Trojan Horse

di Leo Stilo


Tra i diversi tipi di malware vengono definiti trojan horse [1] (lett. cavallo di Troia) quei file che si mascherano da programmi innocui al fine di superare le barriere di sicurezza poste a tutela del computer. Vengono così definiti perché il loro reale obiettivo è celato da un inganno rappresentato dalle mentite spoglie sotto cui si presentano all’utente. Normalmente i trojan non si diffondono automaticamente, come virus e worm, ma hanno bisogno di un qualche intervento per far giungere alla macchina bersaglio il software infetto. Spesso sono gli stessi utenti che scaricano inconsapevolmente dei trojan all’interno dei propri computer. I programmatori o coloro che utilizzano semplicemente tali tecnologie per fini illeciti inseriscono tali malware all’interno di programmi conosciuti e diffusi illegalmente attraverso la rete. Le azioni che un trojan può compiere sono molteplici: 1. aprire una via di comunicazione con l’esterno (c.d. backdoor) al fine di permettere ad un malintenzionato di accedere abusivamente al sistema informatico infetto facendogli visionare e/o prelevare file; 2. scaricare automaticamente un virus; 3. intercettare, registrare e trasmettere via internet le operazioni compiute dall’utente (ad esempio: utilizzando tecniche di registrazione dei tasti battuti sulla tastiera - keylogging). Si tratta quindi di un malware particolarmente pericoloso ed in rapida diffusione. Le condotte illecite che si possono perfezionare con l’utilizzo di trojan horse sono molteplici e vanno dal furto di informazioni aziendali riservate (dati personali, password, numeri di carte di credito...) alla creazione di «...una macchina zombie, pronta ad obbedire ai comandi dell’attaccante e quindi sferzare ulteriori attività delittuose ai danni di terzi, che leggeranno l’azione come proveniente dalla vittima del trojan e non dal reale attaccante[2]».

NOTE

[1] Wikipedia encyclopedia (www.wikipedia.org) : voce “trojan horse”
[2] AA.VV., Sicurezza e privacy: dalla carta ai bit (a cura di G. COSTABILE), Forlì, 2005, 130.


Leo Stilo