LA FINE DI UNA SPONTANEA CONFIDENZIALITA'
DELLE COMUNICAZIONI

[di
Leo Stilo]

18/02/2007

La società dell'informazione si trova immersa in un clima di paura, reale e
virtuale, che trova il suo momento più significativo nelle manifestazioni
empiriche delle molte e poliedriche forme di terrorismo.

Le tecnologie informatiche, utilizzate con quotidiana disinvoltura, non possono più essere considerate "Nuove". Di conseguenza, la rassegnata paura che circonda tali
tecnologie non può essere più giustificata ricorrendo alla c.d. "paura dell'ignoto".
Quello che si percepisce, tuttavia, è un utilizzo non "sereno" delle tecnologie
della comunicazione (dal telefono fisso e mobile ad internet).

La paura che circonda il nostro agire è quella di essere ascoltati, registrati ed analizzati da un numero sempre crescente di noti ed ignoti "grandi fratelli".

E' ormai diffusa la consapevolezza che dati ed informazioni relative alla nostra persona, nella qualità di utente tipo, sono costantemente rilevati, archiviati ed attentamente analizzati per un uso che può essere definito in ampio senso —commerciale“.

L'utilizzo non accorto ed informato dell'informatica tende così a far perdere alla comunicazione, consapevolmente o meno, una spontanea "confidenzialità".

Con il termine confidenzialità, coniato nell‘ambito della sicurezza informatica, si intende la protezione dei dati e delle informazioni scambiate tra un mittente ed uno o più destinatari nei confronti di terzi.

Si vengono ad aggiungere al mittente e al destinatario, infatti, anche in condizioni fisiologiche, dei portatori della "comunicazione" piuttosto invadenti che tendono a disegnare un profilo dei soggetti/utilizzatori.

Tale profilo può essere richiamato e si plasma in funzione del tipo di richiesta che il ricercatore compie nell‘archivio delle tracce registrate.
Se a queste attività lecite si aggiungono le considerazioni relative ai rischi legati
al verificarsi di situazioni patologiche ed illecite si comprende bene che la paura
di essere costantemente monitorati e controllati non è solo un rischio ma una
certezza.

Il motto "più controllo = più sicurezza" non può essere acriticamente
accettato come valido e legittimo in tutte le dimensioni della moderna società.

Il controllo, infatti, tende a realizzare una moltiplicazione ed una proliferazione
incontrollata del contenuto informativo di una comunicazione con un incremento
potenziale ed esponenziale dei rischi legati alla manipolazione ed allo
sfruttamento illecito del suo contenuto.

Nella società odierna divengono così dei valori di fondamentale importanza la segretezza, l'integrità, l'autenticità e la non ripudiabilità delle informazioni.

Al giurista di oggi l'arduo compito di tradurre in concreti diritti tali principi. Si tratta di un'opera non facile ma l'unica alternativa che rimane è quella di lasciare l'uomo e i suoi diritti senza tutela in un mondo in cui i suoni, le immagini, i documenti non sono altro che lunghe serie di bit veicolati da un numero variabile di operatori/vettori tecnologici.

Nel momento in cui ci sentiamo osservati, spiati, osservati non siamo più liberi.

La pressione psicologica è tale, in alcuni casi, da censurare i nostri pensieri e le nostre
osservazioni.

Di certo la libertà di pensiero è rimasta intatta ma quella di manifestarne il contenuto in via confidenziale rischia di essere sempre più vittima di un‘autolimitazione.


Leo Stilo