La società dell'informazione
si trova immersa in un clima di paura, reale e
virtuale, che trova il suo momento più significativo
nelle manifestazioni
empiriche delle molte e poliedriche forme di terrorismo.
Le tecnologie informatiche, utilizzate
con quotidiana disinvoltura, non possono più essere
considerate "Nuove". Di conseguenza, la rassegnata
paura che circonda tali
tecnologie non può essere più giustificata
ricorrendo alla c.d. "paura dell'ignoto".
Quello che si percepisce, tuttavia, è un utilizzo
non "sereno" delle tecnologie
della comunicazione (dal telefono fisso e mobile ad internet).
La paura che circonda il nostro
agire è quella di essere ascoltati, registrati
ed analizzati da un numero sempre crescente di noti ed
ignoti "grandi fratelli".
E' ormai diffusa la consapevolezza
che dati ed informazioni relative alla nostra persona,
nella qualità di utente tipo, sono costantemente
rilevati, archiviati ed attentamente analizzati per un
uso che può essere definito in ampio senso commerciale.
L'utilizzo non accorto ed informato
dell'informatica tende così a far perdere alla
comunicazione, consapevolmente o meno, una spontanea "confidenzialità".
Con il termine confidenzialità,
coniato nellambito della sicurezza informatica,
si intende la protezione dei dati e delle informazioni
scambiate tra un mittente ed uno o più destinatari
nei confronti di terzi.
Si vengono ad aggiungere al
mittente e al destinatario, infatti, anche in condizioni
fisiologiche, dei portatori della "comunicazione"
piuttosto invadenti che tendono a disegnare un profilo
dei soggetti/utilizzatori.
Tale profilo può essere
richiamato e si plasma in funzione del tipo di richiesta
che il ricercatore compie nellarchivio delle tracce
registrate.
Se a queste attività lecite si aggiungono le considerazioni
relative ai rischi legati
al verificarsi di situazioni patologiche ed illecite si
comprende bene che la paura
di essere costantemente monitorati e controllati non è
solo un rischio ma una
certezza.
Il motto "più controllo
= più sicurezza" non può essere acriticamente
accettato come valido e legittimo in tutte le dimensioni
della moderna società.
Il controllo, infatti, tende a
realizzare una moltiplicazione ed una proliferazione
incontrollata del contenuto informativo di una comunicazione
con un incremento
potenziale ed esponenziale dei rischi legati alla manipolazione
ed allo
sfruttamento illecito del suo contenuto.
Nella società odierna divengono
così dei valori di fondamentale importanza la segretezza,
l'integrità, l'autenticità e la non ripudiabilità
delle informazioni.
Al giurista di oggi l'arduo compito
di tradurre in concreti diritti tali principi. Si tratta
di un'opera non facile ma l'unica alternativa che rimane
è quella di lasciare l'uomo e i suoi diritti senza
tutela in un mondo in cui i suoni, le immagini, i documenti
non sono altro che lunghe serie di bit veicolati da un
numero variabile di operatori/vettori tecnologici.
Nel momento in cui ci sentiamo
osservati, spiati, osservati non siamo più liberi.
La pressione psicologica è
tale, in alcuni casi, da censurare i nostri pensieri e
le nostre
osservazioni.
Di certo la libertà di pensiero
è rimasta intatta ma quella di manifestarne il
contenuto in via confidenziale rischia di essere sempre
più vittima di unautolimitazione.