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ALLA RICERCA DELLE
FONTI DEL DANNO INFORMATICO IN AZIENDA
[di Leo
Stilo]
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[1/8/2006]
1. Premessa
In questo scritto verranno esaminate alcune tipologie
di possibili fonti di danno informatico in azienda. E
necessario puntualizzare che il taglio del presente lavoro
non consente di approfondire i singoli argomenti che meriterebbero
una maggiore attenzione1. Il fine, infatti, di questo
paragrafo è semplicemente quello di tratteggiare
i contorni dei principali pericoli informatici
dellattività aziendale. La fonte primaria
di danno è rappresentata da tutti quei programmi,
comunemente denominati virus, capaci di rallentare o bloccare
i sistemi informatici aziendali. Una seconda fonte di
danno è rappresentata dai c.d. attacchi informatici,
ossia da tutte quelle azioni realizzate mediante la violazione
dei sistemi informatici e dirette ad interrompere, carpire
e/o danneggiare lattività lavorativa. Infine,
una terza fonte è costituita dalle c.d. frodi informatiche,
ovvero da alcune delle più diffuse e pericolose
truffe che vengono realizzate con limpiego delle
nuove tecnologie e linconsapevole complicità
del dipendente/vittima. Alle fonti suddette si deve aggiungere
un insieme di pericoli eterogenei che utilizzano le tecnologie
informatiche e tecniche di ingegneria sociale per danneggiare
lazienda.
2 MALWARE IN AZIENDA
Malware2 deriva dalla contrazione di due parole
inglesi malicious e software e si riferisce a tutti quei
programmi definibili in ampio senso maligni.
Allinterno della predetta categoria si possono trovare
dei software ideati e strutturati in modo da perseguire,
attraverso un numero sempre crescente di modalità
operative, obiettivi tra loro diversi.
E necessario premettere che il suddetto software
nella sua intima essenza non è altro che un programma
eseguibile su un computer nato dallingegno di un
programmatore che ne ha predeterminato dettagliatamente
il ciclo vitale.
2.1 VIRUS
Virus3 è un termine latino e il suo significato
è quello di veleno. Tale espressione venne utilizzata
alla fine del XIX secolo in campo medico per definire
alcuni microrganismi patogeni più piccoli dei batteri.
Il virus biologico può essere definito come un
parassita che entrando in contatto con le cellule viventi
ne sfrutta le risorse per auto-riprodursi generando effetti
negativi sullorganismo ospite. Nel campo informatico,
il termine virus è utilizzato per indicare un software
capace di infettare dei file al fine di riprodursi utilizzando
le risorse del sistema infetto. Normalmente, i virus informatici
operano in modalità invisibile allutente
in modo da poter compiere le azioni programmate per un
tempo abbastanza lungo prima di essere rilevati. I suddetti
malware producono gli effetti negativi direttamente sul
software infetto e indirettamente sullhardware (ad
es. portando a saturazione le risorse di RAM e CPU, occupando
spazio lo spazio disponibile sui supporti di memoria,
determinando il surriscaldamento della CPU...).
Come si può notare da un primo esame, è
possibile scorgere altre similitudini tra virus biologici
ed informatici. Questi ultimi, come i primi, riescono
infatti a diffondersi velocemente da un ospite allaltro
alla ricerca di un terreno di coltura adatto. La vita
di questi software malevoli è intimamente legata
allo sviluppo tecnologico degli elaboratori elettronici,
per questo motivo levoluzione dei malware nel tempo
è apparsa tumultuosa e complessa.
Le origini dei moderni virus possono essere rintracciate
nella preistoria dellinformatica in cui i computer
erano costituiti da enormi ammassi di circuiti e transistor,
e nella volontà di alcuni studiosi della materia
che furono sedotti dallidea di creare dei software
capaci di autoreplicarsi e vivere di vita propria. La
questione venne affrontata alla fine degli anni Quaranta
da John von Neumann che riuscì a dimostrare, da
un punto di vista teorico, la possibilità di creare
un software che riuscisse ad autoreplicarsi. Successivamente
è merito di alcuni tecnici dei Bell Laboratories
la realizzazione, probabilmente per fini ludici e di studio,
di software capaci di riprodursi autonomamente. Sebbene
le conoscenze tecniche per la creazione dei virus risalgano
agli anni Cinquanta, si è assistito ad una lunga
incubazione motivata dal fatto che i computer fino allinizio
degli anni Ottanta erano utilizzati principalmente nelle
aziende e negli enti pubblici. Laccesso a tali tecnologie
era, quindi, un privilegio riservato ad un numero ridotto
di individui. Solo con lavvento del Personal Computer
(PC) e luso sempre più avanzato dei circuiti
integrati si giunse ad una riduzione delle dimensione
e dei costi degli elaboratori consentendone una maggiore
commercializzazione e diffusione nella società.
Ogni proprietario di un PC divenne così in potenza
un possibile programmatore di software anche grazie alla
sempre maggiore interconnessione garantita dalla rete
ed al conseguente e frequente scambio di know how tra
gli internauti.
Se i primi virus diffusi avevano lesigenza di creare
una complicità con lignaro utente per attivarsi
(si pensi alla tecnica, semplice ma incisiva, di camuffare
i virus da programmi innocui e già noti allutente),
ben presto i programmatori trovarono delle soluzioni per
non dover dipendere da unazione umana (ad esempio
vennero utilizzare sezioni dei floppy disk boot
sector - che il sistema operativo avvia automaticamente).
Non tutti i programmatori di virus perseguivano il fine
di danneggiare il computer infettato dalle loro creature.
Alcuni virus infatti si limitavano a far apparire solo
delle scritte o degli effetti grafici sul monitor (ad
esempio: palline che rimbalzavano, lettere che precipitavano
in fondo al video...); altri malware, invece, provocavano
danni rilevanti (ad esempio: lelaboratore veniva
rallentato o bloccato da errori, documenti e file di sistema
potevano essere cancellati...).
In risposta allallarmante diffusione di virus vennero
ideati e creati nuovi e potenti software capaci di intercettare
malware e di eliminarli dal sistema. Tuttavia, la tecnica
di base utilizzata dagli antivirus era legata alla scansione
dei file sullhard disk e sugli altri supporti di
memoria al fine di rilevare durante la fase di filtraggio le
sequenze di byte (firme) associate al malware. Per tali
principi funzionali, un costante aggiornamento è
unoperazione fisiologica per un antivirus al fine
di scaricare le sequenze dei neonati
malware. Senza un costante aggiornamento, infatti, lantivirus
è cieco e non potrà riconoscere le nuove
minacce. Naturalmente, i moderni antivirus si basano non
solo sul semplice riconoscimento delle sequenze, ma anche,
ad esempio, su tecniche euristiche, di inoculazione (attraverso
la memorizzazione della dimensione e di altre caratteristiche
dei file particolarmente rilevanti per il sistema) e di
riconoscimento attraverso losservazione delle azioni
compiute dai programmi sulla stessa macchina. Con lutilizzo
diffuso del sistema operativo della Microsoft, da un lato,
si rese omogeneo il terreno di coltura presso un numero
sempre più elevato di utenti e con lutilizzo
sempre più avanzato di Internet, e della posta
elettronica in particolare, si resero facilmente raggiungibili
le possibili vittime del contagio. Il nuovo untore
ha rappresentato per i programmatori di virus ben più
che un mezzo attraverso cui diffondere le proprie creature.
Internet, infatti, ha modificato lo stesso modo di concepire
e strutturare le tipologie di malware e le loro strategie
di attacco e diffusione. E lalba di un nuovo
virus chiamato WORM.
2.2 WORM
Worm4 (lett. verme) rappresenta una particolare forma
di malware capace di autoreplicarsi e diffondersi attraverso
la rete.
«Si definisce worm una entità programmatica
autonoma in grado di autoreplicarsi attraverso la rete,
non richiedendo di norma lintervernto umano per
la sua propagazione5».
Un programma worm tendenzialmente modifica alcuni file
del computer che infetta al fine di venire eseguito ad
ogni nuova accensione. Uno dei mezzi di diffusione utilizzati
da questo tipo di malware è la posta elettronica;
tale software dopo aver rastrellato nella memoria del
computer ospite gli indirizzi email presenti nella rubrica
o in altri file invia una copia di se stesso come file
allegato agli indirizzi trovati.
Le tecniche utilizzate per diffondere i worm sono: 1.
ingegneria sociale idonee ad indurre il destinatario ad
aprire lallegato infetto (camuffandone estensione
e/o semplicemente indicando un nome accattivante e potenzialmente
interessante); 2. sfruttamento dei bug (difetti di programmazione
presenti nel software) dei programmi di posta elettronica,
di software applicativi e dei sistemi operativi capaci
di consentire lesecuzione automatica del file infetto;
3. falsificazione dellindirizzo del mittente; 4.
utilizzazione dei circuiti di file-sharing.
I danni causati da un worm possono essere diversi a seconda
del tipo di malware esaminato. Se il programma malevolo
ha il solo scopo di replicarsi e diffondersi, i danni
per il computer vittima sono esigui al di là dellutilizzo
delle risorse del sistema ed alle eventuali problematiche
legate a disfunzioni con sistemi antivirus e firewall
presenti sulla macchina. Tuttavia, è sempre più
frequente lutilizzo del worm, e delle sue capacità
di diffondersi nella rete, come veicolo di infezione di
altri malware molto più pericolosi.
Lattività necessaria per replicarsi e diffondersi
genera un traffico enorme di messaggi di posta elettronica
con aumento esponenziale del volume di posta indesiderata
che arriva nelle caselle di posta elettronica generando
uno spreco di risorse sempre maggiore. Inoltre, la diffusione
dei worm che sfruttano i bug del sistema operativo per
diffondersi generano spesso interruzioni dello stesso
sistema ed improvvisi riavvii.
2.3 TROJAN HORSE
Tra i diversi tipi di malware vengono definiti trojan
horse6e (lett. cavallo di Troia) quei file che si mascherano
da programmi innocui al fine di superare le barriere di
sicurezza poste a tutela del computer. Vengono così
definiti perché il loro reale obiettivo è
celato da un inganno rappresentato dalle mentite spoglie
sotto cui si presentano allutente. Normalmente i
trojan non si diffondono automaticamente, come virus e
worm, ma hanno bisogno di un qualche intervento per far
giungere alla macchina bersaglio il software infetto.
Spesso sono gli stessi utenti che scaricano inconsapevolmente
dei trojan allinterno dei propri computer. I programmatori
o coloro che utilizzano semplicemente tali tecnologie
per fini illeciti inseriscono tali malware allinterno
di programmi conosciuti e diffusi illegalmente attraverso
la rete. Le azioni che un trojan può compiere sono
molteplici: 1. aprire una via di comunicazione con lesterno
(c.d. backdoor) al fine di permettere ad un malintenzionato
di accedere abusivamente al sistema informatico infetto
facendogli visionare e/o prelevare file; 2. scaricare
automaticamente un virus; 3. intercettare, registrare
e trasmettere via internet le operazioni compiute dallutente
(ad esempio: utilizzando tecniche di registrazione dei
tasti battuti sulla tastiera - keylogging). Si tratta
quindi di un malware particolarmente pericoloso ed in
rapida diffusione. Le condotte illecite che si possono
perfezionare con lutilizzo di trojan horse sono
molteplici e vanno dal furto di informazioni aziendali
riservate (dati personali, password, numeri di carte di
credito...) alla creazione di «...una macchina zombie,
pronta ad obbedire ai comandi dellattaccante e quindi
sferzare ulteriori attività delittuose ai danni
di terzi, che leggeranno lazione come proveniente
dalla vittima del trojan e non dal reale attaccante7».
2.4 SPYWARE: UN PARASSITA DIGITALE DAI MILLE
UNTORI.
Come una micidiale arma stealth il software spyware8 si
muove allinterno del computer bersaglio
pronto a colpire, inviando dati ed informazioni a sconosciuti
ricevitori in perenne ascolto nella rete, allinsaputa
dellignaro internauta. La sua azione è velata
dalla normalità e dalla genericità delle
quotidiane operazioni compiute utilizzando lelaboratore
elettronico. Questa quotidianità rappresenta lunico
schermo conoscibile e visibile da un operatore
tipo, dotato di una cultura informatica, generalmente,
limitata ed indirizzata ai programmi applicativi più
comuni; vale a dire allutente medio le cui conoscenze
informatiche sono strettamente legate alla propria attività
lavorativa e ad uno o più determinati interessi
personali.
Il buio che circonda questi piccoli e silenziosi programmi
elettronici impone di svolgere alcune riflessioni: 1.
sulle modalità tecniche ed informatiche attraverso
cui i predetti strumenti concretamente operano9; 2. sulle
implicazioni sociali e giuridiche che ruotano attorno
al rapporto software house / utilizzatore finale del programma
elettronico ospite del parassita spyware.
Leconomia di mercato rappresenta il terreno
di coltura di questo particolare parassita digitale.
La semplificazione delle modalità relazionali uomo/computer,
infatti, è stata dettata principalmente dalla necessità
di aumentare il bacino di possibili utilizzatori delle
predette apparecchiature elettroniche non semplici da
utilizzare al loro primo apparire. Questa spinta del mercato
ha dato il via a tutta una serie di ricerche tese allideazione
e alla realizzazione di supporti software che offrissero
allutente uninterfaccia sempre più
semplice da utilizzare. Per realizzare ciò i rapporti
tra luomo e la macchina da diretti, o quasi, divennero
sempre più mediati da sovrastrutture che si moltiplicarono
proporzionalmente alla semplicità ed intuitività
della suddetta comunicazione. La fortuna di alcuni software
è legata, infatti, allintuitività
dellinterfaccia utilizzata per comunicare con lutente
più che allaffidabilità, alla sicurezza
e alla stabilità dello stesso programma. Inoltre,
la necessità di risparmiare uningente quantità
di tempo, semplificando operazioni complesse, ripetitive
e poco creative riducendole ad un semplice click
o facendole eseguire in modalità automatica, ha
portato con sé la necessità/possibilità
di far compiere allelaboratore elettronico tutta
una serie di compiti in modalità invisibile allutente.
La comunicazione con lelaboratore/macchina è
sempre più mediata da una serie di programmi che
si occupano di semplificare la vita allutente finale,
permettendo di utilizzare apparecchiature sempre più
complesse con modalità immediate, richiedenti brevi
periodi di rodaggio. Nello stesso periodo
in cui i processi di semplificazione della comunicazione
andavano evolvendosi, il mercato dei prodotti commerciali
scoprì lefficacia di una pubblicità
digitalmente mirata; questultima, abbandonando
il sistema sparare nel mucchio, si affidò
a sistemi pubblicitari nati ai piedi delle nuove tecnologie
caratterizzate dal fatto di basare la loro peculiare incisività
su un complesso lavoro di reperimento, archiviazione ed
elaborazione di informazioni relative ai gusti e alle
abitudini personali del bersaglio a cui dovranno offrire,
su un piatto preconfezionato, i vari prodotti commerciali.
La produzione personalizzata di massa è
ormai una realtà che tende sempre più a
soppiantare una produzione di massa che inizia
a presentare un conto troppo salato in rapporto alle nuove
procedure pubblicitarie basate sulla profilazione elettronica
del consumatore/tipo10.
Infine, un terzo elemento deve essere considerato rilevante
ai fini della comprensione del fenomeno spyware: la nascita
di particolari e recenti modalità di distribuzione
dei programmi elettronici adottate dalle software house:
freeware, shareware, adware, trial version
11
Nel momento in cui la semplificazione dei meccanismi di
comunicazione e la tendenza allutilizzo commerciale
delle informazioni personali si trovano ad interagire
con queste nuove forme di distribuzione commerciale dei
programmi nasce e si diffonde il software spyware.
Dal brodo primordiale della distribuzione
del software in Rete nasce così una particolare
moneta di scambio: i dati personali. Sin dai primi anni
della diffusione di Internet lutente medio aveva
a disposizione strutture di comunicazione sufficientemente
potenti, ma quello che ancora non veniva abbastanza sviluppato
era il settore delle infrastrutture idonee ad utilizzare
al meglio le potenzialità già presenti nella
quotidianità tecnologica della vita privata e professionale12.
Numerosi servizi, da sempre presenti sul Web come la posta
elettronica, non erano facilmente utilizzabili a causa
della carenza strutturale di programmi, c.d. applicativi,
capaci di semplificare e valorizzare tali potenti strumenti.
«Molti programmatori/navigatori spinti dallinsufficienza
degli applicativi e dalla speranza non tanto di ricavare
vantaggi finanziari, quanto di riuscire ad ottenere il
plauso e il rispetto del popolo della rete
per leleganza e la potenza con cui il loro programma
risolveva un particolare problema, si cimentarono nella
creazione di nuove applicazioni che semplificassero le
azioni più comuni: sfruttando la sorprendente capacità
di comunicazione del web, tali creazioni potevano essere
condivise e diffuse agli altri naviganti. I programmi
utilizzabili senza limiti sono chiamati freeware»13.
Quello appena descritto può essere considerato
la premessa logica e causale dei successivi passi che
condurranno ad un uso, sempre meno free, di
Internet finalizzato alla distribuzione del software14.
Il passo successivo è rappresentato da tutta quella
serie di programmatori e case produttrici di software
che iniziarono a richiedere del denaro a chi avesse avuto
lintenzione di utilizzare, senza limiti temporali
e quantitativi, il software da loro ideato, realizzato
e distribuito attraverso la rete15. Parallelamente a questi
fenomeni di distribuzione allinterno dellingegnoso
popolo di internauti, tesi per inclinazione genetica alla
ricerca di un modo gratuito per utilizzare i diversi e
costosissimi programmi applicativi, si assiste
alla diffusione di un particolare hobby: la ricerca dei
crack-files, piccoli programmi che consentono di superare
le barriere erette dai produttori riuscendo a far utilizzare
i programmi oltre i limiti quantitativi o temporali imposti
dai programmatori, in origine eliminabili solo da questi
ultimi dietro pagamento di un congruo corrispettivo. Come
risposta, numerose case produttrici di software indirizzarono
la loro produzione verso la creazione di versioni dimostrative
e con evidenti fisiologiche menomazioni rispetto a quelle
commerciali. Queste versioni limitate sono
dirette, palesemente, solo a far nascere il desiderio
di acquistare la versione completa, senza il rischio che
qualcuno possa, con qualche minuto di ricerca online,
sbloccare i codici di sicurezza riuscendo ad utilizzare
il programma in modo integrale e gratuito. La necessità
di trovare nuove modalità di distribuzione ha condotto
le case produttrici di programmi a percorrere strade diverse
per ottenere il più alto profitto con il minore
costo e rischio possibile. Per tale motivo numerosi produttori
iniziarono a perseguire una particolare forma di distribuzione
del proprio software (c.d. adware), consistente nel concedere
gratuitamente il programma a patto che lutente decida
di subire una serie di messaggi pubblicitari (c.d. banner)
durante lutilizzo degli stessi16.
La differenza principale rispetto al freeware consiste
proprio nellobbligare lutente finale a visualizzare,
durante lutilizzo del programma adware, i messaggi
promozionali dei prodotti commerciali delle aziende che
hanno stipulato dei contratti pubblicitari con le case
produttrici del software. In questo modo non è
più lutente, direttamente, a pagare per lutilizzo
del programma ma le varie aziende commerciali che sfruttando
la diffusione del programma distribuito gratuitamente
riescono ad aprire e mantenere una finestra privilegiata
negli schermi di numerosi utenti/consumatori. Sebbene
tale modalità di distribuzione risultò positiva
e proficua sia per i programmatori che per le aziende
pubblicizzate, la crescente difficoltà di trovare
nuove e creative forme di pubblicità online comportò
un impegno sempre maggiore, con notevole impiego e distrazione
di risorse, che le aziende produttrici di software riuscirono
a stento a sostenere. «Per affrancare gli sviluppatori
da tali oneri, sono nate alcune società specializzate
proprio nella gestione e nella promozione pubblicitaria
dei software: un programmatore ha la possibilità
di stipulare un contratto con una di esse, ottenendo successivamente
un compenso proporzionato allattenzione ricevuta
dal banner inserito nella sua applicazione (normalmente
vengono contati i click dei visitatori sul banner stesso)»17.
Questo tipo di pubblicità, in un primo tempo, era
diretto su una massa informe di possibili e poco probabili
consumatori, determinati solo per macrocategorie. La pubblicità
di un prodotto, infatti, veniva sparata nel mucchio indefinito
di potenziali acquirenti senza possibilità alcuna
di calibrare il messaggio sui gusti personali dei singoli
consumatori. Si sparge a macchia dolio, così,
lesigenza di raccogliere un numero, il più
elevato possibile, di informazioni relative ai gusti e
alle abitudini del popolo di Internet allo scopo di divulgare
sempre più efficacemente, mirando su precisi bersagli
e in modo sempre più incisivo, i messaggi promozionali
di natura commerciale.
Gli utilizzatori di Internet si dimostrarono restii a
fornire, nonostante tutte le lusinghe, le promesse e le
fantasiose iniziative delle numerose aziende addette alla
raccolta dei dati rilevanti ai fini della profilazione
degli utenti, i propri dati personali provocando lirrigidimento
di un meccanismo che si era dimostrato altamente lucrativo.
I dati raccolti, archiviati ed elaborati divennero in
modo sempre più chiaro una fonte di ricchezza e
in alcuni casi un reale bene di scambio. Ora
che il rapporto dati personali/denaro era stato non solo
ipotizzato a livello astratto e concettuale, ma concretamente
realizzato nella pratica commerciale, occorreva trovare
nuove e più potenti forme di reperimento e rastrellamento
di queste particolari monete. Questi nuovi
mezzi dovevano rivelarsi idonei a creare delle autostrade
privilegiate allinterno della Rete percorribili
da flussi sempre più ingenti di dati e diretti,
nel breve periodo, a soppiantare la semplice e palese
richiesta rivolta allinternauta tramite gli ormai
vetusti questionari di varia natura e genere. Tra le preziose
informazioni, custodite nel personal computer degli utenti,
e le aziende addette alla loro raccolta, purtroppo per
le seconde, il maggior ostacolo al loro incontro era rappresentato
dai c.d. domini di protezione18, per superare
i quali è necessario, in via generale, disporre
di una base logistica allinterno del primo.
Come inserire, allinsaputa dellinternauta,
un agente segreto e silenzioso pronto ad inviare periodicamente
ad ogni collegamento le notizie generate e presenti allinterno
del computer ospite?
Il punto di partenza è rappresentato dal software
di tipo adware: le aziende utilizzatrici di questa particolare
modalità di distribuzione e duso del software
in passato avevano già instaurato con lutente
un binario di comunicazione che dai propri server web
era diretto ad aggiornare periodicamente i messaggi pubblicitari
sui banner del personal computer in cui era installato
il programma adware. Era sufficiente che allinterno
di questi programmi vettori fosse inserito
accanto al ricevitore un parassita rastrellatore
e trasmettitore di dati presenti e generati nel computer
ospite. In questo modo si potevano superare
facilmente tutte le possibili politiche restrittive dei
domini di sicurezza, perché il programma installato
dallo stesso utente sarebbe stato libero di operare, senza
o quasi, misure restrittive. Il passo è breve ma
fecondo di gravi conseguenze che meritano unattenta
riflessione: nel momento in cui il flusso delle informazioni
diviene biunivoco, cioè non solo dal server web
delle aziende pubblicitarie al personal computer, ma anche
in senso inverso, il flusso di quello che dal personal
computer esce deve poter essere controllato e gestito
dal proprietario dello stesso.
Lutente medio non è a conoscenza della possibilità
concreta che assieme a questi programmi applicativi, semplici
vettori infettivi, potranno essere installati
dei programmi che non si limitano a ricevere gli aggiornamenti
dei banners pubblicitari, ma che hanno il compito di raccogliere
ed inviare, collegandosi senza autorizzazione o avvertimento
alcuno, a server sconosciuti informazioni concernenti
i gusti e le abitudini di chi utilizza il computer ospite.
Il software spyware, quindi, non è
altro che un programma di dimensioni ridotte che viene
installato nei meandri di un numero sempre più
ampio di file presente nei sistemi di ogni computer, mimetizzandosi.
Quando lutente si connette ad Internet, il programma
entra in azione in modalità stealth, senza
che lignaro navigatore possa accorgersene utilizzando
la comune diligenza informatica. Tale software,
infatti, utilizzando laccesso alla rete impiegato
per le normali attività lavorative o ludiche si
mette in contatto, secondo un programma prestabilito,
con un particolare server inviando e ricevendo dati. I
problemi interpretativi dal punto di vista giuridico risiedono
proprio nellinstaurazione di una silente e non autorizzata
comunicazione tra il computer ospite ed il
server web untore che ha ad oggetto dati e
contenuti prodotti dal primo19. Lo scopo delle imprese
che si occupano di raccogliere ingenti quantità
di informazioni provenienti dagli innumerevoli elaboratori
elettronici, in cui i loro poderosi parassiti giacciono
in uno stato di quiescenza in attesa di inviare preziosi
dati, è quello di rivendere il frutto di questi
ingenti bottini ad agenzie di marketing o semplicemente
ad altre aziende20. Il problema giuridico da affrontare
una volta decifrato il DNA di questi particolari parassiti
è quello di verificare la compatibilità
di un prodotto commerciale così particolare con
lordinamento giuridico italiano e con il suo complesso
tessuto di norme poste a garanzia della persona e dei
suoi interessi primari21.
Per concludere sul fenomeno spyware unultima riflessione:
accanto alla capillare diffusione delle nuove tecnologie
informatiche e telematiche è necessario diffondere
la consapevolezza dei costi e dei rischi ad essa connessi.
Mentre i rischi sono accettati come possibili, i costi
da sopportare sono certi e non sono solo quantificabili
in termini monetari, ma anche e principalmente in quantità
di informazioni personali da voler spendere e conservare.
3 ATTACCHI INFORMATICI
La guerra quotidiana tra chi attacca un sistema e chi
lo difende è combattuta sul campo di battaglia
di una rete di computer tanto a livello aziendale quanto
a livello globale. Gli obiettivi di un attacco al sistema
informatico di unazienda possono essere diversi:
1. vandalici o dimostrativi; 2. estorsivi; 3. di ritorsione
e/o rappresaglia (provenienti, ad esempio, da concorrenti
o ex-dipendenti); 4. di captazione di segreti industriali
o di informazioni riservate; 5. di alterazione documenti
e dati; 6. di paralisi, più o meno estesa, delle
attività aziendali.
Le informazioni possono essere custodite allinterno
di computer aziendali (in una condizione di stasi)
oppure essere veicolate attraverso la rete locale o internet
(in condizione di transito22).
In base allo stato in cui si trovano, le informazioni
sono sottoposte a modalità di attacco diverse in
ragione delle diverse vulnerabilità a cui sono
soggette.
Le principali modalità di attacco possono essere
ricondotte a: denial of service, sniffing, hijacking,
spoofing.
3.1 DENIAL OF SERVICE
Lattacco DoS23 (lett. Interruzione del Servizio)
è un particolare tipo di attacco il cui obiettivo
è quello di mettere fuori servizio, ossia rendere
inutilizzabile, la risorsa oggetto dellattacco.
Numerose sono le condotte che possono assicurare il raggiungimento
del suddetto obiettivo.
«In generale un attacco denial of service mira a
consumare le risorse del sistema, impedendo agli altri
utenti di utilizzarle»24. Una delle tecniche più
adoperate è quella di saturare o comunque sovraccaricare
il server fornitore dei servizi aziendali attraverso la
generazione di un enorme traffico di richieste. Unaltra
modalità DoS, molto più invasiva e sintomatica
della carenza di un adeguato sistema di sicurezza è
quella ottenibile penetrando il sistema informatico aziendale
e cancellando o modificando i file di gestione dei servizi
sul server. Il superamento dei circuiti di sicurezza si
può realizzare sfruttando le vulnerabilità
presenti nel software utilizzato dal sistema bersaglio
come dei bug di programmazione o di configurazione delle
politiche di sicurezza.
3.2 SNIFFING
Sniffing25 (lett. intercettazione) è un tipo di
attacco particolarmente insidioso teso ad intercettare
i dati in transito sulla rete. Tale tecnica è normalmente
realizzata attraverso lutilizzo di particolari software
oppure attraverso la deviazione forzata del flusso dei
pacchetti di informazione in modo da dirottarli su computer
controllati dal soggetto attaccante.
Lattività criminosa in questo caso è
normalmente tesa ad intercettare e non modificare il contenuto
delle informazioni. Lobiettivo del malintenzionato
è quello di mettersi in ascolto in attesa di informazioni
interessanti come password, documenti riservati ed altre
comunicazioni degne di attenzione o comunque sfruttabili
per sferrare un attacco più intenso e gravido di
conseguenze.
3.3 HIJACKING
Lattacco di tipo hijacking ha come obiettivo la
modifica delle informazioni trasmesse ed intercettate
senza che il mittente e il destinatario se ne possano
accorgere. Si tratta di una tecnica piuttosto complessa
che viene utilizza per compromettere la stessa integrità
delle informazioni inviate. Quando un tale tipo di attacco
è posto in essere i pacchetti di informazioni inviate
dal client saranno intercettati, modificati e di nuovo
instradati dallattaccante. Le informazioni così
modificate raggiungeranno il destinatario senza che questultimo
e il mittente possano accorgersi di quanto accaduto.
3.4 SPOOFING
Con il termine spoofing26 è indicato un tipo di
attacco utilizzato per falsificare lidentità
del mittente del messaggio o dei file allegati. Si può
così tentare di sfruttare lidentità
falsa per muoversi nellanonimato oppure per ottenere
vantaggi o arrecare danni allinsaputa della vittima.
«Lo sniffing è un attacco passivo dove lhacker
si limita a monitorare i pacchetti che attraversano la
rete. Al contrario lo spoofing è un processo attivo
in cui lhacker tenta di convincere un altro sistema
che i messaggi da lui inviati provengono da un sistema
legittimo. In altre parole, utilizzando lo spoofing, lhacker
simula di essere un altro utente o un altro sistema27».
3.5 BLENDED THREATS
Si tratta di attacchi informatici che sfruttano le caratteristiche
di virus, worm, trojan horse assieme alle vulnerabilità
dei server e di internet. La caratteristica di tale tecnica
risiede nella combinazione di più minacce per la
realizzazione di un fine illecito. In particolare, numerosi
malware aprono nel computer infetto porte di comunicazione
con lesterno. Un malintenzionato, ad esempio, può
sfruttare tali vulnerabilità per sferrare un attacco
o semplicemente per visualizzare, copiare, modificare
il contenuto del sistema colpito.
4. LE TRUFFE DEL WWW
Uno dei maggiori pericoli provenienti da Internet è
quello relativo alle truffe che nascono e si diffondono
sfruttando lanello più debole di un qualunque
circuito di sicurezza aziendale: luomo. Molte delle
tecniche utilizzate per ricavare dati ed informazioni
utili al raggiungimento di un obiettivo criminoso sono
attinte sfruttando alcune delle più semplici debolezze
come lingenuità, il fattore sorpresa, la
trascuratezza nel custodire le informazioni riservate,
la voglia di parlare del proprio lavoro e dei traguardi
raggiunti ed altre umane fragilità. In altre parole,
il punto su cui i malintenzionati fanno leva per scardinare
il sistema di sicurezza informatico è spesso la
fiducia dei dipendenti della stessa azienda. Di seguito
si esamineranno alcune delle più diffuse tecniche
che risultano vincenti solo se si riesce a coinvolgere
in modo efficace il soggetto bersaglio e le persone che
ruotano attorno allazienda trasformando la futura
vittima in un inconsapevole ed insostituibile complice28.
4.1 SOCIAL ENGINEERING
La figura dellingegnere sociale è strettamente
legata allanalisi dei comportamenti del personale
aziendale al fine di carpire informazioni rilevanti per
portare a termine il piano criminoso (sferrare un attacco
o compiere una truffa).
Con lespressione social engineering29 si indica
una tecnica che consente di superare le barriere tecnologiche
poste a tutela dei sistemi informatici aziendali sfruttando
la fiducia della vittima. Lo scopo di un social engineer
può essere così sintetizzato: «Lobiettivo
è quello di ottenere informazioni che permettano
libero accesso allinterno del sistema e ad informazioni
di valore che risiedono in quel sistema.»30.
Un social engineer utilizza le armi della finzione, dellinganno
e della persuasione in quanto deve riuscire, nascondendo
la propria identità, a ricavare informazioni (o
porzioni di esse) senza che la stessa vittima sospetti
di fornire dati idonei a rendere vulnerabile il sistema
informatico.
La raccolta delle informazioni dalla vittima può
richiedere anche diversi giorni e deriva in particolare
da fonti quali email, telefono, fax, analisi delle informazioni
pubblicate nel sito o nel materiale informativo/pubblicitario,
elenchi di informazioni pubbliche (albi professionali,
camere di commercio, anagrafe comunale ...). La fase successiva
è quella della verifica e dello studio delle informazioni
raccolte. Lingegnere sociale, infatti, deve impersonare
una parte fisicamente e/o virtualmente per trarre in inganno
la vittima. Tra le tecniche utilizzate vi sono, ad esempio,
quelle di: cercare nella spazzatura alla ricerca di codici,
numeri di telefono e altre informazioni utili; fingersi
un cliente con poche conoscenze informatiche e chiedere
informazioni dettagliate sul servizio erogato dallazienda;
fingersi un dipendente della società che ha venduto
il software allazienda e chiedere di poter accedere
(fisicamente o in remoto) alle macchine per installare
nuove versioni o aggiornamenti e molte altre dettate dalla
fantasia e dalle capacità tecniche e culturali
dellingegnere sociale.
4.2 SCAM
Linsidia in esame consiste nellinoltro di
email contenenti promesse di enormi guadagni in cambio
di un piccolo anticipo di denaro. Si tratta di un tentativo
di truffa normalmente correlato ad attività di
spam. Lo scam spesso si presenta sotto forma di grossi
trasferimenti di somme di denaro da Paesi esteri (famoso
è il Nigerian Scam) dietro il versamento di una
cauzione oppure di ingenti vincite alla lotteria che saranno
versate al malcapitato dietro pagamento di una famigerata
tassa di entità irrisoria rispetto alla vincita.
7.3.3 PHISHING
Il termine phishing31 deriva dal verbo inglese to fish
(lett. pescare) ed infatti la tecnica utilizzata in questo
particolare tipo di truffa si basa principalmente sul
lancio di unesca attraverso il contenuto di una
email nel mare della rete ed attendere che ignari internauti
abbocchino ad essa32.
Lobiettivo del phisher è quello di ricavare
informazioni e soldi dalla propria attività truffaldina
sfruttando, con ingegnosi stratagemmi, la fiducia e lingenuità
degli utilizzatori meno esperti della rete. In Italia
si segnalano, in questi ultimi tempi, numerosi tentativi
di phishing posti ai danni dei clienti di istituti bancari.
La tecnica utilizzata consiste nellinvio di un elevato
numero di email a destinatari casuali con cui venivano
informati i clienti che la banca civetta per
ragioni tecniche (trasferimento del database dei clienti
o del sito, verifiche periodiche o problemi tecnici) richiedeva
loro di collegarsi al sito per compilare un questionario
o semplicemente per confermare le proprie credenziali
di autenticazione. Linganno risiede nel fatto che
il sito a cui si fa riferimento nel messaggio non è
il vero sito dellistituto di credito ma un sito
clone sotto il diretto controllo dei truffatori.
La pagina web su cui è dirottata la vittime riproduce
la stessa grafica del sito ufficiale della banca per trarre
in inganno il malcapitato cliente che ha abboccato alliniziativa.
Se in un primo momento i tentativi di phishing erano realizzati
con email scritte con grossolani errori di ortografia
e sintassi, oggi i nuovi tentativi di truffa vengono realizzati
utilizzando un perfetto italiano con la conseguenza di
moltiplicare esponenzialmente il numero delle possibili
vittime. Per comprendere lefficacia di questo particolare
tipo di truffe è utile riportare alcune conclusioni
contenute nel white paper Sophos sul phishing: «Gli
autori di questi attacchi di phishing sono consapevoli
che la grande maggioranza dei destinatari non ha rapporti
con lorganizzazione nominata nel messaggio email,
ma questo ha poca importanza. Infatti, i phisher sanno
bene che è sufficiente che una piccola percentuale
dei destinatari sia titolare di un conto presso lorganizzazione
presa di mira per far sì che loperazione
sia valsa la pena. Anche se solo una minima parte dei
destinatari cade nella rete dei phisher, questi ultimi
possono ricavarne un enorme guadagno mentre il sito è
attivo»33.
Levoluzione della tecnica ha condotto molti phisher
ad utilizzare assieme al phishing anche dei particolari
malware di tipo trojan horse che consentono un accesso
abusivo al sistema infetto. La nuova tecniche prende il
nome di trojan phisher (sleeper bugs). Tali malware risedendo
in memoria riescono a memorizzare, monitorando tutte le
attività, le informazioni degli utenti relative
allaccesso ad un servizio di internet banking. Si
abbandona così il sito clone per agire
in modo più silenzioso e senza la necessaria partecipazione
diretta della vittima. Unaltra forma di phishing
particolarmente pericolosa, ed in notevole aumento, è
quella denominata spear-phishing con cui si inviano email
che appaiono provenire da dipartimenti o settori della
stessa azienda dellutente bersaglio. Le vittime,
assicurate dal fatto che la comunicazione appare provenire
dalla propria azienda, rivelano così informazioni
che possono essere utilizzate per sferrare un attacco
o realizzare una truffa.
4.3 DIALER
Con il termine dialer34 sono denominati quei software
programmati per far comporre al modem un numero di telefono
dal computer in sono installati in modo automatico e senza
lintervento dellutente. Tali software possono
essere utilizzati illecitamente per arrecare un danno
con un ingiusto profitto a favore di chi lo ha programmato
e illecitamente diffuso. Tali malware, infatti, compongono
un numero telefonico a tariffazione maggiorata con il
conseguente ed inevitabile aggravio dei costi della bolletta
telefonica35.
5 LE ALTRE FONTI DI DANNO NEL WEB
Accanto alle suddette fonti di pericolo, in internet sono
presenti uninfinita serie di altre minacce. Tra
le diverse nei successi punti si prenderanno in considerazione
quelle più diffuse.
5.1 ZOMBIE
«Se un PC non protetto si connette ad internet,
esiste il 50% di probabilità che diventi uno zombi
in 12 minuti»36. Si definisce zombie
un computer colpito da un virus che viene controllato
da remoto da un utente malintenzionato e non autorizzato
allinsaputa del legittimo titolare della macchina.
Un computer zombie è uno strumento nelle mani dei
soggetti che abusivamente vi accedono e lo controllano.
Normalmente lobiettivo perseguito con tale tecnica
è quello di utilizzare tutti i computer divenuti
zombie per inviare spam, malware, email con contenuto
fraudolento o materiale pornografico allinsaputa
dei proprietari delle macchine infette. Secondo alcune
stime di Sophos (www.sophos.it) più del 60% dello
spamming deriva da computer zombie. Si tratta di cifre
impressionanti in considerazione dei danni che normalmente
tali meccanismi arrecano ad unazienda: interruzione
di attività, danni alla rete, perdita di dati e
informazioni, danni allimmagine37.
5.2 CYBERSQUATTING
Viene definita Cybersquatting la tecnica di
accaparramento di nomi di dominio al fine di rivendere
gli stessi ai legittimi titolari o a soggetti, in particolare
imprese di grosse dimensioni e di chiara fama, che possano
avere un interesse a quel particolare indirizzo nel www
che potrebbe rappresentare una fonte di dirottamento dei
possibili clienti. Con tale comportamento si vuole tentare
di instaurare con le aziende bersaglio una trattativa
tesa a rivendere alle stesse ad un prezzo notevolmente
maggiorato gli spazzi oggetto di interesse.
5.3 HOAX
Con la denominazione hoax38 si indicano quelle che volgarmente
vengono definite bufale ossia dei messaggi
contenenti notizie false ed ingannevoli. Alcuni di essi
sfruttano tecniche di ingegneria sociale per essere rispedite
dai destinatari ad altre persone implementando la diffusione
del messaggio. Tra gli esempi ricorrenti si ricordano
tutti quei messaggi che fanno leva sul tasto della compassione
e della solidarietà umana chiedendo aiuto per risolvere
casi umanitari (totalmente inventati o ispirati da fatti
di cronaca) attraverso il coinvolgimento di quante più
persone possibili. In questi casi vengono normalmente
costruite le storie utilizzando come ingredienti abituali:
bambini ammalati, gravi malattie, necessità daiuto.
Si tratta di argomenti che coinvolgono immediatamente
ed in modo diretto limmaginario e lemotività
umana in modo da indurre il ricevente ad inviare ad altri
conoscenti il contenuto del messaggio. A questo tipo di
email si affiancano quelli relativi alla diffusione di
pericolosi malware che potrebbero danneggiare in modo
grave i computer chiedendo di diffondere a tutti i conoscenti
tali allarmi sulla sicurezza in quanto provenienti da
importanti enti di ricerca o da aziende leader del settore.
Il meccanismo utilizzato dai creatori di hoax è
quello di far leva sui sentimenti delle persone creando
un enorme traffico di messaggi fasulli capace di occupare
importanti spazi di memoria sui server di posta elettronica.
In molti casi si tratta, quindi, della versione informatica
delle c.d. catene di SantAntonio dove
regnano vecchie leggende metropolitane restaurate e vestite
di nuovo per il www, un esempio: «l'origine di questa
lettera è sconosciuta, ma porta fortuna a chi la
riceve. Chi rompe la catena sarà sfortunato. Non
tenere questa lettera. Fai dieci copie e mandale ai tuoi
amici, vedrai che ti accadrà qualcosa di piacevole
entro quattro giorni se non romperai la catena».
Anche in questo caso cambia il mezzo, dalla lettera allemail,
ma le tecniche utilizzate sono quelle già utilizzate
ben prima della diffusione di internet.
6. DEEPLINKING E FRAMING.
E' sufficiente collegarsi ad internet per rendersi conto
di cosa sia un link e della sua rilevanza strutturale,
strategica ed economica. Il link oggi può essere
considerato, a buon titolo, l'insostituibile mattone di
internet poiché è il collegamento ipertestuale
a permettere l'acquisizione di quel particolare valore
aggiunto che caratterizza in modo univoco la rete delle
reti rispetto agli altri mezzi di comunicazione e diffusione
della conoscenza. La possibilità di poter passare,
quasi dialogando con il testo, da un argomento all'altro
cercando approfondimenti e creando nuovi collegamenti
logici ed intuitivi rende di particolare interesse questa
realtà. In qualche modo, è lo stesso approccio
al "Sapere" che muta favorendo un'acquisizione
di tipo "dinamico", grazie alla quale i diversi
livelli e le diverse fonti aumentano all'aumentare dei
link aperti. La rete internet, nel tempo, da inesauribile
pozzo di informazioni si è trasformata nel motore
propulsore di una nuova economia che in essa trova la
sua simbologia e la sua stessa ragione desistere.
Bisogna ricercare, quindi, nel suddetto passaggio storico
la data di nascita della dimensione economica del link
e della conseguente esigenza di tutela giuridica delle
realtà in esame. Se da un lato non creano particolari
problemi (economici e giuridici) i collegamenti che rinviano
semplicemente alla home-page di un altro sito, essendo
interesse dello stesso titolare aumentarne il più
possibile la visibilità, da un altro punto di vista
sollevano seri dubbi alcune tecniche di collegamento tra
siti. Tra le tecniche più utilizzate, due appaiono
di singolare interesse: deep-linking (collegamento con
la pagina interna di un altro sito senza passare per l'home-page);
framing (collegamento al contenuto di un altro sito visualizzato
generalmente all'interno della cornice del sito linkante).
Per capire le problematiche legate alle predette tecniche
di collegamento si deve considerare la fonte primaria
del valore/potere economico di un sito: il numero dei
visitatori. In Italia le tesi circa la liceità
o meno delle modalità di collegamento citate sono
numerose e generalmente tese a ricondurre tali fenomeni,
nelle espressioni più esasperate, all'interno delle
categorie giuridiche classiche, ad esempio si è
parlato di fenomeni di concorrenza sleale, di attività
confusoria diretta a colpire il valore dei segni distintivi
dell'azienda e in alcuni casi di violazione del diritto
d'autore. Tuttavia, queste ultime tesi non mettono in
evidenza il bene che costituisce la base dell'integrità
del sito e delle attività che esso veicola: il
traffico di "visite" generate e la sua visibilità
nel web. Naturalmente, la tecnica di collegamento denominata
deep-linking non deve essere aprioristicamente
condannata come mette in evidenza parte della dottrina
(C. ERCOLANO). Tuttavia, se oltre al semplice collegamento
si mettono in piedi meccanismi atti a modificare il contenuto
del sito linkato o idonei a creare confusione sull'origine
del materiale i presupposti per definire lecito
tale condotta mutano radicalmente. Considerazioni in parte
diverse devono essere fatte per il framing, visto che
la probabilità di commettere un illecito per coloro
che utilizzano tale tecnica è molto più
alta. Un approccio soft a tali strumenti è
il più idoneo ad analizzare e comprendere la realtà
quotidiana del web, in cui sono gli stessi motori di ricerca
a produrre una straordinaria quantità di "traffico"
diretto alle pagine interne dei siti. In ogni caso, sia
che si tratti di deep-linking che di framing è
opportuno esaminare la situazione in concreto (caso per
caso) per verificare se e in quale misura queste attività
arrechino un danno giuridicamente rilevante al sito linkato.
Ancora una volta è il buon senso a dover indirizzare
il professionista del web in mancanza di regole certe
ed attualizzate ad un contesto dinamico e in continua
evoluzione.
7 SPAMMING
Si definisce spamming39 uno dei fenomeni più gravi
ed allarmanti legati allutilizzo di Internet, in
particolare si tratta dellinvio non sollecitato
e richiesto di messaggi pubblicitari reiterato nel tempo.
Le radici dello spamming devono rintracciarsi in tecniche
commerciali particolarmente invasive utilizzate per pubblicizzare
un prodotto e/o servizio. Si ritiene che una porzione
estremamente consistente del traffico di informazioni
veicolato dalla rete attraverso la posta elettronica sia
rappresentato dallo spamming. Questa tecnica pubblicitaria
oltre a rappresentare un comportamento illecito in sè,
rappresenta un danno consistente per i sistemi informatici
aziendali che si devono preoccupare di gestire ed eliminare
un numero elevatissimo di email spazzatura con dispendio
di ingenti risorse.
|
NOTE
1 Si rinvia per un approfondimento del tema dei rischi
per lazienda e delle contromisure per arginarli
a: GERARDO COSTABILE LUCA GIACOPUZZI, Informatica
e riservatezza: dalla carta al bit, in AA.VV., Sicurezza
e privacy: dalla carta ai bit (a cura di G. COSTABILE),
Forlì, 2005, 75 e ss.
2 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce malware
3 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce virus
4 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce worm
5 AA.VV., Sicurezza e privacy: dalla carta ai bit (a cura
di G. COSTABILE), Forlì, 2005, 128.
6 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce trojan
horse
7 AA.VV., Sicurezza e privacy: dalla carta ai bit (a cura
di G. COSTABILE), Forlì, 2005, 130.
8 ROSSI, Lo spyware e la privacy, in Diritto delle nuove
tecnologie informatiche e dellInternet ( a cura
di CASSANO), IPSOA, 2002, 184 ss.
9 Per un approfondimento dellargomento spyware
si rinvia al sito www.dirittoesicurezza.it.
10 MACCABONI, La profilazione dellutente telematico
fra tecniche pubblicitarie online e tutela della privacy,
in Il diritto dellinformazione e dellinformatica,
2001, 426.
11 SISTO, Le diverse modalità di distribuzione
del software: freeware, shareware e trial version, in
Diritto delle nuove tecnologie informatiche e dellInternet,
op.cit., 1058:«
rientra nellesercizio
del diritto di prima pubblicazione la concessione della
facoltà di utilizzare i programmi in diverse forme
racchiuse in tre grandi categorie: il software libero,
non-libero e commerciale
».
12 CIAMBERLANO, Spyware Story, www.dirittoesicurezza.it
.
13 CIAMBERLANO, Spyware Story, www.dirittoesicurezza.it.
14 SISTO, Le diverse modalità di distribuzione
del software: freeware, shareware e trial version, op.cit.,
1063: «
omissis
il freeware, software
con riserva di copyright, il quale non è abbinato
ad una definizione precisa, ma in generale viene inteso
come software gratuito, del quale però, elemento
importantissimo, non viene reso il codice sorgente. Infatti
lautore di questo tipo di software concede il diritto
di riprodurlo e distribuirlo solo in ipotesi molto rare,
accordando raramente il diritto di modificarne una parte,
realizzando così una sorta di ibrido tra software
libero e proprietario. Con il suffisso free
si tende ad indicare poi solo la gratuità del prodotto,
non invece la totale libertà di modificazione e
diffusione concessa allutente/utilizzatore come
avviene nel caso del software libero».
15 SISTO, Le diverse modalità di distribuzione
del software: freeware, shareware e trial version, op.cit.,
1064: « Nellampia categoria di software non
libero rientra sicuramente la tipologia dello shareware,
particolare forma di programma per elaboratore, attraverso
la quale il titolare concede allutente
la possibilità di ridistribuzione e di utilizzare
per un tempo determinato il prodotto. Attraverso lutilizzo
del try & buy sarà possibile pertanto prendere
visione del prodotto nella sua integrità e nel
caso in cui si fosse soddisfatti delle caratteristiche
proposte, comprarlo, versando il danaro richiesto direttamente
nelle tasche del produttore.».
16 ROSSI, Lo spyware e la privacy, op. cit., 188: «negli
ultimi temi si sta diffondendo tra le case produttrici
di software una modalità di distribuzione particolare,
e cioè il cosiddetto adware. Viene quindi permesso
lutilizzo gratuito e a tempo indeterminato di un
programma a patto che lutente si sottoponga ad una
serie di comunicazioni a carattere promozionale, in genere
sotto forma di banner pubblicitari che compaiono nel proprio
browser o direttamente nel programma in questione. I banner
pubblicitari vengono prelevati da un server web dedicato,
stabilendo un collegamento tra il computer e il server
web. Per ogni banner visualizzato nel programma, il suo
autore percepisce un compenso che, seppure modesto, concorre
ad un business miliardario se moltiplicato per le decine
di migliaia di persone che utilizzano quel programma».
17 CIAMBERLANO, Spyware Story, www.dirittoesicurezza.it.
18 Per la definizione di domini di sicurezza
appare opportuno riprendere quanto scritto in merito da
CIAMBERLANO, Spyware story, op.cit.: «I programmi
eseguibili in un sistema operativo sono solitamente confinati
in quelli che vengono chiamati in gergo informatico domini
di protezione; ciascun dominio (che astrattamente
è utile visualizzare come una zona geografica dai
limiti invalicabili al cui interno vengono confinate le
applicazioni) ha il compito di regolamentare le azioni
che ciascun software può compiere, seguendo specifiche
politiche di sicurezza. Semplificando molto la reale situazione,
esempi di domini possono essere: 1) Insieme dei programmi
installati dallutente sul calcolatore; questi possono
compiere la maggior parte delle azioni, supponendo (ottimisticamente)
che lutilizzatore non installi software dannoso
sul proprio computer. 2) Insieme dei programmi allegati
a pagine web (questultime possono infatti contenere
applet java, activeX, animazioni flash ed altro, ovvero
piccoli software che svolgono compiti più o meno
utili; ad esempio molte chat on-line utilizzano applet
java per gestire il flusso di messaggi); queste applicazioni
sono sottoposte a forti restrizioni: non possono leggere
o scrivere sul disco rigido del computer ospite (per evitare
la lettura o la cancellazione di documenti riservati),
né su questo possono installare o eseguire programmi
(per evitare che questi ultimi, i quali godono di maggiori
privilegi, vengano utilizzati per compiere azioni dannose).
Per un esempio reale di applicazione del concetto di dominio
si può sbirciare nelle impostazioni di sicurezza
di internet explorer, avendo cura di non modificare le
impostazioni predefinite a meno di non essere sicuri sugli
effetti del cambiamento: dal menù strumenti di
explorer selezionare opzioni internet quindi
il tab protezione».
19 GRISENTI , Spyware e domicilio informatico, www.interlex.it/attualit/grisenti3.htm
.
20 Si pensi alla diffusa pratica pubblicitaria dello spamming,
invio martellante e diffuso di messaggi pubblicitari diretti
a un numero elevato di indirizzi email, rastrellati on-line
utilizzando varie modalità operative. Sul punto
si rinvia a quanto scritto da ERCOLANO, Spamming: una
nuova forma di pubblicità dannosa per i consumatori?,
pubblicato in questo numero del supplemento, 44 ss.
21 GRISENTI, Spyware: quanti reati con i programmi "indiscreti,
in www.interlex.it/attualit/ grisenti.htm : «In
tempi di grande attenzione per la privacy, la libertà
personale e la tutela del lavoratore, la Rete si fa veicolo
di pericolosi strumenti che permettono anche al più
sprovveduto di eludere proprio tali forme di tutela. Navigando
attraverso alcuni dei più comuni siti dedicati
al download di file (Volftp, Tucows, e molti altri), si
possono reperire programmi specificamente dedicati a carpire,
in maniera invisibile e drammaticamente efficiente, dati
personali, password e ID dellutente oppure a controllare
ogni attività, ivi inclusa la corrispondenza e
i dati personali, del dipendente. Sembra impossibile,
eppure limpreparazione alle problematiche giuridiche
che la Rete, con la sua ultraterritorialità, comporta,
può avere anche queste conseguenze».
22 Lo scambio di informazioni nella rete avviene normalmente
utilizzando larchitettura client-server in cui alcuni
computer divengono distributori di risorse (server) provvedendo
a ricevere le richieste di altri computer (client). La
comunicazione è resa possibile da una scelta convenzionale
instaurata tra client e server (protocollo di comunicazione).
Tra i linguaggi più utilizzati si ricordano i protocolli
FTP per il trasferimento dei file e HTTP per le pagine
web. Nelle reti di grandi dimensioni come Internet ciascun
elaboratore è potenzialmente connesso con qualunque
altro computer della rete potendo con esso scambiare delle
informazioni. Il problema del trasferimento da un computer
allaltro della rete di file di grosse dimensioni
è risolto dalla parcellizzazione degli stessi,
in piccole porzioni denominati pacchetti, che vengono
inoltrati nella rete.
23 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce denial
of service
24 Kris Jamsa, Hacker Proof, Sicurezza in Rete, Milano,
2002, 296;
25 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce sniffing
26 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce spoofing
27 Kris Jamsa, Hacker Proof, Sicurezza in Rete, Milano,
2002, 311
28 Per un quadro delle più pericolose ed allarmanti
condotte criminali realizzate con la complicità
delle tecnologie informatiche si rinvia al sito della
polizia postale e delle comunicazioni http://www.poliziadistato.it/pds/informatica/index.htm
29 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce social
engineering
30 MARIA LICIA FRIGO, Ingegneria sociale e psicologia:
il fattore umano nel processo della sicurezza, in AA.VV.,
Sicurezza e privacy: dalla carta ai bit (a cura di G.
COSTABILE), Forlì, 2005, 25:
31 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce phishing
32 Per maggiori informazioni sul phishing si rinvia al
sito www.anti-phishig.it in cui sono presenti molti esempi
di truffe realizzate attraverso tale tecnica.
33 White paper Sophos, Il phishing e la minaccia alla
sicurezza delle reti aziendali, 2005, in www.sophos.it
34 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce dialer
35 Con la diffusione delle connessioni ADSL il rischio
dialer si è ridotto nel tempo.
36 White paper Sophos, Siete forse degli spammer ? Perché
è essenziale bloccare i computer zombi,2005, in
www.sophos.it .
37 White paper Sophos, Siete forse degli spammer ? Perché
è essenziale bloccare i computer zombi,2005, in
www.sophos.it .
38 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce hoax
39 Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce spamming
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