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E’
importante dire che i sintomi registrati non possiedono un carattere
di specificità, nel senso che risultano correlati con l’età
dei soggetti più che con l’evento determinante. Dai risultati
di uno studio longitudinale di J.S.Wallerstein e J.B. Kelly,
“Children of Divorce Project” (riportato in: Santi, 97),
si riscontra che nei bambini molto piccoli (2-3 anni) compaiono
frequenti regressioni comportamentali, come, ad esempio, un
insaziabile bisogno di affetto e protezione, succhiarsi il
pollice, toccarsi in maniera compulsiva i capelli, in un ritorno
ad oggetti transizionali primitivi, problemi di sonno, disturbi
nel comportamento alimentare, nello svolgimento di elementari
mansioni igieniche (es. incapacità di controllo sfinterico precedentemente
acquisito), ecc.Questa sindrome regressiva può essere legata
ad un processo chiamato "rupture trainante",
cioè ad un meccanismo psicologico, tipico della madre, che consiste
nel riversare inconsciamente il rancore e il risentimento dovuto
all'abbandono del marito sulle modalità d’attaccamento che essa
intreccia col bambino. In modo inconscio e perciò subdolo e
pericoloso, la madre tratta il bambino come essa stessa è stata
trattata, suscitando nel bambino un sentimento di abbandono.Si
è visto che questi comportamenti regressivi scompaiono dopo
un anno circa dalla loro insorgenza, anche se rimane una sorta
di generale “fame” di rapporti interpersonali, ad ogni livello
e grado.
Nei
soggetti più grandi (3-6 anni), le reazioni, a differenza del
gruppo precedente, assumono caratteristiche meno regressive
e più nevrotiche, infatti si osserva un aumento sostanziale
del comportamento aggressivo. Questi bambini affrontano il trauma
della separazione con rabbia, manifestandola in
modo diffuso e generalizzato, mordendo, ad esempio, i compagni
di gioco, distruggendo oggetti, uccidendo dei piccoli insetti,
ecc. Accanto a questa aggressività, si nota spesso una profonda
paura di farsi male, mentre, generalmente, a questa età non
ci si preoccupa affatto di sé e del proprio corpo. In questa
fase di crescita, che coincide col primo sviluppo del Super-Io,
si è notato che i bambini in esame si ritengono sleali e cattivi,
si giudicano con severità e si creano un'immagine di sé negativa,
atteggiandosi a responsabili della separazione dei genitori
ed interpretando l'esperienza della separazione come una espressione
di ostilità da parte dei genitori nei propri confronti.
I
figli di età superiore (7-10 anni), che sono ancora più consapevoli
della separazione genitoriale, manifestano principalmente sentimenti
di tristezza, di dolore e, allo stesso tempo, di collera. Certo,
anche nei bambini più piccoli si è potuto riscontrare un aumento
del comportamento aggressivo dopo la separazione dei genitori,
tuttavia, la rabbia dei più grandi è diversa in quanto è più
consapevole, ben organizzata e diretta in modo preciso verso
un oggetto (padre e/o madre). Inoltre, si è potuto osservare
la comparsa di sintomi psicosomatici, di variabile intensità,
che vanno dal mal di testa ai dolori di stomaco, asma cronica
e crampi diffusi.
Nei
figli adolescenti la separazione coniugale può portare ad un
aumento del senso di responsabilità favorendo la loro
maturazione psicologica ed emotiva oppure, viceversa, possono
causare una sorta di blocco dell'autostima. Generalmente gli
adolescenti avendo una comprensione maggiore degli eventi relativi
alla separazione ed avendo anche interessi extradomestici, hanno
anche una maggiore distanza psicologica tra se e i propri genitori.
Tuttavia, i soggetti troppo legati emotivamente ai genitori
e/o con pochi rapporti amicali manifestano disturbi di varia
natura, quali, ad esempio, sintomi ipocondriaci (mal di testa,
mal di pancia), comportamenti antisociali (piccoli furti, atti
vandalici), alternanza tra fasi depressive e fasi di aggressività,
fughe da casa, attuate spesso nel tentativo di richiamare l'attenzione
di entrambi i genitori.
In
un'altra ricerca, sempre volta ad indagare gli eventuali effetti
che la separazione coniugale produrrebbe sui figli, la dott.ssa
Ippolito è andata ad esaminare, attraverso il test grafico “Il
disegno della famiglia” di Corman, un campione di 60 bambini
di età compresa tra i 6 e i 10 anni. La letteratura scientifica
al riguardo dimostra come la produzione grafica infantile permetta
di rilevare l’esistenza di chiare differenze individuali legate
ai propri vissuti familiari: il bambino, infatti, proietterebbe
sul disegno della propria famiglia come lui vive e percepisce
le dinamiche familiari esistenti.
Dal
confronto dei disegni prodotti dai due campioni (uno sperimentale
e uno di controllo), tenendo in considerazione età, sesso e
classe di appartenenza dei soggetti, è possibile rilevare nei
disegni dei bambini aventi famiglia unita una maggiore valorizzazione
dei personaggi, un maggior uso di colori vivaci, una maggior
cura dei particolari apportati ai personaggi, elementi che indicherebbero
una buona affettività e un buon benessere interiore. Si è visto
che essi disegnano generalmente entrambi i genitori e spesso
con espressioni sorridenti e dinamiche (es. che si tengono per
mano, che passeggiano), indice di un buon adattamento relazionale.
Inoltre, i disegni sono in molti casi caratterizzati da dettagli
e arricchiti dal sole, giardini, fiori, case, indice positivo
dell’interiorizzazione che i bambini hanno fatto della realtà
che li circonda.
|
Contenuto
dei disegni
|
Bambini
con genitori separati
%
|
Bambini
con famiglia unita
%
|
|
Livello
formale adeguato
|
56,6
|
96,6
|
|
Assenza
di colore
|
33,3
|
10,0
|
|
Rappresentazione
famiglia reale
|
83,3
|
100
|
|
Valorizzazione
dei
personaggi
|
33,3
|
93,3
|
|
Valorizzazione
di
sé
|
33,3
|
80,0
|
|
Omissione
di uno o
di
entrambi i genitori
|
43,3
|
-
|
|
Personaggi
cancellati
|
20,0
|
6,6
|
Tabella 1: Risultati della produzione grafica dei 2 campioni in esame.
Fonte: portale di Psicologia giuridica.
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