1
- 2 - 3
- 4
|
|
Celibi/Nubili
|
Coniugati/e
|
Divorziati/e
|
Vedovi/e
|
|
|
Classi
di età
|
M
|
F
|
M
|
F
|
M
|
F
|
M
|
F
|
TOT
|
|
0 - 19
|
19
|
10
|
0
|
0
|
0
|
0
|
0
|
0
|
29
|
|
20 - 24
|
259
|
170
|
15
|
14
|
0
|
0
|
0
|
2
|
460
|
|
25 - 29
|
620
|
371
|
98
|
57
|
2
|
4
|
1
|
3
|
1156
|
|
30 - 34
|
662
|
409
|
188
|
108
|
15
|
27
|
0
|
10
|
1419
|
|
35 - 39
|
414
|
269
|
209
|
99
|
46
|
46
|
2
|
8
|
1093
|
|
40 - 44
|
294
|
194
|
202
|
76
|
78
|
57
|
1
|
11
|
913
|
|
45 - 49
|
197
|
134
|
164
|
77
|
77
|
64
|
3
|
20
|
736
|
|
50 - 54
|
176
|
102
|
128
|
57
|
50
|
50
|
13
|
51
|
627
|
|
55 - 59
|
196
|
141
|
103
|
62
|
51
|
46
|
22
|
151
|
772
|
|
60 - 64
|
175
|
166
|
57
|
40
|
34
|
38
|
56
|
398
|
964
|
|
65 - 69
|
177
|
186
|
64
|
51
|
28
|
47
|
129
|
779
|
1461
|
|
70 e più
|
304
|
716
|
84
|
95
|
31
|
72
|
758
|
4795
|
6855
|
Tabella
13: Famiglie unipersonali divise per
stato civile e per sesso (anno 1995).
Se
per una persona avanti con gli anni la condizione di solitudine
rappresenta quasi sempre una fase ineluttabile, per i giovani
e gli adulti, la famiglia unipersonale, è più spesso il risultato
di scelte precise e ponderate. In quest’ultimo caso, rappresenta
l’espressione massima di quel processo che vede l’individuo
assumere un ruolo sempre più autonomo, tendente a superare il
concetto di famiglia intesa come gruppo. Per un giovane uomo
vivere da solo significa essere in grado di prendere proprie
decisioni e provvedere, anche dal punto di vista gestionale,
a se stesso. Per la donna vivere da sola assume ulteriori significati,
che coinvolgono la sua identità personale e sociale, non più
legata ai ruoli tradizionali di moglie e di madre.
Quella di single è una condizione che può essere interrotta
dalla costituzione di una convivenza e, soprattutto, può assumere
connotazioni assai differenti a seconda della consistenza delle
reti relazionali, che generalmente, con il progredire dell’età,
tendono ad affievolirsi. È importante rilevare che gran parte
di queste persone non ha mai sperimentato una convivenza coniugale:
i celibi/nubili rappresentano, infatti, il 39,9% del totale
delle persone che vivono da sole.
Dal punto di vista statistico, le persone ultra-sessantacinquenni
rappresentano quasi la metà delle famiglie unipersonali, mentre
il numero di giovani è ancora piuttosto limitato, forse in relazione
anche al fenomeno della “famiglia
lunga”, ossia alla lunga permanenza dei figli presso le
famiglie d’origine. Inoltre è risultato che, mentre gli uomini
vivono da soli maggiormente nell’età giovanile, le donne sole
sono prevalentemente anziane. Varie possono essere le cause
di questo diverso andamento per sesso ed età:
-
le ragazze formano un legame di coppia più precocemente rispetto
ai maschi;
-
in caso di separazione/divorzio, i figli vengono assegnati prevalentemente
alle mamme, le quali formano di conseguenza famiglie monogenitoriali
piuttosto che unipersonali;
-
infine, dopo i 65 anni, è numericamente superiore, rispetto
agli uomini, la percentuale di donne che rimangono da sole per
la morte del coniuge, dato che la vita media della donna è di
6/7 anni maggiore di quella dell’uomo.
Un’altra
forma familiare presente nel nostro tessuto sociale è quella
composta da un solo genitore con almeno un figlio: famiglia monoparentale o monogenitoriale. Codesti nuclei familiari
erano presenti anche nei decenni precedenti, ma allora traevano
origine soprattutto dalla morte precoce di uno dei coniugi,
dall’emigrazione degli uomini o da donne abbandonate in stato
di gravidanza. Oggi le famiglie monoparentali derivano dal diffondersi
delle separazioni e dei divorzi e da stili di vita alternativi.
|
|
Zona geografica di appartenenza
|
|
Anno
|
Nord - Ovest
|
Nord - Est
|
Centro
|
Sud
|
Isole
|
Italia
|
|
1994
|
12,1
|
10,9
|
11,2
|
10,0
|
9,7
|
10,7
|
|
1996
|
11,3
|
11,6
|
11,3
|
9,8
|
10,3
|
10,9
|
|
1997
|
11,4
|
11,9
|
11,7
|
9,6
|
10,6
|
11,0
|
|
1999
|
11,7
|
11,2
|
10,1
|
10,0
|
11,2
|
10,8
|
Tabella
14: Famiglia monogenitoriale in Italia
(valori percentuali).
Come si nota nella tabella n.14, nel periodo che va dal
1994 al 1999, la percentuale di famiglie monogenitoriale sembra
non aver avuto variazioni di rilievo. Nel 1999, in valori assoluti,
le famiglie monogenitoriali ammontavano a 1.787.000 unità, rappresentando
il 10,8% delle famiglie italiane. Nell’80% circa dei casi il
genitore solo con figli è rappresentato dalla madre; si è rilevato
che queste donne hanno, rispetto a quelle che vivono in coppia,
un livello d’istruzione più alto, un numero minore di figli
e figli con età più grande, fattori che favoriscono una maggiore
partecipazione al mondo del lavoro e l’inserimento a livelli
più alti della gerarchia professionale.
Le famiglie ricostituite o allargate
sono quelle formate da “coppie
coniugate o non coniugate in cui almeno uno dei due partner
abbia avuto un matrimonio interrottosi per separazione, divorzio
o per morte del coniuge, oppure una precedente unione dalla
quale siano nati figli, che attualmente convivono con la nuova
coppia” (Zanatta, 1997).
|
|
Zona geografica di appartenenza
|
|
Anno
|
Nord - Ovest
|
Nord - Est
|
Centro
|
Sud
|
Isole
|
Italia
|
|
1994
|
4,9
|
4,4
|
4,3
|
3,3
|
3,7
|
4,1
|
|
1996
|
4,7
|
4,5
|
3,9
|
3,1
|
2,8
|
3,8
|
|
1997
|
4,1
|
4,1
|
3,1
|
2,1
|
2,4
|
3,2
|
|
1999
|
4,9
|
4,5
|
3,3
|
2,8
|
2,4
|
3,6
|
Tabella
15: Famiglie ricostituite in Italia
(valori percentuali).
Tale tipologia familiare, strutturalmente simile alle famiglie
matrimoniali, ma differente da queste ultime per una maggiore
flessibilità dei ruoli, può rappresentare, come sostiene la
dott.ssa Spaltro, il coraggio di cambiare e di investire, con
rinnovata speranza e vigore, in una rete di affetti che, per
quanto complessa ed onerosa dal punto di vista organizzativo,
permette di offrire un maggior senso d’identità e d’appartenenza
ai suoi membri.
Come sottolinea la Arcidiacono nel suo articolo “Le famigliastre”, in un periodo di trasformazione
sociale come quello che stiamo attualmente vivendo, la famiglia
ricostituita ha tutte le potenzialità per affermarsi come un
nuovo modello di vita. In particolare, può rappresentare il
superamento degli stereotipi sociali e culturali legati all’identità
sessuale, che vedono la donna delegata all’allevamento dei figli
e l’uomo impegnato nel mantenimento economico della famiglia.
La famiglia ricostituita permette l’integrazione di mascolinità
e femminilità: entrambi i genitori sono responsabili del benessere
sia affettivo che economico dei figli, mentre i nuovi partner
(uomini e donne) svolgono un ruolo supportivo, favorendo la
formazione di una “équipe genitoriale”.
Tuttavia, se i vecchi schemi, ormai già sperimentati come inadeguati
e non funzionali, di relazione familiare non sono stati ancora
ristrutturati, possono costituire un intralcio alla sperimentazione
di dinamiche e di forme comunicative più efficaci. Bisogna,
inoltre, dire che “il
non chiaro riconoscimento sociale e giuridico della famiglia
ricostituita e la conseguente mancanza di modelli di riferimento
specifici, può spingerla a riaffermarsi, nella sua eccezione
negativa, sulla falsa riga della famiglia nucleare, piuttosto
che impegnarsi nella costruzione di un nuovo paradigma”
(Carter, 1992).
Per quanto riguarda i figli, in linea generale, potrebbero inizialmente
reagisce in maniera negativa alla costituzione di una nuova
famiglia: potrebbero nutrire ancora la speranza che i genitori
ritornino insieme e che l’altro/a se ne vada. Generalmente,
però, hanno luogo una serie di adattamenti e di ristrutturazioni
di carattere relazionale e cognitivo: i bambini preferiscono
vivere in un ambiente sereno e stabile e, se si sentono compresi
e accettati, sono volti a favorire il consolidamento del nuovo
nucleo familiare. Comunque, tale funzione di adattamento creativo
è condizionata da diversi fattori quali:
-
l’età del bambino;
-
il sesso del genitore acquisito rispetto a quello del bambino;
-
lo stato di convivenza o coniugalità;
-
la frequenza dei contatti del bambino con l’altro genitore biologico;
-
l’elaborazione della separazione/divorzio da parte del bambino,
nonché, da parte di entrambi i genitori biologici;
-
il tipo di rapporto esistente fra i due genitori biologici e
tra questi e i nuovi partner.
Soprattutto se il bambino coinvolto
è particolarmente piccolo, entrambi i genitori naturali dovrebbero
adoperarsi affinché non si crei un’eccessiva discrepanza tra
la rappresentazione interna che egli ha della famiglia, dove
la coppia madre-padre rappresenta un binomio inscindibile,
e la realtà che quotidianamente vive. Più il bambino è piccolo
e più sente la necessità di certezze e di continuità: ha bisogno
che ogni evento sia riferito concretamente ad una dimensione
spaziale e temporale a lui nota. “Solo più avanti nello sviluppo psicoaffettivo
e cognitivo il bambino riuscirà a tollerare la scissione della
funzione genitoriale senza che questa perda la sua valenza
di guida e di sostegno” (Veggetti Finzi, 1992).Il
bambino, generalmente, (per un figlio adolescente la situazione
risulta più complessa) non avrà particolare difficoltà a stabilire
un comportamento di attaccamento verso il “nuovo papà” o verso
la “nuova mamma”. Purtroppo, accade spesso che questo nuovo legame, che può rappresentare per
il bambino una risorsa affettiva in più e la sperimentazione
di più modelli educativi e stili di vita, venga percepito
dal padre naturale o dalla madre naturale come un esproprio
delle proprie funzioni genitoriali, nonché può venire inquinato
dall’esistenza di incomprensioni tra gli ex coniugi. Non per
altro, si è rilevato che uno dei problemi più sentiti nelle
famiglie ricostituite riguarda proprio la funzione educativa
dei genitori non biologici; ci si chiede, infatti, quali siano
le loro funzioni e i loro limiti ed in che rapporto si debbano
collocare rispetto a quelle del genitore naturale. Sarebbe
buona norma che la funzione educativa venga espressa dal genitore
naturale in accordo con l’ex coniuge, sempre, naturalmente,
che non sussistano situazioni particolari di abuso o di maltrattamento.
Infine, è sempre
utile che vengano stabiliti dei chiari e percepibili confini
fra i diversi sottosistemi presenti nella famiglia allargata,
affinché il bambino abbia una chiara visione dei vari nuclei
di appartenenza e che i genitori implicati, sia quelli biologici
che quelli acquisiti, svolgano le proprie funzioni in armonia
con quelle degli altri protagonisti implicati.
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