La famiglia ...

LA MODIFICAZIONE DELLE DINAMICHE RELAZIONALI ALL'INTERNO DELLA FAMIGLIA.

[di Michele A. Farris]


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Fino all’ultimo dopoguerra, gli uomini e le donne non hanno praticamente avuto possibilità di scelta: generalmente ai primi veniva assegnato il ruolo di Ulisse, alle seconde, loro malgrado, quello di Penelope. Il movimento femminista ha portato avanti una critica feroce della famiglia, considerata luogo di oppressione dell’individuo, ed ha sottolineato la necessità di ridefinire le funzioni e le relazioni familiari. Bisognava superare quella rigida divisione dei ruoli, dove alla donna veniva delegato il compito di soddisfare i bisogni materiali e affettivi della famiglia e all’uomo i compiti esterni di lavoratore, produttore di reddito e garante dei bisogni economici della famiglia.

Attualmente, invece, secondo quanto riportato dalla stampa di settore, il mondo lavorativo si sta sempre più femminilizzando, con conseguenti implicazioni e cambiamenti di carattere sociale e personali. "La sensibile crescita d’interesse da parte delle donne a svolgere un’attività lavorativa fuori casa è certamente una delle più rilevanti novità che hanno interessato la società italiana negli ultimi vent’anni. Una realtà che si è affacciata nel nostro Paese agli inizi degli anni ’70, dopo una contrazione della partecipazione delle donne al lavoro avvenuta nel decennio precedente e che era dovuta prevalentemente al calo dell’occupazione agricola. La nuova e progressiva entrata nel mondo del lavoro, dopo una parentesi di declino, è stata massiccia: basti pensare che la crescita dell’occupazione femminile in 15 anni è stata 10 volte superiore a quella maschile" (D’Alessandro, 1996).

 

 

Partecipazione femminile al mondo del lavoro (%)

 

1973

1979

1983

1988

1989

1990

Italia

33,7

38,7

40,3

43,7

44,3

44,7

Francia

50,1

54,2

54,4

55,8

56,2

56,4

Spagna

28,7

27,7

27,8

32,5

32,8

33,3

Portogallo

32,1

57,3

59,1

59,1

59,7

61,0

Svezia

62,6

72,8

76,6

80,1

80,5

81,5

Norvegia

50,6

61,7

65,5

72,8

71,2

71,2

Finlandia

63,6

68,9

72,7

73,0

73,3

72,9

Svizzera

54,1

53,0

55,2

57,9

58,5

59,6

Inghilterra

53,1

58,0

57,2

63,7

66,8

67,4

Austria

48,5

49,1

49,7

53,7

54,3

55,7

Stati Uniti

51,1

58,9

61,8

66,9

68,1

68,1

Canada

47,2

55,5

60,0

66,6

67,4

69,1

Australia

47,7

50,3

52,1

59,0

60,8

62,1

 

Tabella 2: Tassi di partecipazione femminile al mondo del lavoro (valori percentuali). Fonte OCSE, citata in D’Alessandro, 1996.

 

Tale incremento femminile nel mondo lavorativo è dovuto principalmente al consistente ampliamento della domanda di lavoro del settore terziario: oggi, infatti, vi lavorano 7 donne su 10 occupate. La rivista "The Economist", rileva che nei prossimi anni, negli Stati Uniti e in gran parte dei Paesi europei, le donne supereranno il livello occupazionale degli uomini, grazie anche ad una espansione proprio di quei settori con una maggiore occupazione femminile (servizi informatici e computerizzati, assistenza sanitaria e sociale, attività commerciali, ecc.).

Comunque, è opportuno sottolineare che tale cambiamento occupazionale femminile non è imputabile soltanto all’espansione della domanda che si è avuta nel settore terziario, ma "un ruolo influente sulla massiccia entrata delle donne nel mondo del lavoro lo hanno avuto in realtà soprattutto i cambiamenti socioculturali. Tra questi l’innalzamento dei livelli di istruzione femminile è senz’altro il più importante, al punto che oggi su 100 donne inattive solo 12 hanno un diploma e solo una possiede una laurea. C’è poi stata una notevole riduzione del numero dei figli per famiglia che ha anch’essa avuto un suo peso sull’aumento progressivo della propensione femminile al lavoro, poiché ha comportato per le donne un accorciamento del periodo più gravoso di incombenze familiari, creando con ciò i presupposti per progetti di vita meno centrati sulla famiglia" (D’Alessandro, op.cit).

Bisogna comunque dire che tali cambiamenti non hanno condotto inevitabilmente ad una realtà idilliaca, infatti la condizione femminile in Italia e nei Paesi occidentali presenta alcune contraddizioni dato che, alla parità formale, non corrisponde ancora il superamento delle discriminazioni comportamentali, culturali e della disuguaglianza sostanziale sul piano economico ed occupazionale: le donne risultano impiegate in mansioni di qualifica inferiore, con scarse possibilità di carriera e una bassa retribuzione.

CONTINUA...

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