La famiglia ...

LA FAMIGLIA CHE CAMBIA

[di Michele A. Farris]


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Celibi/Nubili

Coniugati/e

Divorziati/e

Vedovi/e

 

Classi

di età

 

M

 

F

 

M

 

F

 

M

 

F

 

M

 

F

 

TOT

0 - 19

19

10

0

0

0

0

0

0

29

20 - 24

259

170

15

14

0

0

0

2

460

25 - 29

620

371

98

57

2

4

1

3

1156

30 - 34

662

409

188

108

15

27

0

10

1419

35 - 39

414

269

209

99

46

46

2

8

1093

40 - 44

294

194

202

76

78

57

1

11

913

45 - 49

197

134

164

77

77

64

3

20

736

50 - 54

176

102

128

57

50

50

13

51

627

55 - 59

196

141

103

62

51

46

22

151

772

60 - 64

175

166

57

40

34

38

56

398

964

65 - 69

177

186

64

51

28

47

129

779

1461

70 e più

304

716

84

95

31

72

758

4795

6855

 

Tabella 13: Famiglie unipersonali divise per stato civile e per sesso (anno 1995).

Se per una persona avanti con gli anni la condizione di solitudine rappresenta quasi sempre una fase ineluttabile, per i giovani e gli adulti, la famiglia unipersonale, è più spesso il risultato di scelte precise e ponderate. In quest’ultimo caso, rappresenta l’espressione massima di quel processo che vede l’individuo assumere un ruolo sempre più autonomo, tendente a superare il concetto di famiglia intesa come gruppo. Per un giovane uomo vivere da solo significa essere in grado di prendere proprie decisioni e provvedere, anche dal punto di vista gestionale, a se stesso. Per la donna vivere da sola assume ulteriori significati, che coinvolgono la sua identità personale e sociale, non più legata ai ruoli tradizionali di moglie e di madre.
Quella di single è una condizione che può essere interrotta dalla costituzione di una convivenza e, soprattutto, può assumere connotazioni assai differenti a seconda della consistenza delle reti relazionali, che generalmente, con il progredire dell’età, tendono ad affievolirsi. È importante rilevare che gran parte di queste persone non ha mai sperimentato una convivenza coniugale: i celibi/nubili rappresentano, infatti, il 39,9% del totale delle persone che vivono da sole.
Dal punto di vista statistico, le persone ultra-sessantacinquenni rappresentano quasi la metà delle famiglie unipersonali, mentre il numero di giovani è ancora piuttosto limitato, forse in relazione anche al fenomeno della “famiglia lunga”, ossia alla lunga permanenza dei figli presso le famiglie d’origine. Inoltre è risultato che, mentre gli uomini vivono da soli maggiormente nell’età giovanile, le donne sole sono prevalentemente anziane. Varie possono essere le cause di questo diverso andamento per sesso ed età:

-        le ragazze formano un legame di coppia più precocemente rispetto ai maschi;

-        in caso di separazione/divorzio, i figli vengono assegnati prevalentemente alle mamme, le quali formano di conseguenza famiglie monogenitoriali piuttosto che unipersonali;

-        infine, dopo i 65 anni, è numericamente superiore, rispetto agli uomini, la percentuale di donne che rimangono da sole per la morte del coniuge, dato che la vita media della donna è di 6/7 anni maggiore di quella dell’uomo.

Un’altra forma familiare presente nel nostro tessuto sociale è quella composta da un solo genitore con almeno un figlio: famiglia monoparentale o monogenitoriale. Codesti nuclei familiari erano presenti anche nei decenni precedenti, ma allora traevano origine soprattutto dalla morte precoce di uno dei coniugi, dall’emigrazione degli uomini o da donne abbandonate in stato di gravidanza. Oggi le famiglie monoparentali derivano dal diffondersi delle separazioni e dei divorzi e da stili di vita alternativi.

 

 

Zona geografica di appartenenza

Anno

Nord - Ovest

Nord - Est

Centro

Sud

Isole

Italia

1994

12,1

10,9

11,2

10,0

9,7

10,7

1996

11,3

11,6

11,3

9,8

10,3

10,9

1997

11,4

11,9

11,7

9,6

10,6

11,0

1999

11,7

11,2

10,1

10,0

11,2

10,8

 

Tabella 14: Famiglia monogenitoriale in Italia (valori percentuali).


Come si nota nella tabella n.14, nel periodo che va dal 1994 al 1999, la percentuale di famiglie monogenitoriale sembra non aver avuto variazioni di rilievo. Nel 1999, in valori assoluti, le famiglie monogenitoriali ammontavano a 1.787.000 unità, rappresentando il 10,8% delle famiglie italiane. Nell’80% circa dei casi il genitore solo con figli è rappresentato dalla madre; si è rilevato che queste donne hanno, rispetto a quelle che vivono in coppia, un livello d’istruzione più alto, un numero minore di figli e figli con età più grande, fattori che favoriscono una maggiore partecipazione al mondo del lavoro e l’inserimento a livelli più alti della gerarchia professionale.
Le famiglie ricostituite o allargate sono quelle formate da “coppie coniugate o non coniugate in cui almeno uno dei due partner abbia avuto un matrimonio interrottosi per separazione, divorzio o per morte del coniuge, oppure una precedente unione dalla quale siano nati figli, che attualmente convivono con la nuova coppia” (Zanatta, 1997).

 

 

Zona geografica di appartenenza

Anno

Nord - Ovest

Nord - Est

Centro

Sud

Isole

Italia

1994

4,9

4,4

4,3

3,3

3,7

4,1

1996

4,7

4,5

3,9

3,1

2,8

3,8

1997

4,1

4,1

3,1

2,1

2,4

3,2

1999

4,9

4,5

3,3

2,8

2,4

3,6

 

Tabella 15: Famiglie ricostituite in Italia (valori percentuali).

 
Tale tipologia familiare, strutturalmente simile alle famiglie matrimoniali, ma differente da queste ultime per una maggiore flessibilità dei ruoli, può rappresentare, come sostiene la dott.ssa Spaltro, il coraggio di cambiare e di investire, con rinnovata speranza e vigore, in una rete di affetti che, per quanto complessa ed onerosa dal punto di vista organizzativo, permette di offrire un maggior senso d’identità e d’appartenenza ai suoi membri.
Come sottolinea la Arcidiacono nel suo articolo “Le famigliastre”, in un periodo di trasformazione sociale come quello che stiamo attualmente vivendo, la famiglia ricostituita ha tutte le potenzialità per affermarsi come un nuovo modello di vita. In particolare, può rappresentare il superamento degli stereotipi sociali e culturali legati all’identità sessuale, che vedono la donna delegata all’allevamento dei figli e l’uomo impegnato nel mantenimento economico della famiglia. La famiglia ricostituita permette l’integrazione di mascolinità e femminilità: entrambi i genitori sono responsabili del benessere sia affettivo che economico dei figli, mentre i nuovi partner (uomini e donne) svolgono un ruolo supportivo, favorendo la formazione di una “équipe genitoriale”.
Tuttavia, se i vecchi schemi, ormai già sperimentati come inadeguati e non funzionali, di relazione familiare non sono stati ancora ristrutturati, possono costituire un intralcio alla sperimentazione di dinamiche e di forme comunicative più efficaci. Bisogna, inoltre, dire che “il non chiaro riconoscimento sociale e giuridico della famiglia ricostituita e la conseguente mancanza di modelli di riferimento specifici, può spingerla a riaffermarsi, nella sua eccezione negativa, sulla falsa riga della famiglia nucleare, piuttosto che impegnarsi nella costruzione di un nuovo paradigma” (Carter, 1992).
Per quanto riguarda i figli, in linea generale, potrebbero inizialmente reagisce in maniera negativa alla costituzione di una nuova famiglia: potrebbero nutrire ancora la speranza che i genitori ritornino insieme e che l’altro/a se ne vada. Generalmente, però, hanno luogo una serie di adattamenti e di ristrutturazioni di carattere relazionale e cognitivo: i bambini preferiscono vivere in un ambiente sereno e stabile e, se si sentono compresi e accettati, sono volti a favorire il consolidamento del nuovo nucleo familiare. Comunque, tale funzione di adattamento creativo è condizionata da diversi fattori quali:

-        l’età del bambino;

-        il sesso del genitore acquisito rispetto a quello del bambino;

-        lo stato di convivenza o coniugalità;

-        la frequenza dei contatti del bambino con l’altro genitore biologico;

-        l’elaborazione della separazione/divorzio da parte del bambino, nonché, da parte di entrambi i genitori biologici;

-        il tipo di rapporto esistente fra i due genitori biologici e tra questi e i nuovi partner.

Soprattutto se il bambino coinvolto è particolarmente piccolo, entrambi i genitori naturali dovrebbero adoperarsi affinché non si crei un’eccessiva discrepanza tra la rappresentazione interna che egli ha della famiglia, dove la coppia madre-padre rappresenta un binomio inscindibile, e la realtà che quotidianamente vive. Più il bambino è piccolo e più sente la necessità di certezze e di continuità: ha bisogno che ogni evento sia riferito concretamente ad una dimensione spaziale e temporale a lui nota. “Solo più avanti nello sviluppo psicoaffettivo e cognitivo il bambino riuscirà a tollerare la scissione della funzione genitoriale senza che questa perda la sua valenza di guida e di sostegno” (Veggetti Finzi, 1992).Il bambino, generalmente, (per un figlio adolescente la situazione risulta più complessa) non avrà particolare difficoltà a stabilire un comportamento di attaccamento verso il “nuovo papà” o verso la “nuova mamma”. Purtroppo, accade spesso che  questo nuovo legame, che può rappresentare per il bambino una risorsa affettiva in più e la sperimentazione di più modelli educativi e stili di vita, venga percepito dal padre naturale o dalla madre naturale come un esproprio delle proprie funzioni genitoriali, nonché può venire inquinato dall’esistenza di incomprensioni tra gli ex coniugi. Non per altro, si è rilevato che uno dei problemi più sentiti nelle famiglie ricostituite riguarda proprio la funzione educativa dei genitori non biologici; ci si chiede, infatti, quali siano le loro funzioni e i loro limiti ed in che rapporto si debbano collocare rispetto a quelle del genitore naturale. Sarebbe buona norma che la funzione educativa venga espressa dal genitore naturale in accordo con l’ex coniuge, sempre, naturalmente, che non sussistano situazioni particolari di abuso o di maltrattamento.
Infine, è sempre utile che vengano stabiliti dei chiari e percepibili confini fra i diversi sottosistemi presenti nella famiglia allargata, affinché il bambino abbia una chiara visione dei vari nuclei di appartenenza e che i genitori implicati, sia quelli biologici che quelli acquisiti, svolgano le proprie funzioni in armonia con quelle degli altri protagonisti implicati.

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