri, Interlex [www.interlex.it], 18 marzo 2003: «Tanto è vero che, timidamente, ma solo fra le forze di polizia, alcuni soggetti più competenti cominciano a rendersi conto che azioni del genere sono sbagliate e inutili. Soprattutto perché non sono affatto calibrate e fanno finire nel "tritacarne" giudiziario e giornalistico anche soggetti - ragazzi e adolescenti, appunto - che senza essere affetti da psicopatologie sessuali sono trattati e additati come gli eredi di monsieur Landau».

[5] Si pensi all’opera meritoria di “Telefono Arcobaleno” e di come questa associazione sia riuscita a diventare un punto di riferimento per quanti vogliano denunciare, in modo rapido e senza forti aggressioni psicologiche, siti con contenuto pedo-pornografico alle autorità.

[6] In controtendenza si segnalano i miglioramenti sostanziali che in questi ultimi mesi sono stati apportati al sito della polizia di stato e in particolare alla sezione dedicata alla polizia postale e delle comunicazioni.

[7] POMANTE, Internet e Criminalità, Torino, 1999, 223: «La risonanza data al fenomeno dai mass-media, invece, sta ottenendo esattamente l'effetto contrario. Venuti a conoscenza dell'intrinseca trasparenza di Internet e dell'esistenza di alcuni reparti delle forze dell'ordine nazionali ed internazionali specializzati nella lotta alla criminalità informatica, molti dei frequentatori di chat lines e newsgroups dedicati all'argomento pedofilia sono svaniti nel nulla, ovvero utilizzano ora tecniche di dissimulazione sufficientemente avanzate da evitare di essere individuati. Il clamore e la pubblicità, insomma, non producono risultati apprezzabili nella lotta alla criminalità informatica di questo tipo. Al contrario, permettono ai delinquenti di adottare le contromisure necessarie ad evitare di incappare nelle maglie della giustizia».

[8] MANGANELLI, Quando il web sarà una gabbia ultrasorvegliata, Interlex(www.interlex.it), 10 aprile 2003: «Non ho mai gradito la messa in campo delle tecniche di provocazione, fingendosi bambini o fanciulline curiose; qualche incauto e potenziale pedofilo può sempre cadere nella trappola: è la tecnica del ragno che tesse la sua tela in prossimità dei fiori. Ma quanti di questi incauti sono veramente incalliti e quanti al contrario fanno il passo che li bollerà per sempre come reprobi, solo perché si sentono protetti da uninsicuro anonimato ? ...(omissis)... Ma sono certo che, fra altri cinque anni, ci ritroveremo ancora a parlare delle stesse cose: nel frattempo il WWW sarà divenuto una gabbia ultrasorvegliata, per paura della pedofilia, del terrorismo, delle frodi e chissà di quali altre perversità (informatiche?) l'uomo maldisposto verso i suoi simili si potrà inventare. Ai puristi e ai sognatori del fantastico mondo del Web non resterà che tornare ad incontrarsi nel ristretto mondo delle osterie o delle piazzette dei paesi».




Leo Stilo