DEEPLINKING E FRAMING

di Leo Stilo


E' sufficiente collegarsi ad internet per rendersi conto di cosa sia un link e della sua rilevanza strutturale, strategica ed economica. Il link oggi può essere considerato, a buon titolo, l'insostituibile mattone di internet poiché è il collegamento ipertestuale a permettere l'acquisizione di quel particolare valore aggiunto che caratterizza in modo univoco la rete delle reti rispetto agli altri mezzi di comunicazione e diffusione della conoscenza. La possibilità di poter passare, quasi dialogando con il testo, da un argomento all'altro cercando approfondimenti e creando nuovi collegamenti logici ed intuitivi rende di particolare interesse questa realtà. In qualche modo, è lo stesso approccio al "Sapere" che muta favorendo un'acquisizione di tipo "dinamico", grazie alla quale i diversi livelli e le diverse fonti aumentano all'aumentare dei link aperti. La rete internet, nel tempo, da inesauribile pozzo di informazioni si è trasformata nel motore propulsore di una nuova economia che in essa trova la sua simbologia e la sua stessa ragione d’esistere. Bisogna ricercare, quindi, nel suddetto passaggio storico la data di nascita della dimensione economica del link e della conseguente esigenza di tutela giuridica delle realtà in esame. Se da un lato non creano particolari problemi (economici e giuridici) i collegamenti che rinviano semplicemente alla home-page di un altro sito, essendo interesse dello stesso titolare aumentarne il più possibile la visibilità, da un altro punto di vista sollevano seri dubbi alcune tecniche di collegamento tra siti. Tra le tecniche più utilizzate, due appaiono di singolare interesse: deep-linking (collegamento con la pagina interna di un altro sito senza passare per l'home-page); framing (collegamento al contenuto di un altro sito visualizzato generalmente all'interno della cornice del sito linkante).
Per capire le problematiche legate alle predette tecniche di collegamento si deve considerare la fonte primaria del valore/potere economico di un sito: il numero dei visitatori. In Italia le tesi circa la liceità o meno delle modalità di collegamento citate sono numerose e generalmente tese a ricondurre tali fenomeni, nelle espressioni più esasperate, all'interno delle categorie giuridiche classiche, ad esempio si è parlato di fenomeni di concorrenza sleale, di attività confusoria diretta a colpire il valore dei segni distintivi dell'azienda e in alcuni casi di violazione del diritto d'autore. Tuttavia, queste ultime tesi non mettono in evidenza il bene che costituisce la base dell'integrità del sito e delle attività che esso veicola: il traffico di "visite" generate e la sua visibilità nel web. Naturalmente, la tecnica di collegamento denominata “deep-linking” non deve essere aprioristicamente condannata come mette in evidenza parte della dottrina (C. ERCOLANO). Tuttavia, se oltre al semplice collegamento si mettono in piedi meccanismi atti a modificare il contenuto del sito linkato o idonei a creare confusione sull'origine del materiale i presupposti per definire “lecito” tale condotta mutano radicalmente. Considerazioni in parte diverse devono essere fatte per il framing, visto che la probabilità di commettere un illecito per coloro che utilizzano tale tecnica è molto più alta. Un approccio “soft” a tali strumenti è il più idoneo ad analizzare e comprendere la realtà quotidiana del web, in cui sono gli stessi motori di ricerca a produrre una straordinaria quantità di "traffico" diretto alle pagine interne dei siti. In ogni caso, sia che si tratti di deep-linking che di framing è opportuno esaminare la situazione in concreto (caso per caso) per verificare se e in quale misura queste attività arrechino un danno giuridicamente rilevante al sito linkato. Ancora una volta è il buon senso a dover indirizzare il professionista del web in mancanza di regole certe ed attualizzate ad un contesto dinamico e in continua evoluzione.

 

Leo Stilo