La famiglia ...

LE REAZIONI COMPORTAMENTALI DEI FIGLI
NEI CASI DI SEPARAZIONE CONIUGALE.

[di Michele A. Farris]


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E’ importante dire che i sintomi registrati non possiedono un carattere di specificità, nel senso che risultano correlati con l’età dei soggetti più che con l’evento determinante. Dai risultati di uno studio longitudinale di J.S.Wallerstein e J.B. Kelly, “Children of Divorce Project” (riportato in: Santi, 97), si riscontra che nei bambini molto piccoli (2-3 anni) compaiono frequenti regressioni comportamentali, come, ad esempio, un insaziabile bisogno di affetto e protezione,  succhiarsi il pollice, toccarsi in maniera compulsiva i capelli, in un ritorno ad oggetti transizionali primitivi, problemi di sonno, disturbi nel comportamento alimentare, nello svolgimento di elementari mansioni igieniche (es. incapacità di controllo sfinterico precedentemente acquisito), ecc.Questa sindrome regressiva può essere legata ad un processo chiamato "rupture trainante", cioè ad un meccanismo psicologico, tipico della madre, che consiste nel riversare inconsciamente il rancore e il risentimento dovuto all'abbandono del marito sulle modalità d’attaccamento che essa intreccia col bambino. In modo inconscio e perciò subdolo e pericoloso, la madre tratta il bambino come essa stessa è stata trattata, suscitando nel bambino un sentimento di abbandono.Si è visto che questi comportamenti regressivi scompaiono dopo un anno circa dalla loro insorgenza, anche se rimane una sorta di generale “fame” di rapporti interpersonali, ad ogni livello e grado.

Nei soggetti più grandi (3-6 anni), le reazioni, a differenza del gruppo precedente, assumono caratteristiche meno regressive e più nevrotiche, infatti si osserva un aumento sostanziale del comportamento aggressivo. Questi bambini affrontano il trauma della separazione con rabbia, manifestandola in modo diffuso e generalizzato, mordendo, ad esempio, i compagni di gioco, distruggendo oggetti, uccidendo dei piccoli insetti, ecc. Accanto a questa aggressività, si nota spesso una profonda paura di farsi male, mentre, generalmente, a questa età non ci si preoccupa affatto di sé e del proprio corpo. In questa fase di crescita, che coincide col primo sviluppo del Super-Io, si è notato che i bambini in esame si ritengono sleali e cattivi, si giudicano con severità e si creano un'immagine di sé negativa, atteggiandosi a responsabili della separazione dei genitori ed interpretando l'esperienza della separazione come una espressione di ostilità da parte dei genitori nei propri confronti.

I figli di età superiore (7-10 anni), che sono ancora più consapevoli della separazione genitoriale, manifestano principalmente sentimenti di tristezza, di dolore e, allo stesso tempo, di collera. Certo, anche nei bambini più piccoli si è potuto riscontrare un aumento del comportamento aggressivo dopo la separazione dei genitori, tuttavia, la rabbia dei più grandi è diversa in quanto è più consapevole, ben organizzata e diretta in modo preciso verso un oggetto (padre e/o madre). Inoltre, si è potuto osservare la comparsa di sintomi psicosomatici, di variabile intensità, che vanno dal mal di testa ai dolori di stomaco, asma cronica e crampi diffusi. 

Nei figli adolescenti la separazione coniugale può portare ad un aumento del senso di responsabilità favorendo la loro maturazione psicologica ed emotiva oppure, viceversa, possono causare una sorta di blocco dell'autostima. Generalmente gli adolescenti avendo una comprensione maggiore degli eventi relativi alla separazione ed avendo anche interessi extradomestici, hanno anche una maggiore distanza psicologica tra se e i propri genitori. Tuttavia, i soggetti troppo legati emotivamente ai genitori e/o con pochi rapporti amicali manifestano disturbi di varia natura, quali, ad esempio, sintomi ipocondriaci (mal di testa, mal di pancia), comportamenti antisociali (piccoli furti, atti vandalici), alternanza tra fasi depressive e fasi di aggressività, fughe da casa, attuate spesso nel tentativo di richiamare l'attenzione di entrambi i genitori.

In un'altra ricerca, sempre volta ad indagare gli eventuali effetti che la separazione coniugale produrrebbe sui figli, la dott.ssa Ippolito è andata ad esaminare, attraverso il test grafico “Il disegno della famiglia” di Corman, un campione di 60 bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni. La letteratura scientifica al riguardo dimostra come la produzione grafica infantile permetta di rilevare l’esistenza di chiare differenze individuali legate ai propri vissuti familiari: il bambino, infatti, proietterebbe sul disegno della propria famiglia come lui vive e percepisce le dinamiche familiari esistenti.

Dal confronto dei disegni prodotti dai due campioni (uno sperimentale e uno di controllo), tenendo in considerazione età, sesso e classe di appartenenza dei soggetti, è possibile rilevare nei disegni dei bambini aventi famiglia unita una maggiore valorizzazione dei personaggi, un maggior uso di colori vivaci, una maggior cura dei particolari apportati ai personaggi, elementi che indicherebbero una buona affettività e un buon benessere interiore. Si è visto che essi disegnano generalmente entrambi i genitori e spesso con espressioni sorridenti e dinamiche (es. che si tengono per mano, che passeggiano), indice di un buon adattamento relazionale. Inoltre, i disegni sono in molti casi caratterizzati da dettagli e arricchiti dal sole, giardini, fiori, case, indice positivo dell’interiorizzazione che i bambini hanno fatto della realtà che li circonda.

 

Contenuto dei disegni

Bambini con genitori separati

%

Bambini con famiglia unita

%

Livello formale adeguato

56,6

96,6

Assenza di colore

33,3

10,0

Rappresentazione famiglia reale

83,3

100

Valorizzazione

dei personaggi

33,3

93,3

Valorizzazione

di sé

33,3

80,0

Omissione di uno o

di entrambi i genitori

43,3

-

Personaggi

cancellati

20,0

6,6

 

Tabella 1: Risultati della produzione grafica dei 2 campioni in esame. Fonte: portale di Psicologia giuridica.

 

 

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