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IL COSTO DEI CRIMINI
INFORMATICI IN AZIENDA
[di Leo
Stilo]
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[1/8/2006]
Una
recente indagine condotta dallIBM in 17 Paesi del
Mondo[1] tratteggia un allarmante scenario del crimine
informatico in azienda.
Il primo dato rilevante, a livello globale, è quello
che evidenzia il forte aumento di una nuova tipologia
di comportamenti criminali strettamente legati alluso
delle tecnologie informatiche.
I responsabili aziendali, da quanto risulta dallindagine
in esame, sono ormai consci che il crimine informatico
produce delle conseguenze economiche negative molto più
gravi di quelle derivanti dai crimini di tipo tradizionale[2].
Da quanto rilevato, le conseguenze negative per lazienda
possono essere identificate essenzialmente in termini
di: danno allimmagine ed alla reputazione, costo
di ripristino della situazione fisiologica del servizio,
perdita di clienti acquisiti e da acquisire ed ancora
in termini di spese necessarie per avvisare clienti, fornitori
e pubblico in generale, perdita di produttività
del personale e spese legali. Tra i costi correlati al
crimine informatico bisogna citare anche quelli necessari
per scoprire quanto è in realtà accaduto
allinterno dellazienda.
In numerosi casi, infatti, ciò che viene immediatamente
rilevato è il danno mentre la causa è più
difficile da determinare. Per questo motivo, le aziende
vittime di un crimine informatico devono investire delle
risorse, a volte ingenti, per svolgere delle indagini
interne al fine di determinare lentità del
danno e la sua causa.
E interessante mettere in risalto la rilevanza di
un altro dato: la diminuzione della figura del singolo
criminale e il sempre maggiore consolidamento di organizzazioni
criminali dotate di competenze e strutture agili e moderne.
Per dare una dimensione più concreta del fenomeno
italiano dei crimini informatici è opportuno estrapolare
dai dati complessivi della citata indagine esclusivamente
quelli rilevati allinterno delle aziende italiane
coinvolte nellinchiesta :
a) il 23% delle aziende italiane ritiene il crimine informatico
più pericoloso rispetto al crimine tradizionale
(a livello globale il valore è il 40%);
b) il 40% delle aziende italiane ritengono che le due
tipologie di crimine informatico e tradizionale
- rappresentino una minaccia di uguale gravità
(a livello globale il valore è il 30%);
c) il 46% delle aziende italiane ritiene il crimine informatico
più costoso di quello tradizionale (a livello globale
il valore è il 58%);
d) il 51% delle aziende italiane ritiene che le minacce
alla sicurezza aziendale provengano dall'interno delle
rispettive organizzazioni (a livello globale il valore
è il 66%).
La riflessione conclusiva coinvolge tutte le nuove tecnologie
informatiche che basano la loro stessa esistenza sulla
gestione di informazioni e dati: le tracce che tutti noi
lasciamo muovendoci ed operando fisicamente (percorrendo
l'autostrada, utilizzando la carta di credito, il bancomat
e il telefono cellulare...) o "virtualmente"
nella rete (dando e ricevendo informazioni in modo volontario
o involontario; richiedendo e concedendo l'utilizzo di
una serie di dati personali oppure semplicemente consultando
determinate notizie piuttosto che altre...) potrebbero
rappresentare un terreno difficile da controllare per
le organizzazioni giuridiche statali ed internazionali.
Per questo occorre formare e diffondere una nuova coscienza
ed una diversa concezione delle responsabilità
legate alla gestione delle informazioni. Tali
realtà non dovranno essere limitate ai rigidi confini
nazionali, troppo stretti ed angusti per strumenti completamente
slacciati dalla dimensione territoriale, ma proiettate
verso una visione globale della società umana.
Il giurista, in questepoca di grandi sconvolgimenti
tecnologici, deve prepararsi ad un complesso ed affascinante
lavoro di ricerca e di sperimentazione. La necessità
di adattare vecchie norme alle nuove esigenze e di progettare
sistemi innovativi di regolamentazione, controllo e repressione
rappresentano le principali preoccupazioni dei legislatori
di tutto il mondo. Con Internet, in particolare, si riassapora
la modernità di un vecchio insegnamento contenuto,
come in una macchina del tempo che lo custodisce e lo
preserva sempre attuale, nella celebre frase « ubi
societas, ibi ius». Non comprendere, fino in fondo,
la natura e le modalità operative dei rapporti
che nascono in questo nuovo tessuto sociale vuol dire,
in realtà, abbandonare la società globale,
virtualmente già nata e operante sulla rete, alla
terribile e primordiale legge di natura, dove
il più forte detta le regole che gli altri, più
deboli, sono costretti ad osservare e subire.
Nel vuoto di tutela e di controllo, ad esempio, le organizzazioni
criminali sempre più attrezzate con supporti tecnici
e conoscenze informatiche potrebbero inserirsi al fine
di operare fuori da ogni possibile controllo, ricostituendo
così virtualmente quello che lordinamento
giuridico statale gli ha sottratto fisicamente: un territorio
feudale dove poter liberamente ideare, progettare e realizzare
i propri interessi. Il ruolo del territorio, un tempo
scenario fisico necessario per qualunque tipo di dinamica
sociale ed economica, diviene sempre più marginale.
Come evidenziano i dati citati allinizio del paragrafo
appare ormai consolidata, sia a livello globale e sia
a livello nazionale, la consapevolezza che il costo del
crimine informatico ha assunto delle dimensioni di rilevanza
allarmante e che, per usare le parole di Corrado Giustozzi,
«nellera della azienda connessa
... Internet e gli hacker sono un capro espiatorio, quando
non uno specchio per le allodole, mentre i veri problemi
sono quasi sempre altrove: dentro le nostre aziende ed
organizzazioni, non fuori da esse»[3].
Alla luce dello scenario che questo breve scritto ha tentato
di illustrare, purtroppo necessariamente solo per punti,
occorre, anche se a piccoli passi, prendere coscienza
di un fenomeno destinato ad estendersi sempre più
in profondità nella società, che entra nella
vita di tutti non bussando delicatamente alla porta e
chiedendo il permesso di entrare, ma sfondando ogni barriera
fisica posta davanti al suo cammino, coinvolgendo tutti
e tutto.
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NOTE
[1] Lindagine è stata
realizzata da Braun Research Inc. per conto di IBM attraverso
3.032 interviste in Argentina, Australia, Brasile, Canada,
Cina, Repubblica Ceca, Francia, Germania, India, Italia,
Giappone, Messico, Polonia, Russia, Spagna, Regno Unito
e Stati Uniti. Lo studio, condotto nel gennaio 2006, ha
coinvolto i livelli aziendali direttamente coinvolti con
i problemi relativi alla sicurezza (CIO, Vice President...).
Secondo quanto riportato dallIBM, lattendibilità
dello studio è del 95% con un margine di errore
del +/-2% per i risultati globali e del +/-8% per i risultati
statunitensi.
[2] Secondo i risultati dellindagine
condotta dallIBM, i cui risultati possono essere
consultati sul sito www.ibm.it: «Il 58% delle aziende
di tutto il mondo ritiene che il crimine informatico abbia
conseguenze più costose rispetto a quello tradizionale».
[3] AA.VV., Inside Attack, Tecniche
di intervento e strategie di prevenzione, Roma, 2005,
13. La frase è estrapolata dallintroduzione
a cura di Corrado Giustozzi.
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